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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Una finestra sull’infinito

A Guarda Veneta con Marcello Braiato per scrutare l’universo

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 36–37

Ma quali stelle cadenti! Quei piccoli puntini che varcano il cielo notturno altro non sono che corpi di origine cometaria che bruciano in fretta lasciando di loro soltanto il ricordo.

Parola di Marcello Braiato, che presenta il suo cannocchiale di 45 centimetri di diametro, dimensioni superiori a quello dell’Osservatorio di Sant’Apollinare. Incamera più luce e permette quindi di mettere a fuoco molti più particolari. L’ha costruito pezzo dopo pezzo con le proprie mani, durante 20 lunghi anni di lavoro e oggi trova spazio in una torretta del garage, a Guarda Veneta. “Ma nemmeno lui ci ha permesso di vedere 2002NY40, l’asteroide che tra il 18 e il 19 agosto è transitato a 560.000 chilometri dalla terra – precisa – un corpo celeste di 600 metri di diametro chiacchieratissimo durante ogni telegiornale. Lo si annunciava visibile soltanto con l’ausilio di un binocolo. Ma – ecco altri particolari dell’intrigante passatempo – tra tanti puntini celesti soltanto le foto scattate con una lunga posa di almeno un’ora possono confermare qual era veramente la luce dell’asteroide, l’unica riuscita a imprimere sulla pellicola una piccola scia, anziché un puntino”.

L’interesse di Marcello per il cielo nasce quando è ancora bambino. La sua casa, ai Quarti, zona golenale di Guarda Veneta, gli permetteva di ammirare albe e tramonti incontaminati, lontano da fonti di luce artificiale che disturbano la visibilità del più abile osservatore. “Costruivo i primi aggeggi per scrutare il cielo con lenti rudimentali, quelle che mia nonna non utilizzava più e gettava insieme agli occhiali ormai inservibili. Ricordo nel 1957, qualche anziano del paese gridare in una notte stellata “Via, tutti in casa, passa la cometa…” mentre noi bambini, con gli occhi sbarrati, restavamo sognanti ad ammirare il cielo”.

Da allora l’astronomia è diventata il suo pane quotidiano. “Alcune sere raggiungo la mia torretta, lascio che si aprano lentamente le falde mobili del tetto, miro con il telescopio al cielo e resto a osservare. In questo obiettivo – spiega Braiato che è solito puntare la sveglia in piena notte per non perdere l’ennesimo spettacolo – scorre l’Universo, viaggiano corpi celesti e si insinuano le rotte di innumerevoli satelliti”.

Il cannocchiale di Marcello è una finestra sull’infinito, alla ricerca di “ammassi globulari che assomigliano a veri e propri fuochi artificiali di stelle, ciascuna con un colore”, stelle multiple, doppie, pianeti. “Ho intenzione di perfezionare il mio strumento aggiungendo tre pistoni idraulici in grado di alzare il telescopio e permettergli di oltrepassare l’ostacolo del tetto che a volte limita la visione – aggiunge ammiccante – ma per il momento mi accontento di osservare così il cielo notturno… anche stasera la luna è talmente luminosa che occorre osservarla con un filtro tanto è brillante”.

“Per me ogni sera è un 10 agosto – conclude Braiato, mostrando alcune stampe gelosamente conservate in un cassetto, scaricate da Internet la scorsa estate -. Il fenomeno da tutti chiamato stelle cadenti è noto dal Medioevo, quando ogni evento incomprensibile era venerato e temuto – spiega – Il 10 agosto anch’io ho puntato lo sguardo al cielo e il mio cannocchiale mi ha fatto ammirare questo pulviscolo brillante che dona alla volta celeste striature bianchissime. Sono le tracce del passaggio della cometa “Swift – Tuttle” che viaggia percorrendo un’orbita di ben 33 anni”. L’esperto conferma che il fenomeno, comunque, è altrettanto entusiasmante ogni 13 di novembre, quando, osservando la costellazione delle Leonidi, la “pioggia dorata” è ancora più nitida di agosto.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Una finestra sull’infinito”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-finestra-sullinfinito/

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