Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

C’era una volta Villa Ausonia

Trent’anni fa fu abbattuto il settecentesco complesso di Taglio di Po

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 20 2000 pp. 64–65

La conservazione dei beni architettonici e culturali della propria città o paese è stata troppo spesso lasciata, nei tempi trascorsi, alla inadeguata sensibilità dei singoli o delle strutture pubbliche, con risultati spesso desolanti.

La perdita di tali beni è stata, forse, la perdita delle radici della storia del paese, delle tradizioni familiari e quindi delle nostre stesse origini culturali e umane.

Il conoscere, perciò, le storie, le vicende delle famiglie, dei personaggi e talvolta delle abitazioni, ci ridona la storia della nostra provenienza; e ciò può essere una riconquista interiore.

È giusto, quindi, recuperare alcune notizie su Villa Ausonia, una villa del Settecento, situata vicino all'argine del Po, a Taglio di Po, posta tra l'attuale via Trento e via XXV Aprile, che, dopo anni di abbandono, è stata abbattuta sul finire degli anni sessanta.

Apparteneva alla famiglia Sarto-Spadin e fu nominata villa Ausonia dal nome di una delle ultime proprietarie: Ausonia Sarto-Spadin.

La villa, che sorgeva vicino all'argine del Po, aveva la facciata principale rivolta verso il fiume, normale e più sicura via di comunicazione di un tempo, quando era difficile raggiungere Venezia per via terrestre.

Il complesso consisteva in un volume centrale, corredato di due corpi laterali più bassi e allineati, destinati uno a stalla e rimessa-carrozza, l'altro a magazzini.

Accanto vi erano altri edifici con laboratorio per riparazioni degli attrezzi agricoli, le abitazioni e una ghiacciaia sormontata da una montagnola per la conservazione del sale e del ghiaccio, provenienti da Chioggia.

I corpi laterali erano molto particolari, con finestre quasi quadrangolari e colorazione delle facciate a fasce orizzontali rosse-bianche, di tipo seicentesco; e ciò in contrasto con il corpo centrale della villa che aveva tutte le caratteristiche delle case padronali del Settecento.

Le due facciate della villa, di linee piuttosto sobrie, presentavano due elementi caratterizzanti: il timpano centrale che ornava la sommità e i camini di tipologia tipica veneta, culminanti con svettanti cuspidi.

Al pianterreno si accedeva direttamente attraverso un portale rettangolare sovrastato, nel piano nobile, da un balcone ornato da una ringhiera in ferro battuto.

Al centro del timpano spiccava lo stemma padronale, mentre più sotto, fra il piano nobile e la linea delle finestrelle dei granai, era collocata una meridiana.

L'interno presentava un salone centrale, ornato da mascheroni dipinti, che immetteva in tre stanze per ogni lato, destinate a cucina e servizi.

Da un lato, arricchito da due colonne, partiva lo scalone che portava al piano nobile, strutturato alla stessa maniera del pianterreno, destinato alla camera da letto.

Dal salone centrale del piano nobile, un'altra scala in legno portava ai granai e ad altre due stanze corrispondenti al timpano.

La villa aveva, sul davanti, un giardino con fontana; un altro giardino più vasto sorgeva sul retro aprendosi su un ricco frutteto.

Villa Ausonia ha rappresentato per molto tempo il nucleo principale del paese che era allora situato a ridosso del fiume.

Successivamente, verso la fine dell'Ottocento, il centro paesano si spostò, per motivi di sicurezza idraulica, più a sud, come è attualmente.

La villa fu venduta dopo la fine della seconda guerra mondiale alla famiglia Girotti e poi passò alla famiglia Schiavi.

Fu abbattuta nel 1969.

Sembra, da quello che si racconta, che presso tale villa, quando il Veneto era dominato dagli Austriaci, trovassero rifugio ricercati politici; e sembra pure che Garibaldi, nella sua fuga dalla Repubblica Romana verso quella Veneta abbia trovato ospitalità presso villa Ausonia, assieme a Ciceruacchio, il quale poi fu catturato e trovò la sua tragica fine a Ca' Tiepolo.

Ormai tutto ciò appartiene al passato, ma il nostro presente è parte della storia trascorsa; sta a tutti noi non dimenticare.

L’articolo nella sua veste originale

Leggi questo articolo come sulla rivista

Ritrova l’impaginazione originale, con fotografie e didascalie. Con Il mio Ventaglio puoi acquistare una raccolta anche di un solo articolo e consultarla online nella tua Biblioteca.

Vai a Il mio Ventaglio →

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Roberta Fava. “C’era una volta Villa Ausonia”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/cera-una-volta-villa-ausonia/

Pubblicità