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UN RICORDO

Il tenore Giulio Lucchiari

Calcò le scene dei principali teatri italiani e brasiliani

di Nicola Berti

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 80–81

Cinquant’anni fa esordiva ad Adria, con Otello, il tenore polesano Giulio Lucchiari. Ad Adria, Lucchiari ritornò poi nell’aprile del ‘53 per due applauditissime rappresentazioni de Il Trovatore con la bacchetta di Nello Santi. La figura e l’arte del tenore di Villadose sono state riportate alla luce dal maestro Leopoldo Mosca e dal prof. Paolo Padoan, con la collaborazione dello storico villadosano Giocondo Penolazzi, della vedova del tenore, Rosita Plastino Pereira De Queiroz, e del fratello di Lucchiari, Leandro.

Grazie al materiale fornito e a diverse ricerche nei teatri dove Lucchiari ha cantato, è stato possibile ricostruire la biografia e la cronologia artistica del tenore; inoltre dalle numerose registrazioni “dal vivo” conservate dalla signora Rosita, è stato possibile ricavare un master digitale contenente i brani più rappresentativi del repertorio di Lucchiari. Da rilevare che fra i numerosi brani inclusi, ci sono anche “Ah si, ben mio” e “Di quella pira” da il Trovatore adriese del ‘53: interpretazione elettrizzante, grazie anche alla bacchetta di Santi; fra l’aria e la cabaletta c’è il “duettino” fra Manrico e Leonora – tradizionalmente tagliato – nell’accompagnamento del quale si ode l’organo a canne del Comunale, prima che giacesse dimenticato e semi sepolto per quarant’anni fra materiale di palcoscenico. Il compact disc con la voce di Lucchiari, diventerà il secondo di una serie – il primo è stato quello dedicato al soprano Elena Rizzieri – dedicata alle voci polesane.

Il tenore Giulio Lucchiari (Villadose, 09.01.1911 – S. Paolo del Brasile, 22.10.1996) dopo iniziali studi a Padova, sotto la guida del maestro Tacchetto, ha frequentato a Roma le lezioni di Vincenzo D’Alessandro – (avendo sempre come compagno di studio il baritono concittadino Virgilio Stocco (Villadose, 1912 – Roma, 1977) – e quindi di Francesco Merli. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Bologna, nel ‘38 ha esordito in concerto in quella città, effettuando poi – nel periodo luglio ‘41 e maggio ‘42 – una lunga serie di concerti attraverso tutta la Germania con il soprano Margarete Slezak, figlia del famoso tenore Leo Slezak.

Ritornato in Italia, nell’ottobre del ‘42 ha cantato nel Poema Sinfonico Vocale Mosé di L. Perosi a Padova, a fianco di P. Tassinari, C. Tagliabue e T. Pasero. Nel dicembre del ‘43 ha esordito al Teatro Comunale di Firenze con La forza del destino (con F. Barbieri ed E. Mascherini), proseguendo poi l’attività in numerosi Teatri italiani; nel maggio del ‘44 cantò anche al Teatro Sociale di Rovigo in due rappresentazioni di Rigoletto.

All’inizio del ‘41 si trasferì a San Paolo del Brasile dove, al Teatro Municipal, interpretò per la prima volta opere che avrebbero costituito in seguito il suo repertorio abituale (Il Trovatore, Cavalleria rusticana, Andrea Chénier, Tosca, Aida, Norma, Otello e Carmen), accanto ad altre che non avrebbe poi più ripreso (La Bohème, Madama Butterfly e La Traviata).

Nell’ottobre del ‘48 cantò anche al Teatro Municipal di Rio de Janeiro. Dal ‘49 al ‘52 si è fatto applaudire nei maggiori Teatri italiani (Petruzzelli di Bari, Massimo Bellini di Catania, Massimo di Palermo e La Fenice di Venezia), aggiungendo al suo repertorio Pagliacci di R. Leoncavallo e Gli Orazi di E. Porrino (Rai di Torino nel ‘51). Nel ‘52 ha esordito negli Stati Uniti (New York, Cincinnati e Washington), tornando poi regolarmente fino al ‘54.

Si ritirò dall’attività alla fine degli anni ‘60, dopo una serie di concerti a San Paolo del Brasile, dove propose, con mezzi vocali ancora intatti (ne fanno fede le registrazioni pervenuteci), brani da opere del suo repertorio – in particolare Otello – in compagnia di giovani cantanti suoi allievi. Il repertorio di Lucchiari comprendeva inoltre brani da opere di autori del ‘700 (Scarlatti, Handel e Gluck), dell’800 poco eseguiti (A. C. Gomes e A. Boito), e di zarzuela (J. Serrano); il genere cameristico era presente invece con brani di Brahms, Massenet e Donaudy, e quello salottiero con Tosti, Leoncavallo e Denza. In concerto il tenore proponeva inoltre anche brani da quelle opere che non ha mai interpretato sulla scena (Faust, Werther, Turandot).

Lucchiari si rivelò in possesso anche di un notevole talento pittorico – testimoniato da numerosi dipinti – e letterario, come rivela il lungo racconto a sfondo autobiografico intitolato “Caccia al giaguaro”.

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Come citare questo articolo

Nicola Berti. “Il tenore Giulio Lucchiari”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-tenore-giulio-lucchiari/

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