Non è solo la centralità geografica a caratterizzare Fratta nell’ambito del Polesine, ma sempre più la sua centralità culturale. Dopo che nei mesi scorsi i riflettori si sono accesi sulla Badoera, dapprima per il cinquecentenario del Palladio, poi per l’inaugurazione della mostra dedicata a Giò Ponti, e successivamente per l’inaugurazione del Museo archeologico nelle barchesse della Villa, ecco che un’altra importante occasione di conoscenza e valorizzazione ha avuto come riferimento il paese, legato anche, come è noto, al nome di Matteotti e alla presenza della Carboneria.
Questa volta è stata una principessa a portare alla ribalta Fratta Polesine: Lucrezia Gonzaga, che nel 1541 divenne frattense dopo aver sposato il capitano di ventura Gianpaolo Manfrone proprietario di un palazzo-castello nel centro polesano. La riscoperta dell’illustre personaggio e la sua rivalutazione nell’ambito della cultura rinascimentale si deve a due studiosi, Renzo Bragantini, filologo e docente presso l’Università la Sapienza di Roma e Primo Griguolo, storico e studioso polesano, autori del libro “Lucrezia Gonzaga, lettere. Vita quotidiana e sensibilità religiosa nel Polesine di metà Cinquecento”, edito dalla Minelliana di Rovigo.
Dall’opera esce un profilo inedito della sensibile quanto colta principessa che fece di Fratta Polesine un punto di riferimento della cultura umanistica padana, tenendo rapporti epistolari con personalità di spicco dell’epoca. Lettere redatte non solo allo scopo di comunicare, ma spesso anche per mettere a fuoco problematiche di natura filosofico-religiosa: quasi dei piccoli saggi dunque, meritevoli di essere divulgati. Una consapevolezza questa che evidentemente non sfuggì a Lucrezia, giacché l’epistolario ebbe effettivamente una sua pubblicazione a Venezia nel 1552. In tutto 312 missive, di cui 240 hanno come luogo di partenza Fratta Polesine, 42 Rovigo, 10 Costa, mentre le rimanenti 20 portano come riferimento luoghi diversi, tra cui Venezia, Verona e Luzzara.
La nuova edizione, promossa a distanza di quasi cinque secoli dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo e dal Comune di Fratta Polesine, si qualifica come la prima versione critica moderna degli scritti di Lucrezia Gonzaga. Lettere contenenti annotazioni che presupponevano conoscenze filosofiche, affinate in particolare dalla lettura degli scritti di Erasmo da Rotterdam. Cosicché nel passato si pensò che non fossero opera della penna di una delicata signora dalle nobili origini, ma produzioni letterarie di Ortensio Lando l’umanista con cui certamente Lucrezia ebbe modo di confrontarsi.
Lo studio di Bragantini e Griguolo fa luce anche su questo versante, riconoscendo definitivamente in Lucrezia Gonzaga l’autentica autrice delle Lettere, e riservando al Lando tutt’al più il ruolo di coordinatore e sovrintendente dell’operazione di stampa.
Grande soddisfazione a Fratta lo scorso 21 marzo alla presentazione del volume nella fascinosa cornice dell’antica chiesa di San Francesco. Un’iniziativa che ha avuto una suggestiva apertura grazie ad un concerto di musiche rinascimentali eseguito dal gruppo “Corte antica di Castefranco Veneto. Sono seguiti gli interventi del sindaco Riccardo Resini, di Adriano Buoso, presidente della fondazione Banca del Monte, Mario Cavriani, presidente dell’associazione Minelliana e Laura Negri, assessore alla cultura della Provincia di Rovigo. La parola è poi passata ai relatori: Gabriella Zarri dell’Università di Firenze, Gino Benzoni della Fondazione Cini di Venezia, Renzo Bragantini e Primo Griguolo, curatori dell’opera.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Le lettere di Lucrezia Gonzaga”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-lettere-di-lucrezia-gonzaga/