Questo intervento ha avuto la sua molla ispiratrice nell'insistente e continua richiesta da parte dei discendenti di emigranti italiani, interessati specie in questi ultimi anni, ad avere notizie genealogiche dalle Parrocchie. Ho avuto così il pretesto per affrontare questo tema spaziando nell'argomento e permettendomi di fare alcune indicazioni finali.
Le motivazioni
Credo che tutti, almeno una volta nella vita, abbiano sentito il bisogno di ritornare indietro nel tempo, per conoscere qualcosa di chi l'ha preceduto, in sintesi di sapere qualcosa dei propri antenati.
Questa curiosità ci può avere sfiorato per motivi diversi, non ultimo il fatto di portarci dietro qualche eredità dei propri avi, che so il carattere ad esempio, oppure qualche somiglianza fisica (occhi, capelli, statura) oppure ancora l'avere qualche inclinazione ad un determinato lavoro o passione. La ricerca dei propri antenati, nonni, bisavoli ecc. viene chiamata genealogia (parola greca composta da due sostantivi: gheneà, gente, razza, e loghìa, trattato).
Presso alcune tribù africane la conservazione della memoria storica, quindi della loro "gens" avveniva nel passato, come avviene tutt'ora, tramite alcuni membri carismatici della comunità; essi sono dei veri e propri archivi familiari viventi che, grazie ad una formidabile memoria, possono ricordare avvenimenti accaduti perfino 4-5 secoli addietro e tramandati oralmente nel tempo di padre in figlio.
La stessa Sacra Bibbia ci riporta dei lunghi alberi genealogici: tra tutti quello sui discendenti di Adamo (Genesi V-1-32) e quello sulle origini di Gesù Cristo, andando a ritroso nel tempo per più di 40 generazioni (Matteo, 1-1/25).
Anche altre religioni, come la setta dei Mormoni (Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno) sono molto legate al retaggio familiare; per i seguaci di questa dottrina infatti i rapporti familiari continuano anche dopo la morte, a condizione che la coppia viva in rettitudine. Essi studiano la propria genealogia e raccolgono documenti dei loro antenati per prepararsi alla cerimonia del "suggellamento", in occasione del quale marito, moglie e figli vengono uniti per l'eternità. A tutt'oggi i Mormoni hanno raccolto e catalogato informazioni relative a più di dieci milioni di famiglie con più di sessanta milioni di nomi.
Oggi, purtroppo, presi dall'affanno e dallo stress quotidiano, abbiamo perso il gusto di fermarci ad ascoltare i ricordi degli anziani e, salvo rare eccezioni, pur avvertendone il fascino, pochi interrogano i propri "vecchi" per saperne di più su chi li ha preceduti. Tutto questo è un peccato perché l'enorme quantità di notizie e di fatti successi a loro è unica, e potrebbe fare luce sul passato remoto non solo della nostra famiglia (che nessun libro potrà mai rivelarci) ma, di riflesso, sulla società in cui i nostri antenati vivevano, fungendo quasi da "filtro" tra la storia ufficiale dei testi scolastici e quella veramente vissuta.
La ricerca delle proprie origini tra la gente comune è un fatto limitato a questi ultimi anni e, bisogna riconoscerlo, abbastanza anomalo. Nel passato solo le grandi stirpi potevano avere interessi ad abbellire la propria casa di un disegno raffigurante il proprio albero genealogico esteso a diverse generazioni; allo stesso modo solo loro facevano sfoggio delle gesta compiute dal tal antenato per ravvivare le conversazioni, in epoche in cui i massmedia erano inesistenti. La stragrande maggioranza della popolazione paesana era presa da ben altri affaccendamenti e preoccupazioni di natura ben più pratica, anche se non disdegnava le cose vecchie narrate nei filò serali nel tepore delle stalle.
Da qualche anno si assiste ad una massiccia richiesta di conoscenza delle proprie origini. Persone dal Brasile, Australia, Stati Uniti ed altri paesi, che un tempo richiedevano i dati di nascita e matrimonio dei loro antenati emigrati per il solo uso di avere la doppia nazionalità, quindi per fini pratici, ora dimostrano un forte interesse ad avere sempre più notizie delle loro radici, rivolgendosi oltre ai Comuni ed alle Parrocchie ad appassionati genealogisti come lo scrivente. Non si accontentano più delle sole date, ma dei loro avi richiedono, se possibile, di sapere dove abitavano, che lavoro facevano e quali sono i parenti più prossimi.
