Chi fu Xanto Avelli, personaggio il cui nome è usato nella toponomastica rodigina per individuare la galleria che collega Corso del Popolo con Via Giovanni Miani?
A fare ampia luce su un personaggio del passato di cui la città di Rovigo può davvero andar fiera, disponiamo ora di un raffinato volume la cui pubblicazione è stata caldeggiata dall’Associazione Xanto Avelli. Un’opera di grande interesse dal titolo “Xanto, pittore di maioliche, poeta, uomo del Rinascimento Italiano”, curata da J.V.G. Mallet, edita col contributo della Fondazione della Banca del Monte, del Comune di Rovigo, della Provincia di Rovigo, dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra.
Che l’autore dell’importante studio sia inglese e che tra i patrocinatori del libro appaia l’Istituto Italiano di Cultura di Londra non è casuale, giacché – per le vicende storiche che nel corso dei secoli hanno visto emigrare all’estero una parte tutt’altro che esigua del patrimonio artistico italiano – proprio in varie collezioni della Gran Bretagna si trovano oggi molte delle maioliche istoriate di Xanto.
Un personaggio multiforme
Le stupende illustrazioni del libro-catalogo chiariscono subito la portata artistica della produzione dell’autore, il quale, firmando le proprie realizzazioni, accanto al proprio nome spesso apponeva “da Rovigo”, mai dimentico dunque della città natale.
Ma Xanto Avelli non fu solo pittore di maioliche, giacché si espresse anche come poeta. Un’attività anche questa che ci viene svelata dalla preziosa pubblicazione, nella cui appendice sono riportati i quarantaquattro sonetti che l’autore rodigino dedicò a Francesco Maria della Rovere duca di Urbino, città che divenne la sua seconda patria.
Se oggi le poesie dell’Avelli, caratterizzate dal tono encomiastico e ricche di citazioni mitologiche, appaiono lontane dai nostri gusti (e quindi di interesse più che altro documentaristico) ben diversa era la loro valutazione ai tempi del Rinascimento in cui furono scritte. Per le consuetudini dell’epoca costituivano un consistente motivo di apprezzamento che, per quanto riguarda Xanto, innalzava non di poco il suo prestigio di istoriatore di maioliche.
E’ un’opera davvero di grande pregio quella presentata lo scorso 25 ottobre presso il Museo dei Grandi Fiumi, contrassegnata dal titolo “XANTO, pittore di maioliche, poeta, uomo del rinascimento italiano”. Una realizzazione che deriva direttamente dal catalogo inglese, realizzato nel 2007 a Londra dalla Wallace Collection in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, in occasione della splendida mostra dedicata alle maioliche istoriate di Xanto Avelli.
Il libro-catalogo, curato da un grande esperto della materia quale J. V. G. Mallet con il contributo di Giovanna Hendel, Suzanne Higgott e Elisa Paola Sani, oltre che fare ampia luce sul multiforme personaggio di origini polesane, oggi conosciuto soprattutto come eccelso pittore di maioliche, ma al suo tempo apprezzato non poco anche come poeta ed uomo di cultura, ha ottenuto l’ambito riconoscimento del più splendido catalogo d’arte realizzato in Inghilterra nel 2007.
Meritoria dunque l’iniziativa, nata da una proposta dell’associazione rodigina “Xanto Avelli” di curare una riedizione del volume, con traduzione italiana, per favorire anche nel nostro Paese, per un pubblico più vasto rispetto agli esperti della materia, la conoscenza dell’artista. Una proposta che ben presto si è concretizzata grazie ad un sollecito intervento della Fondazione della Banca del Monte di Rovigo, del Comune e della Provincia di Rovigo.
