E’ un compleanno di tutto rispetto quello che il Coro “Soldanella” di Adria si appresta a festeggiare nel 2004. Cinquant’anni dalla data ufficiale di costituzione che risale all’estate del 1954 pur se, in verità, il primo fuoco canoro acceso da Piero Barman, che tuttora onorevolmente lo dirige, segna il lontano 1946.
Alcuni giovani Scouts, ai quali era guida spirituale Padre Renato Secco da Solagna, per esaltare la festa di onomastico dell’allora parroco Padre Paolino da Premariacco, impararono, a più voci, tre canti che, con simpatica approvazione, vennero presentati ai festeggianti ed al festeggiato che volle, in cambio di tanta affezione, donare loro una piccola somma di denaro per l’acquisto del libro “Canti della montagna” del Coro SAT di Trento che andava, in quel tempo, per la maggiore.
Due anni più tardi, in un campeggio a S. Vito di Cadore, i Rovere scout, dopo aver sorseggiato qualche bevanda al bar di un albergo, si sedettero ed intonarono, per diletto, il piccolo repertorio che era entrato a far parte della loro ricreazione canora. Entusiasmo dei villeggianti e dei residenti che, con convinti applausi, vollero il bis di quella simpatica esecuzione.
Si sa come Adria sia una città di elevate tradizioni musicali. Particolarmente nel sostegno alla lirica che trovava allora, nel teatro Comunale, uno degli altari maggiori per la sua celebrazione richiamando, da un ampio entourage territoriale, amatori ed esperti, né, meno noto, era l’Istituto Musicale “A. Buzzolla”, oggi Conservatorio di Stato, forte di ottimi insegnanti ed impegnati allievi. E florida era anche la vita del dopo guerra nelle balere cittadine, il “Coppola”, il “Giardino d’Inverno”, il “Piccadilly” che ospitavano vivaci e grandi veglioni collocati anche al cinema Politeama e che esaltavano la “Croce Verde”, lo Sport, i partiti politici ed associazioni di volontariato che proponevano, fra grandi addobbi, musica leggera e danze per far… cassa.
Ma i giovani Scouts, con i loro canti della montagna, cominciarono a richiamare l’interesse di amici dalla bella voce e, gradatamente, il Coro si ampliò fino a raggiungere un organico ed una notorietà che imponevano la costituzione ufficiale di un sodalizio. Ne fu madrina la professoressa Luigina Tiengo, insegnante di storia dell’arte, che suggerì il nome di un piccolo fiore pronto fra i primi a bucare la neve verso i 2000 metri, nella primavera. La “Soldanella” dalla modesta corolla fra il violaceo ed il ciclamino, robusta quel tanto da vincere i rigori invernali e da esprimere il suo gioioso saluto alla nuova stagione.
Ora il Coro aveva un nome ed una sua giovane ma estesa notorietà e, mentre gli anni trascorrevano, venivano le piccole e grandi affermazioni, i più acclamati successi e, soprattutto, il consolidamento di una grande amicizia che, al di fuori di devianti richiami narcisistici e delle devastanti battaglie politiche del tempo, si esprimeva nel canto e nella sincera partecipazione alle reciproche vicende liete o tristi della vita dei suoi componenti. Un percorso che avanzava con la serenità e con la voglia di esprimere messaggi di amicizia alla gente raccontando, attraverso il canto, le storie della vita.
Nacque, a latere del Coro, il “Gruppo Amici della Montagna” che, quasi settimanalmente, portava, d’estate e d’inverno, coristi ed amici fra le vette con pullman sempre al gran completo e che, più tardi, si sarebbe fuso con la sezione cittadina del CAI del quale il Soldanella avrebbe per molti anni portato il nome.
Si ampliarono i repertori che, dal canto della montagna, si estesero al confronto con i vari aspetti del canto popolare e classico italiano e straniero ottimamente proposto anche attraverso il grande banco di confronto al quale il Coro diede vita in città, la Rassegna Nazionale Corale “Città di Adria” che, in trentuno edizioni annuali, vide oltre 700 complessi transitare per il Comunale portando le armonizzazioni più fresche e le più aggiornate scuole di creazione, elaborazione ed armonizzazione del canto corale.
