All'inizio si trattava semplicemente di un gruppo di ragazzi e di ragazze che si riunivano puntualmente ogni giovedì sera, soprattutto per discutere di come animare, o meglio "rianimare", la vita di un paese di seimila abitanti, come Rosolina, tutto sommato orgoglioso del proprio relativo benessere, ma tradizionalmente poco attento alla cultura giovanile e ai suoi ciclici fermenti, spesso inghiottiti dalle nebbie padane. Fu così che, tra lo scetticismo di molti e l'entusiasmo di alcuni volontari, il 15 marzo 1996 nacque l'Associazione "Argonauti GiovanInsieme".
Perché Argonauti? Il mito – è vero – ha radici antichissime (e legate alla storia del Delta), ma il bisogno di prendere il mare, di misurare se stessi, di vedere il porto sicuro allontanarsi via via di fronte ai propri occhi, tutto questo non è mai tramontato. E il gusto (l'incoscienza?) della sfida è stato fin da subito l'elemento unificante e trainante delle diverse sensibilità presenti all'interno dell'associazione: si è cominciato in tal modo a coniugare rock e poesia, solidarietà e impegno sociale, cercando di abbattere ogni residua ostilità pregiudiziale, di scuotere il torpore endemico della vita di provincia.
Ha così preso il via un tentativo di fare cultura a trecentosessanta gradi; esperienze innovative dunque, magari non sempre riuscite, ma a cui non è mai mancato il sostegno e l'entusiasmo dei soci. In poco più di tre anni (mettendo in conto anche i mesi di rodaggio) sono state prodotte almeno una settantina di iniziative tra conferenze, rassegne di teatro e poesia, concerti, gite, feste, assemblee pubbliche, manifestazioni sportive e corsi di lingua. Un'attività che ha portato ad una proficua collaborazione con le più svariate realtà, dall'UNESCO al Centro Oncologico di Aviano, suscitando l'interesse dei giornali, degli ambienti culturali di Padova e Ferrara, di prestigiose case editrici.
Davvero nutrita la Galleria degli ospiti accolti dagli "Argonauti" in questi tre anni. Ricordiamo tra gli altri il magistrato Gherardo Colombo, il poeta e narratore Roberto Pazzi, lo scrittore ligure Francesco Biamonti, l'attore Matteo Belli, i poeti Roberta Castoldi e Giancarlo Pontiggia, gli oncologi Mauro Arcicasa, Eros Ferrazzi e Paolo Pontiggia, la psicologa Katia Masgnani, l'ingegnere Philippe Pypaert dell'Unesco, e gli esponenti della cultura provinciale: Lino Segantin, Giuliano Scaranello, Grazia Giordani, Gianni Sparapan, Sergio Garbato… E anche quelli che non ci sono più come Eugenio Ferdinando Palmieri. Per ragioni di spazio, siamo costretti a tralasciare altre decine di personaggi non meno importanti, che hanno contrassegnato, con la loro partecipazione, mai scontata, la storia della giovane realtà associativa.
Nell'ultimo anno, inoltre, è sorta una squadra amatoria di pallavolo (ArgoVolley), iscritta al campionato UISP, e si è prodotto un compact disc – dal significativo titolo di "Argos" – che ha raccolto l'esperienza di gruppi musicali della scena underground provenienti da tutta la penisola, e salutato come una "realtà qualitativamente significativa" dalle riviste specializzate che escono quotidianamente in edicola.
Mantenere uno spettro così ampio e diversificato di interessi e di iniziative non sarà facile, ma gli "Argonauti" intendono provarci; confidando magari nelle possibilità di avviare un primo ricambio generazionale, di coinvolgere quelle fasce di giovani finora tiepide oppure diffidenti solo perché scarsamente informate circa i fini e la vita interna del sodalizio.
Il mito di una cultura per forza esclusiva, elitaria, istituzionale, è difficile da sfatare nel paese della riforma gentiliana dell'istruzione e delle baronie univeritarie. L'omologazione e la massificazione inarrestabili, già preconizzate (profetizzate?) a suo tempo da Pasolini, contribuiscono a far sì che sulle ceneri della civiltà contadina sorgano altrettanti "paesaggi con zombi", assolutamente indistinti e privi di qualsiasi memoria storica.
Ma vale comunque la pena di non perdere la speranza e guardare al futuro con impegno costruttivo. E possono essere di stimolo alcune parole di Simone Martinello, presidente degli "Argonauti" e poeta: "Non voglio che la democrazia / mi venga a noia per la storia / infausta dell'oggi, per la boria / di politici in cocci, guasta mercanzia".
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Come citare questo articolo
Diego Crivellari. “Gli Argonauti del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-argonauti-del-delta/