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MUSICA & TEATRO

Il teatro in classe

Al Liceo classico di Adria quattro laboratori teatrali

di Paolo Rigoni

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 106–109

Una delle attività integrative che riscuote maggior successo al Liceo classico “Carlo Bocchi” di Adria è il teatro che funziona con ben quattro laboratori: Teatro classico, Teatro veneto, Teatro in lingua straniera, il Mateatro.

Teatro Classico

Il Laboratorio di Teatro classico antico è nel suo genere tra i più “anziani” del Veneto. In attività dal 1988/89, si propone di mettere in scena testi della letteratura greca e romana. La realizzazione delle opere teatrali prevede anche il lavoro di ricerca, traduzione, analisi, comprensione del testo, contestualizzazione drammaturgica, precisazione dei personaggi, progettazione di scene, costumi, maschere, trucco e musiche.

Nel corso del tempo il Laboratorio ha operato negli spazi teatrali polesani, ha partecipato ad appuntamenti regionali, nazionali ed internazionali quali la rassegna “Tito Livio” Città di Padova e quella di Taormina nella suggestiva cornice della valle dei templi. E’ stato finalista per due volte nella rassegna interregionale “Studenti in Palcoscenico” di Padova, e per due volte anche a Vicenza per “Teatro dalla Scuola”.

Nel corso degli anni il Laboratorio di Teatro classico antico ha affrontato e messo in scena i seguenti testi:

1988/89 drammatizzazione del “Liber” di Catullo. 1989/90 “Plautina” messa in scena di un’antologia dalle commedie di Plauto. 1990/91 scene da “Hecyra” di Terenzio. 1991/92 “Rudens “di Plauto Ia ed. 1992/93 “Rudens “ di Plauto IIa ed.. 1994/95 “Casina “ di Plauto. 1995/96 “Lisistrata” di Aristofane. 1996/97 “Baccanti “ di Euripide. 1997/98 “Ciclope” di Euripide. 1998/99 “Rane” di Aristofane. 1999/2000 “Troadi” di Euripide, Ia edizione. 2000/2001 “Troadi” di Euripide, IIa edizione 2000/2001 “Tesmoforiazuse” di Aristofane. 2001/2002 “Tragica-mente”, Scene dalla follia dei tragici greci. 2002/2003 “Uccelli” di Aristofane.

Teatro Veneto

Presentato Il campiello nel 2002, ora si lavora a La locandiera.

In un angolo della piazzetta Marino Marin, sulla quale si affacciano le finestre dell’Aula Magna del Liceo undici giovani studentesse recitano Goldoni. Niente palcoscenico, ma una scenografia vivacemente colorata: case e finestre in polistirolo dipinto davanti ai muri e alle finestre vere. E un pubblico caloroso e partecipe, in una calda serata di fine giugno in cui le cicale hanno voglia di sgolarsi.

Così si rivivono l’emozione e il brio del “Campiello”: un’immagine felicissima della vita del popolo veneziano del Settecento. E’ un episodio di teatro a scuola con l’emozione dello spettacolo finalmente conquistata e goduta, ma anche un po’ sofferta. I volti tesi si sciolgono a poco a poco nelle luci dei fari che li illuminano, mentre davanti al pubblico si ricrea la caratteristica atmosfera di una piazzetta veneziana.

Ci sono ruoli femminili e ruoli maschili, ma la scuola è tutta femminile e quindi ad alcune ragazze tocca fare la parte dell’uomo. Il trucco aiuta e comunque l’attore è da sempre un grande “bugiardo”, un artigiano della finzione: solo gli insegnanti e i compagni presenti possono vedere dietro l’apparenza alcuni tratti caratteristici, profondamente “veri”, delle alunne che recitano. Ci sono le vecchie che si credono ancora giovani e belle, ed essendo rimaste senza marito vogliono ricominciare la vita; ci sono i giovani che s’incontrano e hanno il cuore che palpita d’amore; ci sono infine i nobili, quasi degli intrusi nel piccolo spazio della piazza dove valgono solo le regole che il popolo ha stabilito.

Al centro della scena Gasparina, lungo vestito rosa e zeta pronunciata al posto della esse. Giovane senza genitori e sottomessa allo zio, il “barba”, vanta origini nobili e mette in campo la sua superiorità rispetto alle ragazze del campiello. Ma, come loro, ama il battibecco, cova piccoli rancori e coltiva il desiderio di libertà e di autonomia. Alla fine, con il placet dello zio, se ne va con il cavaliere, ma non è l’unica a sposarsi. Finale classico per una commedia. Le scene dei giochi, il lotto della Venturina e, il gioco della semola, un brindisi collettivo e la danza, una etnica ed indiavolata furlana, l’hanno molto vivacizzata. Ma anche i dialoghi sono stati interpretati con gusto e partecipazione.

