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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Palazzo Casalini a porta Sant’Agostino

In visita allo storico immobile, dopo l’importante intervento di restauro conservativo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 30–33

Quella che a Rovigo un tempo era chiamata “Via del Vescovado”, per la presenza dell’antico edificio di residenza episcopale che fin dal XIV secolo la connotava, fu poi denominata via Casalini. Indicazione pertinente perché sulla strada che corre in fianco al duomo di Rovigo sorgono ben due palazzi che si fregiano del nome dell’antico casato. E per distinguere i due storici immobili la consuetudine ha portato a far riferimento al bene architettonico di rilievo che li affianca: abbiamo così palazzo Casalini al Duomo e palazzo Casalini a porta S. Agostino.

E proprio quest’ultimo è stato oggetto di una visita, in coincidenza con la sua riapertura, dopo un importante intervento conservativo con il completo rifacimento di tutta l’impiantistica per uniformarla alle normative vigenti. L’iniziativa, portata a termine con determinazione dalla B.C.C. Padana Orientale S. Marco di Rovigo, che ha acquisito il secolare palazzo, ha avuto come obiettivo sia l’individuazione di una sede di rappresentanza (destinando allo scopo soprattutto il corpo centrale) sia la collocazione degli uffici amministrativi, utilizzando anche spazi prima del tutto negletti, come il sottotetto, ambiente quanto mai gradevole per la presenza di nerborute travature e caldi mattoni a vista.

Collocato all’interno del perimetro storico cittadino, presso la porta il cui nome derivò dal vicino convento di S. Agostino appena fuori delle mura, l’edificio fu costruito nella struttura primitiva all’inizio del ‘500, ad opera della famiglia Raimondi.

La cessione ai Casalini avvenne alla fine del secolo successivo, mediante l’acquisto formalizzato da Marco VI Casalini nel 1681. Ma da tempo il palazzo era conosciuto e frequentato da membri della famiglia Casalini, casato che, un secolo prima dell’acquisto, nel 1574, aveva stabilito stretti legami con i precedenti proprietari in seguito al matrimonio di Emilia Casalini con Muzio Raimondi.

Passato dunque ai nuovi proprietari, l’immobile assunse l’attuale assetto nel corso del ‘700, caratterizzandosi per un vistoso ampliamento sul lato destro, che ha reso la facciata asimmetrica.

Mappe di archivio documentano la successiva ristrutturazione realizzata nel 1838 da Vincenzo Casalini in occasione del matrimonio con Teresa Durazzo. In particolare si provvide allora a conferire una maggiore importanza alla facciata e soprattutto al portale di accesso, sovrastato da una elegante balconata: furono chiuse le finestrelle del sottotetto e quelle laterali all’ingresso, agendo specialmente in corrispondenza del salone centrale del piano nobile, ove furono create tre grandi porte-finestre centinate, impreziosite da una candida balaustrata.

Gli interventi architettonici, portati a termine a cavallo tra settecento e ottocento, oltre che assicurare un miglioramento estetico esterno, miravano anche all’obiettivo di aumentare la luminosità del salone di rappresentanza. Per raggiungere il quale, partendo dal piano terra, furono realizzate due scale che ancor oggi, simmetricamente, prendono vita ai lati opposti in fondo al grande androne, per congiungersi poi al centro e piegare infine in un’unica ampia rampa finale.

Nel salone di rappresentanza le pareti presentano una scenografia piuttosto severa, caratterizzata da due colonnati paralleli e da grandi vasi che occupano gli spazi interni sorgendo su alti basamenti. Sullo sfondo, in entrambi i lati, soltanto il cielo all’imbrunire.

L’impressione può essere quella di muoversi all’interno di un colonnato classico, senza connotazioni di spazio e di tempo. Le grandi urne votive (presenza massiccia, connotante in modo consistente il salone) hanno ispirato la denominazione di Sala degli antichi Romani con urne chiudenti le loro ceneri. Legittima la domanda se si tratti di rappresentazioni di maniera, tipiche del periodo neoclassico, o se si sia inteso stabilire un riferimento alle presunte origini romane dei Casalini, per cui le urne alluderebbero alle sacre ceneri degli avi. O ancora (ipotesi questa francamente meno probabile) ci si può chiedere se i vasi funerari parlino al visitatore di una tragedia che sconvolse la famiglia con un fratricidio avvenuto nella seconda metà del ‘700.

Congetture su cui può esercitarsi l’immaginazione di chi accede a palazzo Casalini, come altrettante ipotesi possono essere avanzate sui nomi degli artisti che portarono a termine gli affreschi, anche se alcune indicazioni fanno pensare a membri della famiglia Baseggio, al tempo impegnati in varie attività di decorazione di interni.

Tornando sulla pubblica via, l’attenzione è richiamata da una lapide murata sulla facciata, a ricordare che nel palazzo nacque e visse Alessandro Casalini (1839-1921), uomo di rilievo del Risorgimento italiano, divenuto senatore del Regno e sottosegretario di Stato nel governo Minghetti.

Di una fama tutt’altro che positiva, come sopra accennato, si era invece circondato il sacerdote Marco Casalini, il quale, pare per questioni di interesse, nel 1773 aveva ucciso il fratello Giovanni. Ne seguì un drastico intervento della Serenissima che, per l’efferatezza del crimine, bandì l’omicida dal territorio del dogado, sequestrandogli tutti i beni, compreso il palazzo. Il quale poté ritornare ai Casalini alcuni anni dopo, riacquistato da Lucia Anna sorella di Marco.

L’ultimo Casalini che risiedette nel palazzo, fu Vincenzo (Enzo), esponente di rilievo del fascismo polesano. Con la sua morte, avvenuta nel 1963, iniziò una rapida decadenza della famiglia, seguita dalla dispersione degli antichi arredi e della preziosa biblioteca.

Oggi, dunque, con l’acquisto fatto dall’istituto di credito polesano, il bene, che già negli anni ottanta del secolo scorso era stato oggetto di un consistente intervento di recupero, torna a rivestire un ruolo importante nel contesto rodigino, non più come abitazione, ma come sede di un’attività di rilievo sul piano dell’economia provinciale. E non manca l’attenzione della nuova proprietà verso il mondo della cultura e dell’arte, per cui è manifesta la disponibilità ad aprire le porte anche ad associazioni radicate sul territorio, in grado di promuovere iniziative qualificanti per la città e la provincia.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Palazzo Casalini a porta Sant’Agostino”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-casalini-a-porta-santagostino/

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