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POESIA

Tra le mie rime

di Elio Trombini

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 133–135

LA TUA IMMAGINE

Nei momenti tristi gioco con la tua immagine… A sfiorarla è subito buio, l’ombra violetta, imbastita di niente, si spegne sul mio collinare tormento, mentre dintorno brilla indifferente il sole.

PAROLE

Il tuo viso, gli occhi fioriti di luce e più ancora la tua voce, quella che l’udito non ode, hanno parole che solo il silenzio traduce…

RUGIADA

Dalla finestra vedo gli alberi sublimare rugiada al primo sole…

Sulla mia, nessun calore ha più questo potere, e piego il capo ormai rigido al giorno che viene.

TRA LE MIE RIME

Come posso sapere perché sei in questa lacrima che più non si asciuga, nei profumi di chissà quali venti, nell’urlo di una sfida.

Come posso sapere perchè ti sei fermata ta le mie rime, se hai in serbo ancora sorrisi lontani.

Come posso capire dove hai deposto la chiave gelosa di tanto mistero.

MAMMA

Presso la casa materna sta di guardia un gelso, a spiare, tra le occhiaie vuote, crepe di fango. Intento a dialoghi muti alza i tentacoli al cielo e dalla corteccia trasudano perle.

Fuori dalla soglia patiscono rose non più coltivate; le riconosco, non voleva reciderle mai per non farle soffrire.

Oggi, senza il tuo viso di luce, m’è rinata la colpa di non averti amata abbastanza, mamma.

UNA LACRIMA

Dopo tanto tempo l’ho rivista presso la proda dove macchie di papaveri feriscono il verde di sangue.

Oggi alla Pieve, giorno di passione, l’ho sorpresa rivestire di viola un crocifisso.

M’ha riconosciuto…

Libero di volare dove le radici non trattengono, ancora in gestazione m’è rinata una lacrima, pronta a mutare forma e colore sulle ciglia prigioniera.

IN MEMORIA DI ZIO MARIO (2ª guerra mondiale)

Povero caro, testimone d’una resa senza condizioni, hai avuto il torto di rimanere vivo a trascinarti sulla steppa della grande pianura. Non sei ritornato… Forse era niente tornare così, ma ti avremmo visto e amato noi e mamma “Menta”, che di te era tutta una piaga.

Lei che, a piedi nudi sulle rugiade, sentiva la tua morte senza sepoltura, lei che lentamente moriva nell’agonia dell’attesa.

E tu, ventenne, che la Patria strozzò oltre i confini per sete di potere, tu sei l’eroe di una terra che divorò la carne dei suoi figli per un’avventura.

Oggi quelle valli lager sono mari d’eba e frumento germinati sui cuori di neve inutilmente.

Perdonaci, zio Mario, l’uomo è ancora odio, e l’eccidio continua…

MORSI

Ho amato senza misura ciò che non era…

Temo questa scintilla che sempre rimette bagliori suscitando ritorni.

Del mio cuore, voglioso di “giochi”, ho smarrito fiuti e tepori.

La vita, più morsi che baci, a me non regala l’amore, che pure di questo soffoco ancora e respiro.

SUL DOLCE NIDO

Già inverno tutto trema di freddo e di inganno. Dammi un nome per non smarrirmi e ritornare caldo sul dolce nido dei tuoi capelli neri, prima che qualcosa faccia cadere l’ultima foglia.

IL RECINTO

– Tutto il giorno alla finestra, dimmi cosa vedi -.

– L’orizzonte che mi racchiude, e una gran voglia di andare oltre -.

– Ma è solo un recinto, un alto muro rosso -.

– Per te, per me che non ci vedo è l’infinito -.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Elio Trombini. “Tra le mie rime”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/tra-le-mie-rime/

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