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STORIA - TRADIZIONI

Mattia Bortoloni da Canda

Un'iniziativa della biblioteca comunale per ricordare il pittore che operò nella prima metà del sec. XVIII

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 19 1999 pp. 62–65

La biblioteca comunale di Canda ha ricordato il pittore Mattia Bortoloni con una manifestazione chiamata "Canda ritrova i suoi". È una iniziativa che ha lo scopo di far riscoprire i propri cittadini illustri. E, del Bortoloni, Canda vanta i natali anche se erroneamente è spesso stato indicato San Bellino quale suo paese d'origine.

In base a ricerche fatte nell'archivio della chiesa parrocchiale di Canda da Romeo Bonfante, da sempre appassionato di approfondire la conoscenza della storia locale, è stato ritrovato l'atto di battesimo dal quale si deduce che "Mattia Agostino Bortoloni figlio legittimo del sig. Ant. Maria Bortoloni e della signora Cecilia sua consorte" nacque a Canda il 31 marzo 1696 alle ore 15. Nello stesso registro parrocchiale sono registrati anche gli atti di battesimo dei suoi sette fratelli e sorelle e di altri Bortoloni.

La singolare personalità del pittore e affrescante Mattia Bortoloni fu messa in luce negli anni 1950 dallo studioso d'arte veneta del '600 e '700 Nicola Ivanoff, esule dalla Russia. Precedentemente il Bortoloni era ritenuto un modesto pittore che gravitava nell'orbita del Tiepolo e le sue opere, allora conosciute, erano ritenute di limitata qualità.

Nel 1950 Ivanoff scoprì l'interessante ciclo di affreschi della villa Cornaro a Piombino Dese e potè attribuirli al Bortoloni grazie ai manoscritti rintracciati nella biblioteca del museo Correr di Venezia, dai quali risultava chiaramente che il lavoro era stato eseguito dal pittore polesano all'età di vent'anni. Ed è anche questo che sorprende del Bortoloni e cioè che opere così importanti siano state realizzate in età giovanile, dimostrando già una spiccata personalità.

La sua formazione pittorica inizia a Venezia con Antonio Balestra Veronese e da questo maestro apprende il gusto della linea classicheggiante che rimarrà sempre nelle sue opere. Resteranno importanti anche i contatti con altri pittori quali Giulio Carpioni, Dorigny, Bencovich e Maffei dei quali sente l'influenza elaborando in modo personale le loro tecniche, i loro colori, le loro figure, ma anche del Piazzetta, del Pittoni, di Sebastiano Ricci e del Tiepolo.

Altri importanti affreschi del Bortoloni vengono scoperti a Venezia nella Ca' Farsetti e nella chiesa dei Tolentini.

Per quanto riguarda il Polesine vi sono opere di Mattia Bortoloni nella chiesa parrocchiale di Castelguglielmo (una pala raffigurante San Bovo, San Girolamo Dalmata e San Girolamo Emiliani), nella parrocchiale di Fratta Polesine (Adorazione dei Magi e Adorazione dei pastori), nella pinacoteca dell'Accademia dei Concordi di Rovigo (Elemosina di San Tommaso da Villanova, una pala importante che proviene dalla chiesa del monastero della Santissima Trinità di Rovigo demolito nel 1871), nella villa Vendramin-Calergi di Fiesso Umbertiano (un tiburio ottagonale decorato con quattro affreschi rappresentanti storie di Alessandro Magno).

Esistono altre opere nel Polesine che si ritenevano del Bortoloni, ma che successivamente sono state attribuite ad altri pittori come quelle nelle chiese di Boara e di Polesella, nell'Accademia dei Concordi (proveniente dalla pinacoteca del Seminario vescovile), e nel palazzo Roncale (provenienti dalla villa Armellini di Polesella, ora di proprietà della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo).

È invece ben documentata l'attività del Bortoloni a Ferrara dove lavora per la cattedrale della città e per la chiesa di San Domenico. Dal 1740 si trasferisce in Lombardia ove si inserisce nell'ambiente pittorico milanese portandovi la sua forte personalità. Suoi affreschi si trovano in questa città nel palazzo Clerici e nel palazzo Dugnani, a Bergamo nella chiesa di San Bartolomeo, nel castello di Brignano e nel palazzo Brentano di Corbetta.

Una delle sue ultime opere si trova nel santuario di Vicoforte (Cuneo) ove, tra il 1745 e il 1748, dipinse la cupola ed una "Cena di Emaus" nel refettorio.

All'età di 54 anni, mentre era intento a realizzare decorazioni nella chiesa di San Bartolomeo a Bergamo, fu improvvisamente preso da una febbre acuta che in soli due giorni lo portò alla morte, il 10 giugno 1750.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Mattia Bortoloni da Canda”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/mattia-bortoloni-da-canda/

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