L’appuntamento è a Rovigo all’edicola di fronte alla Chiesa dei frati Cappuccini: il punto di arrivo del nostro itinerario è il Po, con tappa alla Bordeghina, struttura turistica attiva da poco più di un anno, sede e punto di riferimento per le attività culturali del circolo “Amici del Po”, che ci hanno esteso l’invito per la visita al nuovo complesso; il quale, oltre alla possibilità ricettiva, si caratterizza per la dotazione di interessanti impianti per il tempo libero, tra cui la presenza di una piscina e di un campo da tennis.
Arrivati anche i soliti ritardatari, a cui annunciamo sarà addebitato il costo delle bibite, ci avviamo dunque con le biciclette lungo la nuova ciclabile sull’argine dell’Adigetto, il fiume di Rovigo, che costeggiamo fuori dal traffico e dal rumore delle auto.
Il percorso è piacevole e la nostra uscita all’inizio della primavera, costituisce una sorta di collaudo della nuova pista ciclabile. Seguendo il corso d’acqua usciamo dalla città e, passando sotto il ponte della tangenziale, arriviamo nella località di San Sisto.
Qui effettuiamo una breve sosta presso l’oratorio che dà il nome alla località. Di origini davvero antiche fu costruito per la prima volta dai Benedettini della Vangadizza nel 1123 sulla destra dell’Adigetto ed infine ricostruito nel 1882 sulla sinistra. Riprendiamo il nostro itinerario oltre il ponte per portarci sulla provinciale che, dopo aver attraversato i binari della Rovigo-Adria, arriva a Sant’Apollinare.
Qui è d’obbligo una tappa per una visita alla bella chiesa, dedicata al primo vescovo di Ravenna, i cui lavori di realizzazione sono stati completati nei primi anni dell’Ottocento sotto la direzione di Sante Baseggio, architetto noto per aver firmato in Rovigo i progetti del Teatro Sociale e del palazzo sede dell’Accademia dei Concordi. Ed in effetti la mano dell’abile progettista si nota nell’elegante facciata della chiesa e nella siluette del campanile, svettante in cielo con una bella cuspide a bulbo.
Una targa sulla parete destra ci ricorda che una precedente costruzione del tempio era stata portata a termine nel 1517 da Francesco Pilon, noto negli annali storici rodigini come benefattore, avendo destinato le proprie sostanze per la costruzione del Lazzaretto. E andando ancora più indietro nel tempo, si può ricordare come nella zona sorgesse un grande monastero medioevale, quello di San Pietro Maone, cancellato, come quello ancor più noto di Gavello, dalla grande rotta del Po del 1152, che diede origine al nuovo alveo.
Completata una rapida visita al tempio, attraversiamo la frazione per portarci sul Canal Bianco, il terzo fiume del Polesine per importanza dopo il Po e l’Adige. Dopo aver superato il ponte sul corso d’acqua, giriamo a destra percorrendo una stradina asfaltata fino al Passo di Pontecchio.
Qui, dopo aver scattato una foto al nuovo porto di Rovigo, finalmente in funzione con numerose chiatte cariche di cereali all’attracco, giriamo a sinistra per attraversare il ponte sul Collettore Padano in direzione di Pontecchio. Sulla sinistra ecco l’oratorio dedicato a San Pietro, costruito dalla famiglia Grimani alla fine del ‘500. Dopo alcune centinaia di metri ritroviamo la pista ciclabile che, con un rettilineo di quasi sette km, porta a Guarda Veneta sull’argine del Po.
Percorrendo la pista nel territorio di Pontecchio, giungiamo all’incrocio dove sorge la bella villa Cappello, elegante costruzione le cui origini vanno ricercate alla fine del ‘600. La villa si presenta particolarmente sviluppata in senso orizzontale ed arricchita soprattutto nella zona centrale, dove un timpano rialzato conferisce prestigio al nobiliare edificio.
