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ARTEOGGI

Le “storie” di Ermes Simili

In una mostra alla Sala Celio, opere con vivaci scene di vita rurale

di Cecilia Stori

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 85–88

Per la riapertura della Sala Celio, qualificato spazio espositivo nel cuore di Rovigo, la scelta dell’Amministrazione Provinciale si è indirizzata su Ermes Simili, artista “polesano” profondamente legato alla sua terra, anzi alla sua Castelmassa, dove è nato, ha studiato all’Istituto d’Arte e dove ha insegnato per 40 anni senza mai interrompere l’attività creativa, premiata da lusinghieri riconoscimenti ben al di là dei confini della provincia, Verona, Ferrara, Venezia, Padova, tanto per citare alcune delle città che hanno ospitato la sua produzione artistica.

Simili incomincia a dipingere negli anni della guerra quando sul mercato i colori non erano reperibili. E lui cerca in campagna fiori ed erbe e dai loro impasti crea i colori che stende poi sulla tela. Negli anni ‘50, Ermes Simili “esplode”. Vince numerosi premi. E continua a vincerne. Il suo nome appare sulla Enciclopedia universale Seda della pittura moderna, che dedica spazi significativi alla pubblicazione di alcuni suoi quadri. Molte riviste specializzate si occupano di lui.

Il maestro si apre all’arte religiosa: numerose chiese ed istituti aprono le loro porte per ospitare pale d’altare, alcune di incredibili dimensioni, e bassorilievi. Citiamo solo l’ultima: le stazioni della Via Matrix nel parco dell’Istituto delle Suore Serve di Maria di Rovigo, dove, con i suoi consueti guizzi di passionalità, il Maestro è riuscito a condensare il percorso dei punti salienti della vita di Maria accanto al Suo Figlio, facendo intuire tutta la dignitosa serena presenza di una Donna eccezionale.

Le opere scelte per la mostra della sala Celio, che si è conclusa lo scorso 22 ottobre, hanno sviluppato il tema Storie Minori. Sono tra le più significative della produzione di Simili, ancorate al mondo rurale, con i contadini sottoposti ad un lavoro che spezza le ossa; ma non mancano i momenti di svago e di divertimento, riferiti a quella che era la vita di quanti vivevano in campagna. La mostra sviluppa, insomma, Il tema del lavoro negli anni 50.

Allora di industrializzazione non si parlava. Era difficile avere orizzonti oltre la campagna. E Simili, fedele alle sue radici, trova le fonti di ispirazione in questa realtà, alla quale è totalmente legato. Per questo nei suoi quadri, che ripercorrono l’itinerario artistico degli ultimi vent’anni del Maestro, si trovano i contadini di allora, distrutti dalla fatica, le stalle con i buoi che garantivano un po’ di riscaldamento, nelle sere a far filò. Il lavoro in campagna è sviluppato nei tanti suoi aspetti: l’aratura, la mietitura, l’acqua alle viti, la potatura, la pigiatura, il macero della canapa. Nelle sue tele troviamo ancora i cavalli, i buoi, animali calmi e pazienti, che sono lì, negli spazi infiniti della campagna, per fare anche loro il loro lavoro, con fatica, magari aiutati.

C’è poi il tema della colazione al lavoro, la siesta, riti legati al lavoro nei campi, perché le immagini dei suoi lavoratori, uomini, donne, giovani, ragazze, che si siedono vicini, all’ombra di un filare di alberi, fanno proprio riaffiorare quei ricordi. Il ritorno dai campi era un rituale che aveva il suo significato: la biciclettata del rientro con tutta la stanchezza che frenava la pedalata ma anche con tutta la carica dell’aspettativa di una serata riposante. E poi scene di caccia e pesca, che a volte assicuravano un pasto diverso. Troviamo ancora altre scene di vita collegate alla vita agricola: il ciabattino, l’anguriaro, lo stradino, il muratore. E alla fine del lungo e duro lavoro ecco i momenti di rilassatezza: la partita a carte, in una buia, fumosa osteria di campagna, i gruppi di uomini e donne che suonano e cantano in coro. E troviamo ancora la spensieratezza e la gioia di una corsa in bicicletta, il gioco delle bocce, la pesca, sempre in numerosa compagnia. Si perché era proprio questa la caratteristica della vita della campagna.

Sono, quelli del Maestro di Castelmassa, momenti di Vita polesana affidati alla tela per rendere reale una partecipazione sentita, ideale ad una realtà che con il trascorrere del tempo si fa Storia, descritta anche con altre forme artistiche, come la letteratura. Ricordiamo Gian Antonio Cibotto con Cronache dell’alluvione e Scano Boa o Bruno Pirani con i suoi scritti sul sindacalismo e le lotte dei contadini per il riscatto di una classe operaia che sicuramente merita di andare in Paradiso e Gianni Sparapan, uomo che, talvolta facendo ridere, sa scrivere cose di una serietà unica.

I colori dei quadri di Simili sono il risultato di una fantasia che non conosce limite, come quando il maestro propone scene azzurre e verdi, facendo uscire da questi contrasti armonie poetiche. Sono sempre esplosivi anche quando si identificano con la natura polesana che Simili rappresenta con i classici colori delle stagioni: i rossi e i gialli intensissimi dell’estate; i marron e i grigi spenti dell’autunno, i bianchi della neve e i verdi della primavera; e sconfina poi nell’azzurro del cielo al quale dà il senso dell’infinito. I colori del paesaggio di Simili, di una intensità unica, sono sempre trasferiti nelle figure umane quasi per identificarle con il mondo che le circonda.

Il segno è lineare, preciso, senza tentennamenti o sbavature, rappresenta sempre una carica di luminosità, avvicinando l’osservatore all’artista, ma soprattutto permettendo una lettura che più facile non potrebbe essere, facendo nascere veri e propri colloqui dell’anima.

Non è azzardato dire che Simili, uomo dagli entusiasmi giovanili nonostante abbia superato gli 80 anni, con il suo ininterrotto impegno sta lasciando orme significative non solo nella cultura polesana ma soprattutto nel mondo della pittura moderna.

Ricordiamo infine che alla Signora Franca Ciampi, in visita con il Presidente della Repubblica nella nostra città nei giorni 9 e 10 ottobre, è stata offerta, tra le altre cose, anche una sua opera in terracotta.

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Come citare questo articolo

Cecilia Stori. “Le “storie” di Ermes Simili”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-storie-di-ermes-simili/

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