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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Riscoprire il Castello

Una mostra allestita con le foto e i ricordi dell’ultimo abitante del vecchio complesso edilizio, abbattuto nel 1960

di Flavia Merlo

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 24–27

"Sono nato al Castello e ci ho vissuto per una quarantina d'anni; lì ho tutti i ricordi della mia giovinezza, felici e tristi e non posso dimenticarli facilmente".

Queste sono le parole che chiudono il diario personale di Renzo Boscolo, negoziante di fiori in pensione, nato nell'area del Castello di Rovigo nel 1921 e lì residente fino al 1960, allorché ebbero inizio i lavori di abbattimento delle vecchie case adiacenti le due Torri.

Proprio partendo dagli scritti e dai racconti del sig. Boscolo un gruppo di appartenenti alla organizzazione culturale CTG-Turismo&Cultura, ha ricostruito, attraverso le foto e i disegni del Boscolo ma anche con altri materiali e contributi per lo più inediti, un percorso storico-biografico sul Castello.

La piccola mostra, inaugurata in occasione dell'Ottobre Rodigino, è ospitata all' interno della Torre Mozza la quale, forse per la prima volta nella sua storia millenaria, diviene contenitore di se stessa, narratrice del proprio vissuto.

L'allestimento consiste in due sezioni distinte seppure intimamente complementari: la prima, di immediata suggestione visiva, introduce e sviluppa la vicenda personale del Boscolo attraverso foto e disegni che recano, a commento delle immagini, le parole dello stesso Boscolo, riportate fedelmente nel loro stile evocativo; la seconda, più meditata, esamina la lunga storia del Castello – dalle origini agli anni '60 – attraverso una ricerca storiografica articolata e approfondita che si avvale di mappe e disegni esplicativi. A corredo della mostra si può trovare inoltre la trascrizione del diario del sig. Boscolo e – di una qualche utilità per chiunque volesse approfondire agli argomenti trattati – la bibliografia completa delle opere consultare e le indicazioni su dove reperirle.

La storia che il sig. Boscolo vuole raccontarci risale nei secoli fino al '500 allorché – egli afferma – la sua famiglia, da Chioggia venne ad abitare a Rovigo al seguito di un prete che li introdusse come orticoltori e giardinieri presso l'antico Vescovado.

I Boscolo rimasero alle dipendenze del Vescovo, coltivandone l'orto, il giardino e il brolo – un ampio spazio che allora arrivava fino all' Adigetto – fino all'800 quando si trasferirono nell'area del Castello, rimanendovi fino al 1960 per 160 anni circa.

Gli antenati del Boscolo abitarono le case fatte costruire dai Donà – conti veneziani che avevano ricevuto il Castello in enfiteusi già nel 1598 – e qui continuarono ad occuparsi degli orti e dei giardini dei Donà prima, poi dei nobili Grimani che erano subentrati nel possesso dell'area.

Nel 1921, quando nasce Renzo Boscolo, ultimo di otto fratelli, la sua famiglia aveva in affitto dai Grimani 11 pertiche di terreno nella cosiddetta Valle – l'odierna area adibita a parco giochi – ai piedi delle mura del Castello, tutta coltivata a fiori.

"Nell'800 i miei avi si misero a coltivare esclusivamente fiori perché si erano accorti che era più vantaggioso vendere fiori piuttosto che ortaggi" – afferma R. Boscolo – "…sono stati così i primi floricoltori del Polesine".

Nel 1920, proprio nel cortile del Castello, i Boscolo fecero costruire delle serre, dapprima riscaldate a legna poi a carbone, le prime del Polesine. Per la sistemazione della caldaia si scavò il terreno per circa un metro e fu così che si trovò un muro sul quale poggiare direttamente la caldaia. Resti delle fondamenta del leggendario Palazzo Vescovile – come il Boscolo è portato a credere – oppure, più oggettivamente, vestigia di antiche costruzioni sicuramente antecedenti le secentesche case Donà ¹.

Renzo bambino giocava, al Castello, con il suo gatto Tòtolo o con gli altri ragazzi a nascondino, a fare le gare di corsa sulle mura; poi la sera il rituale dell’annaffiatura di orti e giardini a cui partecipavano, attingendo l’acqua con i secchi dal pozzo tuttora esistente, tutte le famiglie allora residenti al Castello: un ciabattino, un impiegato, un sarto, una pensionata vedova che viveva con la sorella in vicolo Castello …

Una tipologia sociale modesta ma dignitosa abitava dunque quel nucleo dal sapore ancora agreste in pieno centro cittadino. E ogni famiglia possedeva, oltre all'orto, un pollaio o una conigliera; inoltre – come ricorda Boscolo – all'ultimo piano della casa dove era nato, vi era un 'enorme' granaio che, nel corso dell'estate veniva riempito, con un lungo andirivieni di operai gravati da sacchi ricolmi del frumento che i Grimani ricevevano come affitto dalle loro proprietà sparse in Polesine.

L'Adigetto scorreva davanti al Castello – prima dell'interramento del 1938 con la totale cancellazione di un segno fondamentale per la identità della città – e Renzo Boscolo ricorda di avere visto, fino agli anni '30, qualche barca proveniente da Chioggia che ancora si fermava in prossimità del cinema Eden (l'odierno cinema Corso) a vendere le verdure.

Infine, la radicale trasformazione dell' area con l'abbattimento delle case adiacenti le Torri – previsto dal Piano Regolatore del 1958 e completato agli inizi degli anni '60 – e la creazione dei Giardini Pubblici così come li possiamo vedere ora.

Qui si ferma il racconto del sig. Boscolo e qui ha termine anche il percorso della mostra, per proseguire idealmente all' esterno della Torre che la ospita. E qui i giardini del Castello, le mura, la piazza Matteotti, ci appaiono sotto una luce inconsueta, effetto delle foto e dei ricordi di un tempo, che rinnovano il piacere della riscoperta di un angolo suggestivo della città e del suo passato.

1 Si veda in proposito: G.P. GIURIATI, F. Baseggio. Una donna, una città. M. Felicita Baseggio e Rovigo, Rovigo 1991, pp. 56-58 laddove si parla degli scavi eseguiti nel 1988 nell'area del Castello.

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Come citare questo articolo

Flavia Merlo. “Riscoprire il Castello”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/riscoprire-il-castello/

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