Quelle di Giacciano e Baruchella sono terre che hanno conosciuto per lunghi periodi le intemperanze dei grandi fiumi che le circondano. In particolare nel 1438, in seguito alla rotta dell’argine destro dell’Adige, in prossimità del centro abitato di Castagnaro, paese in territorio veronese ai confini con la nostra provincia, le acque invasero le terre circostanti. Poi, seguendo l’inclinazione della pianura, scesero verso il Tartaro, che raggiunsero in prossimità di Canda, creando con il loro deflusso un corso d’acque tortuoso. Ebbe così origine l’alveo del “Castagnaro” che segnò in modo indelebile il territorio lasciandolo impaludato per lunghi periodi.
Strappare la terra alle acque per restituirla alla popolazione fu un’opera lunga e complessa. Molto fece un’antica famiglia di bonificatori, i nobili Cisamini detti “Baruchello”, da cui ebbe origine il toponimo che contraddistingue il paese. Seguì la grande bonifica dei Bentivoglio nel Seicento e, successivamente, tra il 1858 e 1865, al tempo degli Austriaci, lo scavo della Fossa Maestra che utilizzò l’alveo del Castagnaro.
La Fossa attraversa il paese di Baruchella: presso la riva destra si erge la chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro martire, con la sua facciata settecentesca, mentre nei pressi della sponda opposta sorge l’edificio delle scuole, davanti al quale si innalza la bella statua dedicata ai caduti, realizzata nel 1957 da Gualtiero Bertoni.
L’argine della Fossa Maestra, a lungo in stato di abbandono, si è sempre più caratterizzato negli anni come un luogo impervio, una zona boschiva degradata, il cui accesso era sbarrato da un groviglio di rovi e sterpaglie che impedivano di fatto il passaggio alla rive del canale. Ma fortunatamente nel 1996 un gruppo di ambientalisti volontari ha avviato una pregevole opera di recupero degli argini: con grande sacrificio hanno ridato vita nuova alla rive, rendendo agibili e fruibili ambedue gli argini.
Ne è nato il “Parco della Fossa Maestra”, un sentiero verde di otto chilometri, curato, ben percorribile a piedi, in bicicletta o a cavallo. Si sviluppa lungo le due sponde del corso d’acqua, partendo dal ponte di Baruchella fino al ponte del “Passetto” di Trecenta.
Raggiungere il Parco della Fossa Maestra si caratterizza come una coinvolgente esperienza sensoriale – olfattiva oltre che visiva – che diviene particolarmente intensa a maggio quando si è avvolti dal profumo dei biancospini fioriti: i bianchi grappoli pendono specchiandosi nell’acqua, lasciando una scia di petali che scorrono placidamente verso Canda per poi mescolarsi con le acque del Tartaro, che prende il nome di Canalbianco nel suo lungo percorso verso il mare.
Si possono ammirare piante e fiori in crescita spontanea, stupende acacie, rovi carichi di more e alberi che celano nidi di pendolino, fringuelli e pettirosso. Poi ecco spuntare fra i cardi un martin pescatore.
Dal basso argine sul far della sera si intravedono tra i rami le luci di Giacciano con la sua piccola e suggestiva piazza e la bentivolesca chiesa neoclassica.
Il susseguirsi delle stagioni, dai colori dell’autunno al tripudio della primavera che veste di fiori acacie e biancospini, provoca sensazioni uniche. Si tratta di un luogo dove è ancora possibile godere di bucolica tranquillità: uno scenario di profumi e suggestioni da vivere e ancor più assaporare in sella ad un cavallo, un animale empatico, un generoso compagno di vita oltre che di avventure, rispettoso con il suo tranquillo avanzare di un luogo il cui silenzio è rotto solo dal canto di un merlo o dal ritmo del picchio.
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Come citare questo articolo
Anna Valentini. “Nel Parco della Fossa Maestra”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/nel-parco-della-fossa-maestra/