Teatro in lingua straniera

Lo scorso anno, gli allievi della 4° A Linguistico che si sono cimentati in una rivisitazione in lingua tedesca del “Faust” di Goethe, una attività nata quasi casualmente, per la necessità intrattenere gli studenti tedeschi che annualmente giungono al Bocchi per gli scambi culturali.

A nome di tutti i compagni dichiara Sara Marangon: “Abbiamo analizzato l’opera, attualizzata nel linguaggio dalle insegnanti Paola Pellegrinelli e Ursula Guldener. Con originalità ed inventiva ciascuno di noi, si è calato nel suo personaggio, sviluppando i temi portanti dell’opera che spaziano dal dualismo bene-male all’importanza della conoscenza, alla riflessione sulla moralità e sulla religiosità umana.

Terminato lo studio, abbiamo affrontato la parte operativa. Orgogliosamente possiamo dire di aver gestito in prima persona tutte le fasi della lavorazione. Abbiamo presentato in anteprima il nostro Faust ai nostri colleghi tedeschi dell’Europaschule di Seeheim-Jughenheim in visita al Bocchi per lo scambio culturale e gli apprezzamenti ci hanno dato la sensazione di aver fatto una buona cosa.

Poi tutto si è svolto assai vorticosamente. Dopo le selezioni siamo stati inseriti tra gli 11 istituti italiani finalisti per la rassegna nazionale “Lingue in scena”, svoltasi a Torino, e ci siamo piazzati al primo posto assoluto. Abbiamo conquistato così il diritto, noi ragazzi partiti da Adria, Porto Tolle, Porto Viro, Loreo, Boccasette, a rappresentare orgogliosamente l’Italia al Festival Studentesco Europeo di Teatro Plurilingue, organizzato dal Goethe Institut”.

Ma l’esperimento continua. Quest’anno, la classe IV B linguistico ha sceneggiato ed allestito “L’opera da tre soldi” di Bertolt Brect. Superata brillantemente la fase eliminatoria, la compagnia ha già staccato in bellezza il biglietto per la finale di Torino. Se son rose…

Il Mateatro

Il Mateatro è nato nel dicembre del ‘96, dall’unione di Matematica e Teatro, con un progetto che si prefigge di approfondirne la vita, gli scritti e l’ambiente culturale di un matematico, scelto a scadenza biennale, in modo da offrire spunti all’insegnamento della Matematica e di avvicinarla ad altre discipline. Il tutto ha come obiettivo finale quello di scrivere e rappresentare un testo teatrale.

Dal 1997 al 2004 sono stati prodotti e messi in scena due testi dedicati al matematico del XIII secolo Fibonacci detto “bigollo”, cioè vagabondo, a causa dei molti viaggi per il Mediterraneo da prima al seguito del padre per imparare la matematica (e la cultura) degli arabi, poi come commerciante e infine come studioso, approdato alla corte dello “stupor mundi” Federico II, con il quale instaurò un insolito rapporto di amicizia.

Nel 2001, il Mateatro si è classificato al terzo posto del concorso Studenti in Palcoscenico, tra una ventina di scuole medie superiori del Veneto.

Nel 2002, è iniziata la ricerca su di un altro Matematico, Evariste Galois, nato a Bourg-la-Reine, nei sobborghi di Parigi, nel 1811, da Nicolas Gabriel e Marie Adelaide. Il padre di Evariste fautore di Napoleone è eletto, anzi acclamato, sindaco di Bourg-la-Reine. In questo periodo Evariste con i due fratelli Nathalie e Alfred vive serenamente, poi con la caduta di Napoleone per i Galois inizia un periodo infelice. Nel frattempo è entrato nel collegio Louis-le-Grand di Parigi, dove per qualche tempo è tra i migliori allievi, poi influenzato dalle vicende negative della sua famiglia è attratto dalla politica. Ma la cosa che più lo appassiona e contemporaneamente lo allontana dagli insegnanti e dalla scuola è una disciplina scolastica: la Matematica.

Su queste vicende, è nato un nuovo testo teatrale, “Essere Evariste Galois”, che è stato presentato la prima volta al comunale di Adria, il 30 aprile scorso.

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Come citare questo articolo

Paolo Rigoni. “Il teatro in classe”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-teatro-in-classe/

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