Prestigiosi compositori portavano ad Adria il frutto del loro lavoro annuale quali Gianni Malatesta, Paolo Bon, Giorgio Vacchi, Angelo Tieppo, Bepi De Marzi, Armando Corso, sia con i propri Cori che attraverso le varie compagini canore che inserivano, nei loro repertori, le nuove tendenze armoniche. Ed il Soldanella, gestendo il concorso, assumeva anche il frutto delle nuove proposte, così da divenire quel pulsante, attento esecutore che si sarebbe ben fatto apprezzare in oltre mille concerti in Italia ed all’estero. Un en-plein di successi assunti in quasi tutte le regioni italiane e, poi, in Francia, Germania, Svizzera, Jugoslavia, Olanda.
Gemellato con il Coro “Contrepoint” di Ermont-Parigi e con il Kath. Kirchenchor St. Andreas di Lampertheim, divenne messaggero di fraternità europea in più occasioni e testimonial prezioso della sua terra polesana della quale è, oggi, voce ufficiale anche a nome dell’Ente Regionale Parco Veneto del Delta del Po.
Ben sei album discografici all’attivo e più volte esecutore nelle emittenti radiofoniche e televisive italiane ed estere. Ebbe udienza da Papa Eugenio Pacelli, Pio XII ed espresse memorabili concerti come quello tenuto in Roma, alla presenza di autorità civili, religiose e militari all’Auditorium Antonianum, organizzato dalla Unione Nazionale Cori Italiani e dalla Organizzazione Romana Sviluppo d’Arte Musicale, interamente ritrasmesso dalla radio italiana. Fu in quella occasione che il maestro Albanese, autore, tra l’altro, de “l’Acquabelle” ebbe a significare al Soldanella, che l’aveva eseguita, come finalmente avesse ascoltato la sua canzone con la reale espressione che il cuore gli aveva suggerito creandola.
Ma molti altri, e sempre lusinghieri, vennero da alte personalità del mondo corale, apprezzamenti e valutazioni che confortarono i cinquant’anni di vita del Coro.
Un lungo elenco di nomi e di date. Incontri, note, sorrisi. Perché, portare con il canto, la serenità nell’anima, anche per un’ora soltanto, e far sorridere il cuore della gente, non è da poco. I cantori si sono succeduti nel tempo. Qualcuno è partito per il grande viaggio forse, a cantare, per primo, le lodi del Signore.
Chi canta oggi, nel Soldanella, gode ancora della preziosa, competente ed intelligente direzione di Piero Barman, beneficiando di quel sereno spirito che ha fatto del canto corale, missione di fraternità e di amore per gli altri portando, fra la gente, quei messaggi di amicizia e serenità che formano gli onesti indicatori di ogni progetto e disegno del Soldanella. Come l’inesauribile scorrere di fresca acqua da una fontanella di montagna l’entusiasmo non manca, né manca la pulsante gioia che viene dal cuore e che si riflette in ogni esecuzione.
Voci forti ed irruenti, sussurri sfumati, intonazioni di pensiero e suggerimenti dall’anima nell’armonia di ogni canto. Così, nel tempo, gli incontri del Soldanella con la gente per raccontare le storie di ieri e di oggi, le ansie e le gioie delle ore che passano.
Ed Adria è grata al suo “Soldanella” perché sa riaffermare, pur nella miriade di proposte musicali oggi esistenti, un impegno convinto e serio sostenendo con capacità ed amore una costante proposta d’arte che, nel rispetto della pregevole cultura e tradizione cittadina, sa onorare la sua Casa d’origine trasmettendo, a quanti lo ascoltano, un tempo di gioia nell’invito alla serenità, alla concordia ed alla pace.
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Come citare questo articolo
Romano Beltramini. “Il Soldanella di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-soldanella-di-adria/