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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Chiesetta delle Fosse

Una visita al tempio rodigino in occasione del centenario

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 34–37

Tutte le volte che mi è capitato di passare davanti a quella piccola chiesa, graziosa e di singolare architettura per la forma arrotondata e il colore a strisce in bianco e cotto, il pensiero correva a certe chiese fiorentine. Ritenevo che dovesse essere antica e poco frequentata, vedendola quasi sempre chiusa. Di essa sapevo solo che veniva chiamata “Chiesa delle Fosse” e per il mio andare sempre affrettato non vi ero mai entrata. Ma quando la scorsa primavera sulla stampa locale si è parlato diffusamente di tale oratorio, è stata una grande sorpresa sapere che esso è di particolare rilevanza artistica e che è dedicato alla Madonna del Rosario di Pompei.

La curiosità mi ha spinto a visitarla e devo dire di essere rimasta affascinata dalla semplicità dell’interno, sul quale si impone la straordinaria bellezza del gruppo scultoreo in legno in cui spicca la dolce immagine della Vergine Maria e del Bambino, seduto sulle sue ginocchia a braccia aperte nell’atto di offrire la “Corona del Rosario” ai Santi Caterina e Domenico. Il gruppo scultoreo è accolto in una cornice di tre archi a sesto acuto che racchiudono la piccola abside.

Conosco tutte le chiese di Rovigo, compreso l’altro piccolo gioiello che è la Chiesa del Cristo, sono interessata alla storia della città, eppure questa chiesetta, annoverata tra i beni artistici di Rovigo da Vittorio Sgarbi1, mi è rimasta incredibilmente estranea e di ciò me ne dolgo perché per anni non ho goduto di questo faro di spiritualità mariana. Siamo nell’“Anno del Rosario” e la scoperta di questo oratorio forse non è un caso, ma un segno significativo per chi crede nella potenza della preghiera del rosario, che fa parte del patrimonio più prezioso della Chiesa cattolica2.

Oltre all’interesse religioso, è ben presto emersa la curiosità storico-artistica per questo sacro edificio. Innanzi tutto, perché chiesa “delle Fosse”? Dalle ricerche presso l’Archivio di Stato di Rovigo ho osservato che la Chiesetta sorse in quella parte a nord della città, oltre la cinta muraria che costeggiava l’antico terrapieno, posto a ridosso e a difesa delle antiche mura cittadine, la cosiddetta via del Terraglio (oggi viale Trieste). Questa era una zona costituita da valli, “fosse” appunto, un tempo paludose con acqua stagnante e maleodorante e successivamente bonificate. Qui era stata costruita la principale arteria, che passava a destra della chiesa (guardando la facciata), chiamata la Strada delle Fosse, poi via Gorizia, lunghissima, che si spingeva fino alla Caserma Silvestri3.

In quella borgata periferica e semidesertica non era facile prevedere l’enorme sviluppo che si sarebbe verificato negli anni successivi con la nascita del popoloso quartiere chiamato Commenda, lungo una strada campestre (a sinistra della chiesetta), oggi via Domenico Piva, dove sorgeva l’antica chiesa di San Giovanni Decollato, secondo quanto scrive Gigi Fossati in “Lettera della Commenda” 1973. Eppure la devozione popolare alla Madonna e soprattutto la tenace volontà di un sacerdote, don Tomaso Angiari, stimato e benvoluto, videro sorgere il sacro tempio il cui progetto fu affidato all’ingegnere Eugenio Piva, uno dei più illustri architetti dell’epoca, il quale aveva operato molto in città mediante interventi di ristrutturazione urbanistica, opere di ingegneria idraulica, di cui fece esperienza come impiegato presso il Genio Civile4.

Don Tomaso Angiari, cappellano fino al 1908 di S. Francesco, con grande sforzo e umiltà raccolse i fondi per la costruzione della nuova chiesa, i cui lavori furono avviati nell’anno 1900, e il 28 aprile 1903 fu benedetta dall’allora Vescovo mons. Polin.

Ecco, dunque, il rinnovato interesse per la Chiesa delle Fosse dovuto ai cento anni dalla sua apertura al culto. L’ingegnere Eugenio Piva, che gratuitamente aveva elaborato il progetto del sacro edificio, considerato a buon diritto il suo “testamento artistico e spirituale”, non poté vederne compiuta l’opera e la sua inaugurazione, essendo scomparso un paio di mesi prima, il 19 febbraio 1903.