“La scelta del progetto – ha sottolineato Adriano Buoso, presidente della Fondazione – è stata dettata dalla convinzione che l’identità culturale di una comunità si costruisca e si consolidi nel dare metodo, continuità e sistema alla conoscenza e alla consapevolezza del proprio patrimonio storico e artistico”. “L’iniziativa – ha aggiunto – va nella direzione di costruire un’identità che qualifica il Polesine quale territorio di autonoma e suggestiva fusione fra culture diverse quali quella Estense e Veneziana”.
Piena soddisfazione per l’iniziativa è stata pure espressa, nella cerimonia di presentazione del volume, dall’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Federico Frigato che ha evidenziato il valore dell’opera che si qualifica come un importante contribuito all’immagine di Rovigo come città d’arte, mentre l’assessore provinciale Laura Negri ha sottolineato il forte senso di appartenenza espresso da Xanto nei confronti della città natale, mettendo in luce come l’importante pubblicazione si configuri anche come stimolo a dar vita ad ulteriori iniziative di conoscenza dell’illustre personaggio del Rinascimento.
Andrea Pirani, presidente dell’associazione Xanto Avelli, ha quindi ricordato l’emozione vissuta il 24 gennaio 2007 a Londra in occasione dell’inaugurazione dell’importante mostra dedicata a Xanto, accompagnata dallo splendido catalogo, dalla cui visione si originò l’idea di dar vita ad un’edizione italiana, subito sostenuta dalla Wallace Collection, come primo passo di una collaborazione tecnico scientifica con le istituzioni culturali rodigine.
Sono poi seguite tre relazioni, che hanno chiarito la portata dell’impegno di Xanto Avelli nel contesto della società italiana del Cinquecento: Pier Luigi Bagatin ha sviluppato il tema Xanto, l’uomo, l’artista e il suo tempo; Gabbris Ferrari ha parlato di Tecniche e metodi della ceramica del Cinquecento; Sergio Garbato ha relazionato su Xanto artista del Rinascimento italiano.
Xanto Avelli è sicuramente l’artista polesano più conosciuto al mondo. 402 sono le opere attribuite al pittore di maioliche, che si trovano in vari Musei e Collezioni europee e statunitensi.
In Gran Bretagna maioliche istoriate di Xanto sono presenti presso varie istituzioni. Le opere riprodotte nel catalogo, in particolare, si trovano a Londra presso il Victoria and Albert Museum, il British Museum, la Wallace Collection, il National Trust, la Ranger’s House; a Oxford presso l’Ashmolean Museum; a Glasgow presso il City Council Museum, a Cambridge presso il Fritzwilliam Museum.
Negli Stati Uniti opere di Xanto sono esposte a New York presso il Metropolitan Museum of Art, a Cleveland presso il Cleveland Museum of Art; a Washinton presso la National Gallery, a Los Angeles presso il Paul Getty Museum.
In Italia sono censite complessivamente 56 opere attribuite a Xanto: si trovano ad Urbino, Pesaro, Faenza, Firenze, Arezzo, Milano, Modena, Venezia, Vercelli.
Un operato quello del pittore di ceramiche certamente importante ed apprezzato; ma considerato un’arte minore, che si riteneva richiedesse più doti esecutive che fantasia ed innovazione, e ciò anche perché i soggetti istoriati erano solitamente desunti da modelli rinvenibili in stampe di autore, realizzate da noti incisori. E in questo non fece eccezione Xanto Avelli, che nei suoi lavori era solito tener presente le incisioni realizzate in particolare da Marcantonio Raimondi.
Se l’attività di pittore di maioliche non era sufficiente per essere ammessi a corte, Xanto giocò dunque la carta della poesia (quest’ultima annoverata tra le più importanti arti liberali) che contribuì in modo determinante ad innalzare il suo prestigio. Egli si accreditò pertanto come un personaggio di carisma, provvisto di un bagaglio di cultura classica, che emerge chiaramente sia nelle scene dipinte che nelle composizioni poetiche, ricche di citazioni, metafore e perifrasi, come si richiedeva all’epoca.
