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STORIA - TRADIZIONI

Mario Bellini (1863-1946)

L’ imprenditore trecentano che ideò l’Istituto Agrario

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 62–65

“…Metà delle terre di Trecenta appartengono a proprietari milionari che riscuotono centinaia di migliaia di lire all’anno di fitti e non danno mai un centesimo di elemosina… I conti Spalletti, che nel comune di Trecenta possiedono 1400 ettari non tengono impiegati più di due muratori, non fanno riparazioni e non vengono quasi mai sui loro possedimenti; una volta ogni vent’anni al massimo. Una grettezza incredibile. Nella vicina Lendinara, invece, dove non esistono Leghe, i proprietari hanno fondato ospedale, asilo infantile e altre istituzioni di beneficienza; col caseificio, lo zuccherificio e altre industrie aiutano il paese. Qui nulla! I nostri grandi proprietari assorbono tutto il denaro e non contribuiscono in niente. E come vogliono essere pagati subito! Se al giorno della scadenza non ricevono i fitti fanno pagare il sei per cento d’interesse, se non intimano gli atti.”

Autore di questo duro jaccuse contro i latifondisti trecentani fu Mario Bellini che, senza reticenza alcuna, nel Giugno del 1901 rilasciò le infuocate dichiarazioni al giornalista Adolfo Rossi autore di un ampio reportage sul Polesine pubblicato su “La Tribuna” di Roma¹.

Va ricordato che, all’inizio del XX secolo, mentre era ancora vivissimo il ricordo della protesta de “la boje” (1884), le rivendicazioni bracciantili si erano indirizzate verso la costituzione di “Leghe di miglioramento”, di orientamento socialista, interessate a stabilire contratti collettivi con i datori di lavoro e pronte ad azioni di sciopero nel periodo in cui si avvicinava il tempo del raccolto, per far valere le proprie richieste.

Nell’intervista concessa al giornalista della Tribuna, leggiamo ancora: “… Se i grandi proprietari non comprenderanno la nuova situazione creataci dalle Leghe e non verranno in aiuto a noi affittuali, ce n’andranno di mezzo le loro terre, perché noi dovremo limitarci a lavori indispensabili. Il male, lo creda, viene dall’alto… Al conte Spalletti, vede, la terra affittata frutta qui il sei per cento, mentre il conte Papadopoli si contenta del due e anche dell’uno e mezzo (…). Io ho già detto e ripeto che i soli nemici delle istituzioni sono certi grandi proprietari con le loro esosità…”².

Personaggio pugnace, consapevole di svolgere un ruolo importante nell’ambito economico nella zona, Mario Bellini espose senza esitazioni ad Adolfo Rossi le problematiche della propria attività di affittuario, stretto tra le richieste ritenute eccessive dei proprietari dei fondi e quelle dei braccianti, sostenute dalle “Leghe di miglioramento” definite legittime ma, stante la situazione, considerate difficilmente solvibili³.

Mario Bellini, che nel 1901 conduceva i terreni del conte Spalletti come affittuario, era nato a Montagnana nel 1863 e si era trasferito a Trecenta nell’infanzia allorchè il padre Pietro aveva acquistato dei terreni agricoli. Al momento dell’intervista aveva 38 anni e da Adolfo Rossi, pronto a cogliere i tratti salienti della personalità del proprio interlocutore, viene definito “un uomo ancora giovane, intelligente, attivissimo”.

Nel 1904, alla morte del padre, si trovò con il fratello Teodosio⁴ ad ereditare le proprietà di Trecenta estese su 121 ettari, ben presto destinate in larga parte alla coltivazione della barbabietola. Una coltura che i fratelli introdussero nel Polesine ed incentivarono impegnandosi per apportare migliorie al sistema di coltivazione e concimazione. E a questo proposito si deve proprio ai Bellini l’ideazione di un apposito strumento per la semina della bietola battezzato “Attrezzo Bellini”⁵.

Una vita per l’agricoltura, dunque, quella che legò i due fratelli i quali ebbero spesso l’onore della cronaca per gli ottimi risultati ottenuti nelle loro terre: la “Rivista agraria polesana” si occupò più volte dei loro successi, parlando a più riprese di una varietà di frumento dagli stessi selezionata con il nome di Mutico Bellini, a cui furono conferite varie prestigiose onorificenze, tra cui il “gran premio e la medaglia d’oro” all’esposizione internazionale di Parigi del 1912. Anche le loro stalle furono spesso oggetto di elogi e da qualcuno ritenute le migliori d’Italia.

Oltre che imprenditore agricolo, Mario Bellini, più intraprendente del fratello Teodosio, si trovò tra i fautori dell’avvio dell’industria saccarifera in Polesine, con la costituzione, nel 1901, della società per la realizzazione di uno zuccherificio, poi chiamato “Bellini-Nuvolari” che sorse a Ficarolo.

Ricoprì anche il ruolo di consigliere provinciale sollecitando spesso interventi per portare valore aggiunto all’agricoltura, come la realizzazione di stabilimenti per l’industria conserviera e l’attuazione di ferrovie (tra cui la linea Badia – Ostiglia) per agevolare le comunicazioni e quindi anche l’esportazione dei prodotti. Progetti studiati ed approvati, che però furono più volte rinviati e che alla fine non videro mai la luce.

Anche Teodosio si impegnò sul piano pubblico ricoprendo più volte il ruolo di sindaco di Trecenta cariche che testimoniano la stima che i trecentani rivolgevano ai due fratelli.

Le gratificazioni ottenute sul piano dell’impegno imprenditoriale e pubblico non fecero dimenticare ai Bellini il settore della beneficienza. Importanti furono i contributi per il “Ricovero per Poveri ed Orfanelle”, successivamente trasformato in “Casa di Ricovero ed Ospizio”. Nel 1935 Mario Bellini provvide a proprie spese al radicale restauro della facciata della chiesa parrocchiale. E non mancarono iniziative fuori provincia, come il restauro del portale del duomo di Montagnana, cittadina di provenienza della famiglia, o come l’intervento di mecenatismo per la realizzazione della statua di Tito Livio, opera di Arturo Martini destinata al Liviano di Padova.

Ma l’atto più significativo, destinato sopra tutti a tramandare ai posteri il nome dei Bellini, fu la donazione fatta da Mario il 25 luglio 1942 del proprio palazzo al Ministero dell’Educazione Nazionale per la istituzione di una scuola agraria. Un’idea questa che ben manifesta la lungimiranza dell’imprenditore trecentano, che comprese le potenzialità del settore primario nel Polesine, le cui possibilità di migliorare ed evolversi erano legate all’introduzione di nuove tecniche colturali in grado di assicurare reddito, lavoro e quindi sviluppo sociale.

Mario Bellini, che si spense a Trecenta il 19 settembre 1946, ebbe la soddisfazione di veder avviata, ancora in vita, l’istituzione scolastica da lui voluta, che divenne operativa pochi mesi dopo la donazione del suo palazzo, ovvero nell’ottobre del 1942, caretterizzandosi ancora oggi come un importante punto di riferimento nel panorama degli istituti superiori della provincia di Rovigo.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Mario Bellini (1863-1946)”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/mario-bellini-1863-1946/

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