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UN RICORDO

Elio Papuzzi

Un’anima nobile e un amico che non si dimentica

di Renato Scarpi

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 80–81

Ci frequentavamo solo da pochi anni, ma nonostante Elio raccontasse poco di se stesso (e pertanto conosco solo brandelli del suo passato), devo dire che il tempo trascorso assieme a lui è stato sufficiente per capire l’importanza di avere un amico sempre disponibile, in grado con la sua vasta esperienza culturale di sopperire alle mie richieste di aiuto.

Ho avuto modo di conoscerlo, quando, diverso tempo fa, lavorava presso un istituto di credito di Lendinara.

Un’aria all’inglese anni 50, di media statura, con un sorriso sempre pronto, vestiva abiti sportivi, con gilet, giacca e camicia, quasi sempre a scacchi e un’esuberante energia vitale, incorniciava la sua personalità esteriore.

A quel tempo i nostri dialoghi erano piuttosto brevi e già da allora intravedevo in Lui una persona attenta ai problemi sociali, nonché animata da una grande passione per il cavallo, di cui mi sentivo complice ma con minore conoscenza.

Aveva la capacità di intrattenermi con argomenti sempre interessanti e di proporre idee singolari che contribuivano a sollecitare la mia fantasia e voglia di agire. A poco a poco mi coinvolse sempre più nei suoi interessi. Fu così che iniziò la ricerca di vecchie vie di comunicazione ormai dimenticate o non più usufruite sul territorio Lendinarese e dei comuni vicini. Un altro tema che ci coinvolse fu quello del ripristino di tradizioni popolari quali, tra l’altro, il mercato zootecnico che da decenni non veniva proposto alla fiera di S. Marco a Lendinara, e molti altri erano gli argomenti di interesse quotidiano.

La gentilezza dei suoi gesti, l’aspetto positivo che dava a tutte le cose, l’essere ideatore di nuove iniziative, senza mai chiederne il riconoscimento, facevano di Lui una persona a cui dare fiducia e con cui intrattenere un rapporto di buona e proficua amicizia.

Elio aveva scelto di dare pienezza alla sua vita, non solo rivisitando il passato culturale veneto ed in particolare quello polesano, attraverso ricerche e studi sull’argomento, ma facendosi pure promotore di inizitive di divulgazione.

Le nostre radici, da varie generazioni sono mutate: vedi l’aspetto paesaggistico dove nuove abitazioni di varie tipologie costruttive affiancano vecchie dimore lasciate in molti casi in abbandono. Lo spoglio delle campagne da siepi ed alberi, l’interramento di fossati irrigui, così pure il palese disinteressamento delle vecchie generazioni, che del passato ricordano solo fatica, povertà e servilismo, davano modo ai nostri dialoghi di costruire una base di partenza per ripristinare, ove possibile, un collegamento con vecchie tradizioni.

Nacque così l’idea di costituire un gruppo folcloristico, che avrebbe rispettato fedelmente lo stile dei costumi della tradizionale locale. Serviva una attenta ricerca di catalogazione dei vari costumi tradizionali, sia per ambienti rurali che borghesi medio alti. Così pure necessitava la raccolta di vecchie stoffe, ove possibile, o buone imitazioni delle stesse, per il confezionamento del tipico abbigliamento.

Notizie storiche le raccoglieva ovunque, attingendo anche dalle associazioni culturali di cui era collaboratore. Ricordo in particolare l’associazione Culturale Minelliana e gli amici della rivista Ventaglio Novanta .

Come ho accennato più sopra, l’aspetto più caratterizzante di Elio era la conoscenza del mondo legato all’equitazione, un fantastico mondo dove ritrovava se stesso in fanciullesche avventure da assaporare quotidianamente per il bene dell’anima.

Da Lui ho appreso nozioni di storia del cavallo, di carrozze e attacchi agricoli, come pure fatti di cronaca di una civiltà oramai relegata all’oblio: in definitiva le nostre radici culturali.

Un forte impegno per la valorizzazione della nostra provincia – attraverso il turismo equestre da estendere a quei percorsi in parte da ripristinare, vedi le strade arginali dell’Adige o alcune strade sterrate, stese nella verde pianura polesana – era nato in Lui, che già intravedeva la buona riuscita della proposta, confidando nella crescente sensibilità della gente e nei contributi che la Comunità Europea mette a disposizione. Un Polesine da scoprire in sella o in carrozza dove, antiche vestigia veneziane ed estensi, immerse in un ambiente suggestivo, rievocano il passato. Una nuova prospettiva economica per il Polesine che, salvaguardando il patrimonio culturale, può raggiungere un duplice obbiettivo.

Era consigliere dell’Associazione Arma di Cavalleria di cui mi faceva un gran parlare. Nella sua singolare abitazione aveva una infinita raccolta di attrezzatura equestre, tanto da sembrare un piccolo museo, dove vi accoglieva selle civili e militari, morsi, staffe, finimenti ecc, di varie epoche, nonché attrezzi della civiltà contadina che facevano bella mostra in ogni spazio della sua dimora.

Sempre alla ricerca di notizie , frequentava persone competenti del settore, fiere del cavallo nazionali o estere, mostre e mercatini dell’antiquariato, associazioni equestri. Ricordo alcuni nomi: “El Mai “grande esperto di mascalcia, Marino bravissimo conduttore di carrozze, Nachtigal Vecchio ufficiale boemo già istruttore di cavalleria persona carica di entusiasmo e rigido rigore per l’Arma.

Domenica 23 marzo 2003, in Villa Nani Mocenigo a Canda si dava vita alla XXI giornata FAI di primavera. Essendo membro di codesta associazione, Elio propose di allietare l’evento, partecipandovi con il nuovo gruppo folcloristico a cavallo. Partenza dalla Corte Bentivoglio di Giacciano con Baruchella con carrozza e cavalli.

Quel pomeriggio soleggiato aveva tutte le premesse per una felice riuscita della manifestazione e gli occhi del mio amico brillavano di gioia. Stava realizzando un piccolo sogno.

La prima uscita del nuovo gruppo doveva essere perfetta, e a tal proposito aveva vestito il suo cavallo con sella e finimenti d’epoca, quando un tragico destino spezzò la cara esistenza.

Ora caro Elio, anche se mi manchi tantissimo, sei presente nelle mie giornate con il tuo insegnamento di positività e di arricchimento del mio spirito.

Hai saputo dare un tangibile segno di nobiltà alla tua cittadina e a quanti ti hanno conosciuto, donandoti in totalità con capacità e con umile altruismo. E tanti ti ricordano con rimpianto ed immutato affetto e stima.

Questa rivista, che ha ospitato con piacere alcuni tuoi articoli e suggerimenti, resta orfana della tua firma, ma in tutti i collaboratori torna sovente il ricordo delle tue proposte che cercheremo di mantenere vive anche nei prossimi numeri di “Ventaglio Novanta”.

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Come citare questo articolo

Renato Scarpi. “Elio Papuzzi”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/elio-papuzzi/

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