L’arco temporale
Oggi le poesie di Xanto, reperite in un’unica copia nel “Fondo Urbinate” della Biblioteca Vaticana, e riportate in appendice al volume recentemente edito, risultano di interesse non solo per conoscere aspetti del costume e della cultura del tempo, ma anche per ricostruire alcuni particolari della sua vita ed ipotizzare la data della sua nascita. Come sottolineato da J.V.G. Mallet, due sono infatti i sonetti che riportano riferimenti biografici dell’autore: il III e il XIV. Nel primo si legge:
…
Ma non ancho venuto à gli sei lustri Er’io per tal sentier, ch’a un Rover d’oro Amor mi trasse e disse hor scrivi il vero.
…
L’autore ci informa che non aveva ancora compiuto i trent’anni (sei lustri) quando un’improvvisa ispirazione (amor mi trasse) lo portò a parlare del duca della Rovere (un Rover d’oro), spinto da una sorta di imperativo categorico di scrivere la verità (hor scrivi il vero).
Il secondo sonetto si apre con le seguenti quartine:
Con molta pace del sacrato alloro Stavami un giorno assai vicino all’acque In che Phetonte ruinando giacque Con longa infamia d’ogni suo decoro,
Et dell’eccelsa e fertil Rover d’oro
L’alt’et chiare virtù con ch’ella nacque
I volea gia cantare, quand’in sé tacque
La lingua ond’io mancai il bel lavoro
Xanto ci informa che si trovava ancora in Polesine, presso il Po (le acque dove precipitò Fetonte con infamia), quando sentì il desiderio di scrivere versi di encomio (volea già cantare) per Francesco Maria della Rovere (eccelsa e fertil Rover d’oro). Ma nacque un impedimento che frenò la possibilità di comporre (la lingua tacque) e pertanto il lavoro poetico non fu avviato (mancai il bel lavoro). La causa di tale impedimento viene spiegata nelle successive due terzine: Francesco Maria della Rovere dovette precipitosamente abbandonare Urbino ostacolato nel suo governo da papa Leone X dei Medici (un’ leon feroce), per trovare rifugio a Mantova presso il suocero Francesco II Gonzaga (in grembo alla Thebana manto). Fatto questo che si verificò nel 1516.
Dunque in tale anno Xanto Avelli non potè lasciare il Polesine per raggiungere Urbino come avrebbe desiderato. Lo fece comunque all’età di quasi trent’anni come chiarito nel sonetto III, quindi se il suo trasferimento fosse avvenuto nel 1516, sarebbe nato attorno al 1486. Ma ci fu l’ostacolo del “leon feroce”, per cui la data della sua partenza per Urbino va spostata in avanti e, conseguentemente, va posticipata anche la sua venuta al mondo: “…l’esatto anno di nascita di Xanto – avverte J.V.G. Mallet – è incerto, ma la data fornita spesso, 1500 circa, è troppo avanzata”. Si può dunque ragionevolmente collocare l’anno di nascita negli anni 90 del Quattrocento.
Se non esistono documenti in grado di testimoniare l’esatto anno di nascita, non è nota nemmeno la data della morte dell’artista rodigino. E le sue poesie in questo caso non forniscono alcuna traccia per formulare un’ipotesi, giacché il suo impegno poetico terminò con la scomparsa del Duca, avvenuta nell’ottobre del 1538 – proprio mentre egli stava assumendo il comando di una spedizione militare contro i Turchi – dopo una breve quanto misteriosa malattia che fece parlare di avvelenamento.
Qualche ipotesi si può invece dedurre dalla sua attività di pittore di maioliche: dai pezzi presenti in varie collezioni, firmati e datati dall’autore, si può arguire che Xanto operò fino al 1542, con una interruzione tanto improvvisa quanto netta del suo operato, che si può supporre possa anche coincidere con la fine della sua vita.