Quest'attaccamento particolare degli emigranti di 2a, 3a, ed a volte 4a generazione deve fare riflettere molto. Sembra quasi che, più si è lontani da casa, e più si senta il bisogno di rimanere legati al ricordo delle proprie radici. È capitato così che alcuni miei lontani parenti hanno "battezzato" la loro nuova casa in Australia col nome del luogo di origine dei loro nonni, cioè "Mariconda".
Come paradosso, noi invece, che avremmo la possibilità di accedere ai documenti che ci possono rilevare le nostre origini non lo facciamo, anzi a volte fatichiamo a sentire il legame parentale verso i cugini più stretti, magari abitanti nello stesso paese.
Il metodo
Ma come fare a scoprire le proprie origini?
Questo articolo vuole evidenziare alcuni aspetti della genealogia e magari, chissà, contribuire ad invogliare qualcuno a riscoprire le origini della propria famiglia, da soli, quindi senza l'ausilio di pseudoistituti araldico-nobiliari, né, tanto meno, di ciarlatani dell'ultima ora incontrati alle fiere che per 10-20.000 lire ti rilasciano uno stemma appartenuto a chissà chi.
Credo sia ora di sfatare un luogo comune in questo campo!
Va innanzitutto detto che a qualsiasi persona viene permesso l'accesso agli archivi, cioè a quei luoghi preposti alla conservazione dei documenti in cui noi dovremmo, per forza di cose, guardare per reperire notizie sui nostri antenati.
Ma cominciamo per ordine: per prima cosa dovremo compiere alcune ricerche in proprio, all’interno della nostra famiglia. Dovremo anzitutto chiedere agli anziani più prossimi a noi qualsiasi notizia inerente al nostro casato e raccogliere ricordi, date, nomi, foto o quant’altro di utile per soddisfare la nostra curiosità.
Già con questi dati avremo ricostruito un primo importantissimo albero genealogico, avendo avuto cura di scrivere i nomi incontrati da sx a dx sulla stessa linea in ordine di età, dal più anziano al più giovane. Sistemeremo inoltre le generazioni (in gergo si chiamano anche palchi generazionali) in verticale, collocando in alto il capostipite, per arrivare alla fine del foglio a noi ultimi ed attuali discendenti.
Il passo successivo consisterà nel rivolgersi all’anagrafe comunale, dove i nomi e le date saranno molto più precisi e forse già qui si potranno avere sorprese del tipo: doppi nomi non conosciuti, doppi matrimoni, spostamenti all’estero ecc. Mediante le ricerche condotte nell’archivio comunale non sarà difficile risalire fino circa all’unità d’Italia (1866-1870), e dovremmo, a questo punto, nel percorso all’indietro, portarci almeno fino alla 4ª generazione, al nonno del nonno quindi.
Se pensiamo che l’80% delle persone non conosce neppure il nome del trisnonno, questo è già un bel successo!
Se però ancora non siamo appagati, e la nostra curiosità non conosce ostacoli, ci si dovrà rivolgere alle parrocchie, prendere appuntamento col sacerdote o con la persona delegata all’archivio e cominciare le ricerche che spesso si presentano ardue, ma non per questo impossibili da risolvere.
Sicuramente le ricerche d’archivio sono lunghe e irte di difficoltà, ma possono dare molte soddisfazioni. In teoria se l’archivio è stato conservato correttamente si dovrebbe risalire alla metà del cinquecento, quando il Concilio di Trento prescrisse ufficialmente la tenuta dei registri dei battezzati e dei matrimoni e qualche decennio dopo anche quelli dei defunti, delle cresime e gli stati d'anime (corrispondenti a proto-censimenti di natura religiosa).
Quante notizie ci potranno dare questi registri polverosi e consunti! E che emozione leggere tra i fogli risalenti a 2-3-4 secoli fa il nome di un proprio antenato!
Il mio cognome per esempio potrebbe aver subito delle varianti (Ridolfi – Redolfi – Rodolfi ed il dialettale Ardolfi); molti infatti danno per scontato che il proprio cognome doveva essere tale e quale nei secoli, non tollerando neppure il caso di doppie consonanti (es. Cerruti, Cerutti, Gobatti, Gobbati) oppure la perdita o l'aggiunta di una vocale (Segantin, Segantini, Marangon, Marangoni). Credo sia giusto ribadire in questo articolo che l'immutabilità del cognome fu stabilita per legge da Napoleone ad inizio ottocento e che inevitabilmente chiunque faccia ricerche sui propri antenati prima dell'ottocento può trovare sorprese sul proprio cognome.