Proseguiamo lungo la pista ciclabile superando di tanto in tanto dei canali di scolo. Ci troviamo nell’area bonificata dagli Estensi a fine ‘400, una delle prime bonifiche del Polesine ed apprendiamo da Enrico, che funge da guida al gruppo, che la maggior parte delle fattorie individuate lungo il cammino hanno visto la loro origine in quel periodo. Nelle campagne, esplorate qualche anno fa dal Gruppo Archeologico di Villadose, emergono numerosi siti di età romana, resti di ville rustiche che testimoniano una coltivazione millenaria di queste terre. Ed Enrico chiarisce che, prima del confine con Guarda Veneta, sulla destra, in località Zanforlina, sono emersi i resti di un sito fra i più antichi del Polesine, risalente all’età del Bronzo Medio (1550 a. C.). Si tratta probabilmente dei resti di un villaggio su palafitte che è stato scavato per la prima volta nel 2002.
Raggiungiamo frattanto un altro Oratorio dedicato a S. Giovanni Battista, edificato nel corso del ‘600 dalla famiglia Salviani, la cui casa padronale presso la piccola chiesa è scomparsa. Siamo ormai prossimi alla nostra meta: “La Bordeghina”, bella fattoria di cui fu affittuario anticamente il signor Bordegin da cui deriva il nome. Il complesso, oggi completamente restaurato, è adibito a stazione di sosta “B & B”, ovvero Bed & Breakfast.
Si tratta di una corte agricola con casa padronale, stalla e cantina risalenti all’800. Dopo un intelligente restauro, la casa, dotata di campo da tennis e di piscina, è stata adibita all’accoglienza degli ospiti che hanno iniziato a frequentarla trovandosi a loro agio. Tra questi numerosi olandesi del tour operator Belvilla. Presso la casa sono disponibili numerose biciclette per chi arrivando in auto vuole raggiungere gli argini del Po a soli due km, respirando l’aria della campagna.
La Bordeghina ospita anche un museo della civiltà contadina realizzato con i vecchi attrezzi in uso nella fattoria dall’inizio del ‘900. Questo è situato nel vecchio granaio all’ultimo piano e permette di conoscere il tipo di vita condotto in passato.
Qui ci accolgono festosamente i membri dell’associazione culturale denominata “Amici del Po” che si interessa di cultura, ambiente e tradizione del Polesine. Dopo averci fatto visitare l’immobile e gli annessi, ci informano della loro attività, mettendoci al corrente come ogni mese venga organizzato un evento culturale e approfondito un tema legato al Polesine. Per esempio in gennaio è stata dedicata una serata alla tradizione della macellazione del maiale, ed in febbraio alla maschera carnevalesca del Bombasin, tipica del medio Polesine con un applaudito intervento dello scrittore Gianni Sparapan.
Una sala mostre, allestita in una parte del granaio, permette anche di ospitare rassegne di pittura o di fotografia, come quelle programmate dal 9 al 16 maggio in occasione del concorso “Bordeghina in cornice” con la partecipazione di numerosi pittori dal Veneto e dalle regioni limitrofe, o come la mostra di fotografia sull’architettura rurale in programma in settembre.
Alla Bordeghina non mancano iniziative per gli sportivi come tornei di tennis o di calcio a quattro, o la possibilità di imparare il golf nelle due buche allestite nel giardino.
La casa, una volta di proprietà della nobile famiglia veneziana dei Grimani, era già presente nel ‘500 come testimoniano le numerose ceramiche graffite che sono emerse con i lavori di ristrutturazione. Nei pressi si trovano le tracce di una villa romana attiva in età imperiale e poi nel periodo bizantino come confermano i numerosi reperti raccolti in superficie dopo le arature.
Le camere si presentano accoglienti e rispettose dello stile rurale. Il piano terra con la sua grande sala e la sala biliardo si presta per riunioni conviviali e meeting.
Dopo la gradevole sosta all’ombra degli alberi, vicino agli animali domestici che animano la fattoria, salutati i rappresentanti dell’associazione Amici del Po che ci hanno accolto, siamo pronti a riprendere la nostra pedalata fino a Guarda, dove resteremo catturati dall’imponenza del grande fiume, in quel punto largo circa 600 metri.
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Ventaglio Novanta. “Da Rovigo al Po”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-rovigo-al-po/