L’Oratorio della Beata vergine di Pompei oggi si trova nel mezzo dell’incrocio di ben sei strade, che si orientano in tutte le direzioni della città, e precisamente delle vie Giovanni Magro, Nazario Sauro, Fiume, Piave, Domenico Piva e Gorizia. Quest’ultima è la parte centrale di quella che fu l’antica via delle Fosse e che, dopo la prima Guerra Mondiale, venne divisa in Sauro e Gorizia5. Il terreno su cui sorge la Chiesa delle Fosse apparteneva (e appartiene tuttora) alla Parrocchia dei SS. Francesco e Giustina, di cui era sussidiaria. In seguito, nel 1951, fu costituita la nuova Parrocchia della Commenda6 dato il rapido sviluppo di quel rione cittadino, seguito alla bonifica delle numerose fosse attraversate dal fetido scolo Retinella che fino al 1930 segnava il confine con la campagna estesa fino a Boara. Per una comunità in forte espansione, infatti, la Chiesetta delle Fosse era divenuta decisamente insufficiente.

Il legame tra questa Chiesa con quella della Commenda, di cui divenne succursale, iniziò con la conclusione a Rovigo della “peregrinatio Mariae” polesana nel 1950, quando l’Oratorio della B. V. di Pompei ospitò per qualche tempo la statua della Madonna Pellegrina, la quale poi trovò definitiva collocazione nella stessa Chiesa parrocchiale della Commenda, dedicata al Cuore Immacolato di Maria e divenuta Santuario della Madonna Pellegrina.

Quando l’ing. E. Piva si accinse al progetto della bella chiesetta, si rifece ad uno stile medioevale in cui le cattedrali si slanciavano verso Dio, e quantunque l’ambizione non arrivasse a tanto, ne è risultato un tempio pregevole dalle linee armoniose e sobrie. La chiesa occupa una superficie di circa 160 mq a pianta mistilinea.

La caratteristica costruzione architettonica a mattoni a vista, alternata a fasce trasversali in trachite euganea, conferisce alla chiesa un movimento di efficace resa cromatica. La facciata è scandita da quattro robuste paraste dalla base alla cornice terminanti in pinnacoli. Il corpo dell’edificio, piatto al centro e semiarcuato ai fianchi, che raccordano la facciata all’abside, è segnato all’altezza dell’architrave della porta d’ingresso, a volta slanciata, da un marcapiano che divide la facciata in due registri: quello superiore culmina con un timpano triangolare sormontato dalla Croce con oculo sottostante. Sul fianco sinistro si erge un piccolo campanile a vela7.

L’interno è semplice, accogliente, adatto al raccoglimento. La pianta è quadrata regolare e il soffitto a capriate in legno; su ogni lato si aprono tre archi a sesto acuto di cui il centrale maggiore dei laterali; quelli delle pareti laterali sono ciechi e qui si aprono due cappelle, di Sant’Antonio a sinistra e delle Anime Purganti a destra con modesti altari in legno.

E’ una chiesa povera, non vi sono opere d’arte, non possiede beneficio né casa canonica o altri beni immobiliari. Quando si entra in questa piccola sacra dimora si è subito attratti dalla scena dominante che si apre verso l’altare maggiore, dietro il quale al centro dell’alzata sta lo splendido gruppo statuario della Beata Vergine di Pompei. Sono così rassicuranti la Madre e il Bambino Gesù in quel gesto di offerta delle corone del rosario! Sembra vogliano convincere che ogni affanno si quieta e ogni speranza si rafforza in quella preghiera tanto raccomandata. Su una targhetta posta a fianco delle splendide statue sta scritto che esse furono donate da un industriale, l’avvocato Giuseppe Bisi ed Elvira; più esattamente il parroco di San Francesco, che le aveva ricevute in regalo da quella famiglia, nel 1934 le fece collocare in questo Oratorio.

Oltre che bello, l’ho trovato curioso questo gruppo ligneo, tanto raffinato da sembrare di marmo; non ricordo, infatti, di aver visto da nessuna parte la Beata Vergine del Rosario di Pompei così rappresentata, ben diversa dalla raffigurazione della B. V. del Rosario di Pompei venerata nel noto dipinto che si trova nella celebre Basilica Santuario della cittadina di Pompei.

Il nostro vescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato, presiedendo le celebrazioni per il centenario del sacro edificio, definì la Chiesa delle Fosse “un vero eremo per l’intera città, un polmone di preghiera per ogni persona”10, ed effettivamente i rodigini hanno sempre dimostrato fervente devozione alla Vergine Maria, anche in altre chiese ad essa consacrate.

Merita la puntualizzazione avanzata da mons. Giorgio Pasqualini, attuale rettore della Chiesa delle Fosse11, il quale asserisce che dopo cento anni, come tutte le case, anche questa Chiesa ha bisogno di qualche intervento sia all’interno sia sulla facciata. Egli si augura che vengano superate le lentezze burocratiche e una malcelata diffidenza verso qualsiasi innovazione. Un auspicio che facciamo nostro, a tutela del patrimonio artistico della nostra città e per rinsaldare legame di fede.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “La Chiesetta delle Fosse”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-chiesetta-delle-fosse/

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