E’ la storia di un polesano illustre, anzi di due, o meglio di tre. Tutti con la stessa passione, la musica, lo stesso cognome, Bertani, e il medesimo luogo di nascita, Ariano nel Polesine. Una storia dispiegata in un arco temporale superiore al secolo, che inizia negli ultimi decenni dell’Ottocento e si conclude in tempi recentissimi. A svelarci l’affascinante percorso di vita dei tre arianesi, nonno, padre e figlio, un libro intitolato “Danilo Bertani”, una vita per la musica”, pubblicato a Oggiono provincia di Lecco, per espressa volontà dei famigliari dell’ultimo dei tre Bertani, spentosi nel 2003.
La nota introduttiva, firmata da Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ci fa innanzitutto intuire il prestigio di cui ha goduto quanto meno l’ultimo dei tre personaggi della nostra vicenda sviluppatasi in terra lombarda.
Antonio Bertani, il capostipite
Ma torniamo all’inizio dell’affascinante vicenda, nata in Polesine, ad Ariano, e più precisamente nella frazione di Santa Maria in Punta, il paese incuneato tra i due rami principali del Po: il Po di Venezia e quello di Goro che, aprendosi a ventaglio, danno origine al delta del grande fiume.
A Santa Maria in Punta dunque, nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, viveva il primo dei tre personaggi della nostra storia, Antonio, il nonno, capostipite dei musicisti Bertani.
Le poche notizie biografiche relative ad Antonio Bertani ci portano a conoscenza che fu un apprezzato trombettista, ben presto interessato ad esercitare la sua arte anche al di fuori del territorio polesano. Un obiettivo che riuscì ad ottenere dapprima seguendo alcuni gruppi circensi, trovando poi il modo di stabilire proficui legami con altri appassionati strumentisti e riuscendo così ad esplicare la sua attività musicale in importanti piazze sia in Italia che all’estero.
Pietro Bertani (1896-1968)
Antonio trasmette la sua passione al figlio Pietro, che all’età di dieci anni dimostra di aver già un’ampia conoscenza nel campo musicale. Antonio ritiene allora sia opportuno assicurare al figlio una preparazione più solida, e lo iscrive all’Istituto “Antonio Buzzolla” di Adria, dove nel 1917, all’età di 21 anni, si diploma in violino e flicorno tenore. Qualche anno dopo, diplomatosi anche in direzione orchestrale, con abilitazione all’insegnamento, troviamo il giovane Pietro Bertani alla direzione del Corpo Musicale di Corbola nonché del corpo bandistico del suo paesello S. Maria in Punta.
Anche Pietro Bertani, come il padre, avverte i limiti della terra natia comprendendo che, per trovare una rispondenza adeguata alle sue capacità, deve guardare ad orizzonti sicuramente più ampi del Polesine. Nel 1925 partecipa pertanto ad un concorso a Varese, classificandosi primo assoluto ed ottenendo l’incarico di Direttore della Musica Cittadina di Luino sul lago Maggiore. Ed ecco un altro particolare che si ripete nella vicenda dei Bertani: il legame con le acque. Il primo passaggio è dalla riva del Po a quella del lago Maggiore, dove Pietro ha modo di farsi apprezzare per la sua maestria, tanto che, dopo un applauditissimo concerto al Teatro Sociale di Luino, il commissario prefettizio, lo incarica di dar vita ad una Scuola di Musica, che formerà giovani preparati, attivi nella Banda di Luino, la quale si presenta subito in grado di affermarsi ai vertici dei corpi bandistici lombardi.
Nel 1929 Pietro Bertani dà il via anche ad una Scuola per Strumenti a fiato e ad arco, dalla quale usciranno giovani di talento, professionisti che raggiungeranno i vertici nazionali nella loro specialità. Nel susseguirsi dei decenni, Pietro si fa promotore di molte iniziative a livello musicale, e nella sua abitazione è solito anche accogliere compositori di rilievo, tra cui in varie occasioni il M° Umberto Giordano, autore di fama internazionale, noto soprattutto per Fedora e Andrea Chenier.
Nel 1966, all’età di 75 anni, ottiene un prestigioso riconoscimento dal Comune di Luino: la “bacchetta d’oro”, quale testimonianza di piena approvazione per l’opera svolta nell’arco della sua vita, con iniziative che hanno dato lustro alla città.
Due anni dopo, colpito da un male incurabile, Pietro Bertani si spegne, tra il cordoglio generale e il desiderio, subito espresso, di preservarne la memoria. Proposta questa sfociata nella intitolazione al maestro, giunto oltre cinquant’anni prima a Luino dal delta del Po, della Scuola di Musica nel frattempo divenuta Liceo Musicale.