Altre notizie sono rappresentate dai nomi e pure dai soprannomi, capiremo così perché nella nostra famiglia sia più diffuso un nome anziché un altro e quando ciò comparve per la prima volta, oltreciò troveremo informazioni sul numero dei figli, sul luogo dove abitavano, potremo conoscere le parentele, magari il lavoro svolto e le cause di morte dei nostri antenati. Nei casi più fortunati si conservano tra altre carte d'archivio pure stralci di testamenti, le firme (o croci) relative a qualche ricevuta o lavoro svolto per la parrocchia ecc.
Da ultimo, per i più ostinati e volenterosi che vogliono ancora risalire nei secoli, non resta altro, a questo punto, che seguire la pista notarile e perciò rivolgersi agli Archivi di Stato, dove per legge vengono conservati gli atti dei notai che rogarono nella zona. In questa casistica potremmo trovare quindi testamenti, doti delle spose, compravendite di case e terreni e quant'altro. Inoltre negli archivi di Stato ci sono molti fondi interessanti utili ai nostri fini, pensiamo solo ai catasti ed alle antiche mappe, ai periti agrimensori (i geometri del sei-settecento), alle delibere del Comune e tanti altri fondi la cui consultazione può indurci a dedicarvi qualche mese. In questi archivi non ci si deve porre limiti di tempo, alcuni ricercatori sono riusciti a risalire sino al trecento.
La cosa più emozionante di queste ricerche è che, partendo con la sola voglia di scoprire i nomi degli antenati, ci ritroveremo coinvolti nella ricerca e verremo poi via via a conoscere molte cose di questi, che nessuno della nostra famiglia sapeva prima, e, cosa più importante, avremo svolto ricerca dell’ambiente in cui vissero (la cosiddetta storia locale, un tempo così bistrattata dai grandi storici) divenendone in poco tempo sufficientemente esperti.
Da qui il discorso si può allungare all’infinito ma se vogliamo concludere in poche righe è doveroso fare almeno alcune utili considerazioni sulla genealogia e pure sulla storia locale.
Alcune considerazioni
1) La conoscenza e la maggior consapevolezza delle nostre radici può arricchirci personalmente; ci può fare amare di più la nostra terra e la storia locale, farcene apprezzare le vicende, evidenziarne gli errori commessi per non ripeterli nel presente (la storia è ciclica e perciò la perdita della memoria collettiva a volte risulta essere devastante).
2) Proviamo a pensare cosa sarebbero i nostri Sindaci se avessero anche una conoscenza storica della Comunità che reggono, essi avrebbero una sensibilità unica! Oggi purtroppo molti hanno solo una preparazione burocratica ed amministrativa, ma talvolta anche solamente politica.
3) Quante persone fra quelle che hanno voluto fare gemellaggi con altri paesi stranieri possono vantare di conoscere qualcosa del proprio?
4) Quanti di noi senza un minimo di cognizione di storia locale possono sentirsi preparati a fare “da guida improvvisata” al parente giunto da lontano desideroso di sapere qualcosa del paese ma anche della sola chiesa?
5) Quanti giornalisti che puntualmente scrivono cronache paesane difettano di un’appropriata conoscenza del passato! Rimanendo cronisti per pochi anni solitamente sanno poco di quello che hanno scritto i loro predecessori, commettendo a volte grossolani errori di ripetitura anche alla sola distanza di un solo lustro.
6) I moderni programmi di insegnamento elementare prevedono anche qualche nozione del proprio paese, sia dal punto di vista storico che geografico, ma forse gli insegnanti non hanno a disposizione mezzi e conoscenze da trasmettere agli alunni. E allora, come spesso succede, bisogna contare soltanto sulla buona volontà e sul desiderio di “insegnare” del maestro.
Per concludere credo che sia del tutto velleitario pensare che in ogni casa ci possa essere appeso un albero genealogico, ma sarebbe auspicabile poter trovare un libretto con sopra i ricordi legati alla famiglia. Ritengo infine veramente necessario, in quest’Italia che vuole politicamente affacciarsi all’Europa, che si prenda via via conoscenza della propria storia locale; operazione che non va vista come un motivo di isolamento o peggio di disgregamento, ma anzi come il legittimo desiderio di riappropriarsi della propria dignità, come individui prima, e come paese poi.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “La ricerca delle proprie origini”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-ricerca-delle-proprie-origini/