“Signorine, coprite le vergogne!”. Cominciava al mattino il buon umore di Suor Ida. Le “signorine” erano adolescenti di buona famiglia che i genitori avevano “giudiziosamente” messo a studiare in collegio. L’esortazione al risveglio del mattino era accompagnata da un sollecito battimani della suora di turno. Si indugiava assonnate, solo alcune scattavano; c’era chi rimaneva ferma, di pietra.
Suor Ida non era colta come Suor Giuseppina che ci insegnava latino, né bella come Suor Giovanna dalla pelle di pesca. Ondeggiava rapida nel suo largo velo bianco inamidato: certamente non era giovane poiché il suo viso mi faceva pensare ad una noce e per il colore e per le pieghe.
Al sabato, ai prefestivi, dopo l’ora d’aria nei cortili, Suor Ida era a disposizione per il ricamo. Apriva l’armadio pieno di matassine colorate, da cui usciva il gradevole odore della tela nuova. Il mio primo lavoro fu una tovaglietta da the: a punto Rodi, punto Erba, punto Pieno. Con matassine color ruggine (tuttora il color ruggine mi è gradito!).
L’ora di ricamo era assai piacevole: c’erano finalmente frivolezze, frecciatine, confidenze, progetti, confronti. C’erano anche cioccolatine per alimentare i brufoli. Si stabiliva, attorno al ricamo, una specie di filò di grado più raffinato e di marca prettamente muliebre. Spesso le “contadine”¹, quelle che al mattino balzavano subito dal letto, abituate al canto del gallo, spesso domandavano:
“Gato al moroso?” “Te feto la dote?”
“Gato! – rispondeva pronta Suor Ida – il gatto sì ce l’ha!”
A 16 anni “il moroso” era il San Giorgio che abbatte il drago per farci uscire dalla cattività, era la Terra Promessa che proiettava immagini e sogni.
Di ragazze ce n’erano di belline veramente. Io avevo una bella fronte (me lo diceva anche Suor Giuseppina cui evidentemente dispiaceva dover coprire la sua), avevo degli occhi luminosi, col bianco molto bianco ed il nero molto nero. E poi ero nel periodo in cui l’adolescente s’è fatta donna, con tutti i suoi attributi. Ci si specchiava in fretta nelle vetrine; veniva voglia di buttar via la divisa per riempirsi di colori.
A Natale mio fratello, che faceva farmacia a Ferrara, mi aveva prenotato una visita da un noto oculista poichè avevo spesso arrossamenti e annebbiamenti. Dovetti subire una operazione.
Quando tornai in collegio, dopo la convalescenza, si era aggiunta ai miei occhi una luce nuova. Era scattata in me (e forse anche in lui!!) la scintilla quella vera dell’amore. Lui aveva gli occhi azzurri e i capelli biondi, ricci ricci. Io, così pallida, con i capelli dritti e unti. Lui sarebbe diventato medico e anche questo mi piaceva molto!
Da esterna tornavo in collegio da Suor Ida a ricamare grappoli d’uva sulle lenzuola. Mia madre tastava la tela con le dita per farla “cantare”, zia Dosola sfogliava i suoi Mani di Fata.
“Gato al moroso!”. Passarono 5 anni prima di sposarci.
Zia Dosola fece lucidare la cassapanca in noce e fu un’impresa portarla a Venezia. Lui aveva ottenuto il posto all’Ospedale a Mare.
A Venezia siamo stati a lungo. Fino a quando a qualcun’altra piacque l’azzurro di quegl’occhi. La luce a Venezia raddoppia da tutte le parti, accende i colori, butta riverberi di magia, stordimenti.
Così ora sono sola. Ogni tanto a Natale apro la cassapanca e tolgo un lenzuolo ricamato per regalarlo; sento spesso che credono il Gigliuccio un fiore.
Mia figlia dice che prenderà le lenzuola solo all’occorrenza e, certamente, colorate. Delle mie… magari sì, quelle con l’uva.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Liliana Boschetti. “Punto Rodi”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/punto-rodi/