Incredibilmente, però, nell’anno 2000, in concomitanza con il cambiamento dello stato giuridico dell’istituzione, trasformatasi in fondazione, viene mutata la dedica del Liceo Musicale, questa volta intitolato a Giuseppe Verdi. Una parziale riparazione al torto fatto al musicista di origini polesane, che tanto si è prodigato per la città, si ha qualche anno dopo, con la nascita, sempre a Luino, dell’Accademia Musicale “M° Piero Bertani”, che tuttora rende memoria all’illustre maestro.
Danilo Bertani (1915-2003)
La nostra storia frattanto prosegue con il terzo Bertani, Danilo, la cui vita si svolge completamente all’insegna della musica, come del resto quella del padre e del nonno, con i quali si ripete anche la costante della residenza in località bagnate dalle acque.
Nato nel 1915, sulla sponda sinistra del Po di Goro, ad Ariano, sviluppata la sua passione per la musica durante l’infanzia a Luino sul lago Maggiore, Danilo troverà modo di maturare professionalmente a Lecco, affacciata sul lago di Como.
Compiuti con successo gli studi presso il conservatorio di Parma, ottenuto nel 1940, all’età di 25 anni, il diploma in Organo e Composizione organistica al conservatorio di Torino, Danilo Bertani comincerà a frequentare Lecco dapprima come vice dell’anziano organista della Basilica di San Nicolò, poi dal 1949 come titolare, per cui maturerà la decisione di trasferirsi nella città bagnata dal lago di Como.
In quella che è ormai divenuta la sua città di elezione, Danilo Bertani assumerà anche la direzione della “Schola Cantorum Cappella Leonina”, svolgendo inoltre l’attività di insegnante di musica nelle scuole medie. Non solo: nel 1951 fonda un gruppo corale che poi si distinguerà in terra lombarda col nome di “Coro Alpino Lecchese”; nel contempo inizia anche a collaborare attivamente con il “Trio Tuba”, componendo appositi pezzi musicali ed adattando per il gruppo musiche del passato.
Difficile seguire la poliedrica attività, che portò Danilo Bertani ad impegnarsi in prima persona in varie iniziative, nonostante la sua natura riservata lo inducesse ad evitare di mettersi in evidenza. Vanno quantomeno citati alcuni importanti consensi di pubblico e critica: innanzitutto i successi del Coro Alpino Lecchese, tra cui la memorabile esecuzione dedicata nel 1964 ai minatori italiani impegnati nel traforo del S. Bernardino; non meno prestigiosi i riconoscimenti della corale della Cappella Leonina, composta da trentatré Pueri Cantores, che nel 1956 è protagonista a Parigi nell’ambito del convegno internazionale per Scuole Cantorum; un successo questo ripetuto l’anno successivo a Bologna al Convegno Nazionale dei Pueri Cantores e poi a Lourdes, a Roma e a Napoli; nel 1966 Danilo Bertani compone ed esegue con la Cappella Leonina la Messa Prima in italiano, nell’ambito dei cambiamenti liturgici del Concilio Vaticano II, con l’abbandono del latino.
Un’attività apprezzata che prosegue ininterrotta fino agli anni della pensione nell’ambito della scuola, seguita nel 1985, all’età di settant’anni, dal ritiro dal ruolo di organista.
E per Danilo Bertani giunge il tempo dei riconoscimenti. Da citare in particolare l’onorificenza attribuitagli nel 1991 da papa Giovanni Paolo II, che lo insignisce del titolo di “Cavaliere dell’ordine di S. Silvestro Papa”, ricevuto dalle mani del cardinale Carlo Maria Martini presso il palazzo arcivescovile di Milano. Dieci anni dopo, in occasione del 50° del Coro Alpino Lecchese, che nel frattempo ha assunto proprio il titolo “Danilo Bertani”, gli viene tributata una onorificenza cittadina con targa ritirata dalla figlia giacché il maestro è ormai in precarie condizioni di salute. Due anni dopo, nel 2003, la conclusione della sua lunga vita dedicata alla musica.
Ha così termine l’affascinante storia dei tre Bertani, nati presso il Po di Goro in Polesine, terra che pertanto oggi può andare altrettanto fiera delle città in cui i tre musicisti si sono trovati a dare il meglio del loro impegno e della loro professionalità.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “I Bertani di Ariano Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-bertani-di-ariano-polesine/