COME OGGETTI SMARRITI
Il Tempo raccoglie e conserva, come conchiglie, ogni passo e ogni traccia di noi, oggetti smarriti che s’affastellano in magiche e mutevoli scatole cinesi.
Dove esiste ancora il bimbo assiepato da risa ed effimeri pianti, dentro al giovane fluttuante sui suoi giorni immortali, che è dentro all’uomo che pialla le pieghe della vita, dentro a membra incartapecorite che tutto contengono, sedute a giocare a carte con il Tempo, posando sul tavolo, uno sull’altro, frantumi di memorie ritrovate.
QUANDO SARA’ SERA
E quando giungerà, la sera ci sorprenderà a rovistare tra i ricordi, ormai coriandoli sbiaditi pungolati dal fiato terso di marzo; per trovare ancora un senso, per non essere sabbia in un pugno che si dissipa fra le dita, quando sarà la lunga notte.
COME UNA QUERCIA
(a mia madre)
Solida come una quercia mi hai parlato del tarlo che già ti divorava sotto quella corteccia sempre grondante di linfa e di volitivi impeti, dove muta e desolata annidavi il tormento lacerante ed ascoso per non farmi soffrire. Amo il tuo coraggio. Hai reciso il ramo devastato e ascoltato la voce del dolore sibilare tra le viscere lese e nel penetrale del tuo cuore come un vento gelido tra le fronde, aspettando, savia, il tempo della quiete.
Ed ora ti vedo rigerminare nella brama di riessere tetto per i tuoi frutti. Ed io posso gioire di nuovo delle tue frasche ombrose che cullano e fanno evanescenti i miei pensieri grevi; del tuo canticchiare sommesso e ritrovato nella sacralità dei tuoi gesti quotidiani così certi e verbosi; dei tuoi pensieri che ancora ramingano ingenui e fantasiosi nel desiderio infrangibile di giorni nuovi.
DOPO LA MAREA
Muove i nostri fili la natura sfogliando le pagine del nostro tempo che non ci appartiene. Cadenzano le stagioni e ognuna ci accresce e ci toglie, lasciando scorrere sulle righe arcane i nostri precari cammini. S’assottiglia l’avvenire, mentre stillano i giorni ad uno ad uno cumulandosi impalpabili già tra i ricordi.
Ma di ognuno di noi, istmi aggrappati a lembi di speranza, qualcosa rimane sulle rive dopo la marea… Polvere di limi briciole di essenze, …miriadi di minute pietruzze di un mosaico senza fine.
IN’OND CH’A FNISS’EL DELTA
In’ond’che celo e mare i d’venta tut’uno persi in t’el fià salso e umido d’la sira el lumin solitario d’na barca es nina in t’un velo d’caligo e quasi es confonde tra el stele ch’a luze d’sora. As’sente apena in t’el scuro el batre d’un remo sul pelo dl’acqua e un verzre d’ali di te fato forse d’na soeta. El sparpaiole el bala inspirtà intorno al faro ch’el mena in t’la note e la luna ogni tanto la g’fa oceto drio dal nuvle. Un supiare ziero d’garbin el ruma dosptoso tra el cane e i tamarisi rosa. E tut’intorno l’è solo el grande abrasso del sospirar del mare.
L’ATTESA
Uno scialle scuro e un lumino di pipa; due vecchi persi nell’ombra d’una finestra spenta guardano i passanti frettolosi apparire e svanire. Restano, vaghi profili chini e raccolti, immobili a riordinare rimembranze sbiadite Tra i giorni scevri di ameni momenti. sono le loro mani in grembo ramoscelli secchi e nodosi che un lungo fiume ha portato da lontano e lasciato sul greto uno sull’altro. Sbadiglia quel balcone nella fredda bruma, attorno a loro seduti al capezzale di un vetro a guardare assenti, …nell’attesa.
RISVEGLI
Un gufo tardivo si stana dai mesti silenzi racchiusi tra le fronde grumose dei salici piangenti. Fremiti, fruscii, stormir di rame, si alzano flebili dai lembi palustri e ombrosi.
Ascolta, la terra, l’ansimo lieve del fiume mentre resta a guardare la notte struggersi tra gli abbracci di luci e mormorii, ai piedi d’un cielo fulvo appena striato di viola.
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Come citare questo articolo
Lorella De Bei. “Dopo la marea”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/dopo-la-marea/