Le maioliche di Xanto
In ogni caso quella di Xanto fu un’esistenza attiva sotto il profilo creativo che, nel campo delle maioliche istoriate lo portò a raggiungere alti risultati, grazie a realizzazioni che oggigiorno costituiscono motivo di un apprezzamento certamente molto superiore rispetto ai tempi in cui visse l’autore. Pertanto nella storia delle maioliche istoriate Xanto occupa un posto di ampio rilievo, qualificandosi come uno dei più importanti maestri della sua epoca.
Un’attività la sua sviluppatasi nel corso di un ventennio, con la concretizzazione dei primi lavori ad Urbino nel 1522, per passare poi per un biennio (anni 1524 e 25) a Gubbio e far quindi definitivo ritorno nella città marchigiana. E qui Xanto prese anche moglie: Finalissa, una vedova benestante la quale, a quanto pare, gli risolse qualche problema finanziario, permettendogli di saldare rapidamente alcuni debiti contratti e dedicarsi con nuovo slancio all’attività di pittore di maioliche.
E la sua fortuna in questo ambito si deve all’indubbia perizia nel realizzare scene spesso ricche di particolari e alla cura negli accostamenti cromatici, ma anche alla perfetta cottura dei pezzi, che pertanto presentano un’ottima lucentezza.
Le commissioni più importanti restano legate alla corte di Urbino nonché ai Gonzaga di Mantova, parenti acquisiti dai Della Rovere, in virtù del matrimonio celebrato nel 1505 tra Francesco Maria ed Eleonora Gonzaga. Non mancarono realizzazioni per alcuni dignitari veneziani quali Giacomo Michiel, Jacopo Pesaro ed altri, con i quali probabilmente Xanto venne in contatto grazie alla permanenza del duca a Venezia, dopo che, a partire dal 1524, aveva assunto il comando generale delle truppe della Serenissima.
Le realizzazioni più importanti risalgono agli anni ‘30, quando l’artista rodigino cominciò a firmare le proprie maioliche istoriate col nome di Xanto. Probabilmente si trattò di una trasposizione in veste classica del troppo comune Santo: dunque una sorta di nome d’arte più confacente ad un personaggio colto e raffinato quale tendeva a palesarsi.
Il suo primo nome era però Francesco e, prima di caratterizzarsi artisticamente col nome di Xanto che lo renderà famoso, il pittore rodigino era solito contraddistinguere le sue opere con le prime tre lettere di questo nome, ovvero “Fra”, procurando in tal modo non poco imbarazzo tra gli studiosi che inizialmente pensavano si trattasse di un frate. In altri pezzi di questo periodo anteriore al 1530, si trova spesso la sigla “F. R.” ovvero Francesco Rovigiese, come ebbe anche a definirsi.
Tutte indicazioni queste che venivano apposte sul retro del piatto istoriato, dove Xanto era solito anche segnalare le caratteristiche del soggetto dipinto, utilizzando la seguente terminologia: “fabula” per i soggetti mitologici, “historia” quando la scena si riferiva a fatti accaduti o tramandati come tali, “nota”, quando vi erano implicazioni di tipo morale. Ma in alcuni casi le informazioni erano più sviluppate e proposte in forma di endecasillabi, spesso sulla falsariga dei versi del Petrarca.
Xanto ebbe sicuramente dei seguaci a Pesaro, dove si trasferì la corte ducale con Guidobaldo II della Rovere, successore di Francesco Maria, ed anche a Deruta. E i suoi seguaci continuarono la consuetudine – di cui va attribuita sicuramente la primogenitura a Xanto – di tracciare iscrizioni sul retro dei piatti istoriati.
Realizzazioni queste che al tempo venivano comunemente utilizzate come servizio da mensa soprattutto nelle “delizie” dei Signori del Rinascimento italiano, e che oggi costituiscono pregiati pezzi di collezioni museali, nelle quali rivivono, con la incorrotta lucentezza degli smalti, le scene istoriate dipinte cinque secoli fa dall’artista rodigino.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Xanto Avelli”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/xanto-avelli/