Affollata, in un clima sospeso tra timori e speranze, si è svolta lo scorso 13 marzo al Censer di Rovigo l’assemblea degli industriali polesani. E’ toccato ad Emma Marcegaglia, in videoconferenza da Palermo, aprire i lavori puntualizzando le problematiche connesse alla crisi. Ha avanzato richieste pressanti al governo per iniziative immediate, finalizzate ad arginare una situazione veramente grave che rischia di vedere la chiusura di molte imprese, specie del nord, con conseguenze drammatiche per l’occupazione.
Tematiche che Fabrizio Rossi, neopresidente di Unindustria ha ben presenti, alle quali ha fatto riferimento nel prendere la parola al Censer dopo Emma Marcegaglia, per lumeggiare in particolare la situazione polesana, fatta in larga misura di controterzisti e quindi particolarmente esposta alla crisi. Ma Rossi non ha mancato di lanciare segnali di speranza, nella consapevolezza che la crisi, per quanto grave, sicuramente passerà, e pertanto è necessario non scoraggiarsi, ma anzi moltiplicare l’impegno. Ci incontriamo col presidente Rossi dopo l’importante assise degli associati ad Unindustria per alcune valutazioni connesse alla nostra realtà territoriale.
“Con molto impegno. Mi sono infatti improvvisamente trovato, come neopresidente provinciale di Unindustria, a far fronte contemporaneamente a tre situazioni che richiedono grande attenzione. Prima di tutto la fusione di due associazioni, ovvero la Confindustria polesana e l’Api (Associazione Piccoli Industriali) confluite nell’Unindustria, con tutti i problemi di armonizzazione e integrazione facilmente comprensibili. Poi la crisi globale che si fa sentire in modo consistente e che richiede iniziative di sostegno e di indirizzo per gli associati. Ed infine la necessità di avviare una serie di azioni di concertazione con le istituzioni e i vari soggetti che possono incidere sullo sviluppo della nostra terra”.
– E in quest’ultimo ambito qual è il suo sentore?
“La mia convinzione è che c’è molto da fare. C’è poca abitudine al confronto sia a livello associativo che tra associazioni diverse e le istituzioni. Inoltre non c’è una chiara visione degli obiettivi da perseguire. Se poi aggiungiamo i rallentamenti imposti dalla burocrazia, ne consegue una situazione caratterizzata da una lentezza esasperante. Viceversa, soprattutto in questa situazione di crisi, occorrerebbero decisioni rapide ed obbiettivi condivisi”.
– Quali sono secondo Lei gli aspetti più interessanti che presenta oggi il Polesine?
“Innanzitutto c’è una prerogativa da sottolineare: qui da noi si vive bene, non c’è lo stress, l’affollamento, il ritmo ossessivo delle zone congestionate. Questa opportunità va sfruttata meglio anche per confrontarsi sui temi più importanti. L’aspetto logistico è poi molto favorevole, dato che il Polesine si trova in pratica al centro di un crocevia Nord-Sud (ovvero A 13 e linea ferroviaria Bologna-Padova e quindi Venezia e Trieste), Est-Ovest (Idrovia e Transpolesana che diverrà autostrada per vari aspetti alternativa all’A 4). C’è poi un’agricoltura fiorente che può raccordarsi con progetti industriali. E non da ultimo c’è un’ampia zona, quale si presenta il Delta, da valorizzare sotto il profilo turistico”.
– Su quest’ultimo aspetto, quello del turismo appunto, il responsabile del settore turismo di Unindustria Pierantonio Macola, nel corso della recente assemblea, ha espresso parole lusinghiere parlando anche del Distretto Turistico.
“ E’ così. La costituzione del Distretto ha rappresentato un successo per l’alta adesione e l’entusiasmo dimostrato dai soggetti interessati. L’industria turistica del Polesine diviene ufficialmente sistema con la nascita del ‘Distretto Turistico del Polesine e del Parco del Delta del Po’, che consorzierà circa 229 aziende del territorio, con 2034 addetti direttamente impiegati, e 59 enti e istituzioni territoriali. Stiamo avviando queste sinergie perchè recepiamo, forti e primarie, le richieste del mercato che vedono salire nettamente il comparto legato al turismo Verde, enogastronomia e natura, rispetto alla tradizionale offerta balneare. A livello nazionale il turismo è la nostra prima industria, pari al 10 del Pil, ed il Veneto è la regione italiana leader per arrivi internazionali.
In Polesine siamo ancora agli albori di questo sistema ma le eccellenze nascoste di oggi, grazie alla rete che vogliamo creare, potranno finalmente diventare riconosciute domani. Dare visibilità al territorio quindi attraverso un network che integri tutte le realtà capaci di promuovere il Polesine.”
– Ma il nostro Polesine, dal punto di vista imprenditoriale e di innovazione riserva veri punti di eccellenza?
“Vi sono varie realtà importanti, attività caratterizzate da un interessante valore imprenditoriale. Voglio qui segnalare l’interessante attività di studio e ricerca che si sta sviluppando al Censer nell’ambito delle materie plastiche: il laboratorio TE.SI., (TEcnologie e SIstemi di lavorazione delle materie plastiche), nato nel 2007 su iniziativa del Distretto Multipolare Veneto della Gomma e delle Materie Plastiche e dell’Università degli Studi di Padova, con il supporto di Confindustria Rovigo. TE.SI. si configura come centro di eccellenza a livello nazionale per la ricerca scientifica ed industriale nel settore dei materiali polimerici. Al suo interno vengono effettuate analisi, prove ed attività di ricerca ed alta formazione, in grado di fornire ottime opportunità e prospettive di crescita anche per le aziende del territorio.
La professionalità dei ricercatori, la vicinanza con lo Sportello SPINA per l’Innovazione Tecnologica e con il CUR (Centro Universitario Rovigo), nonché il posizionamento nell’area Censer Rovigo Fiere (facilmente raggiungibile e dotata di spazi adeguati) ne hanno fatto un punto di riferimento per tutte le imprese interessate ad incrementare la propria conoscenza nel settore.
Il 5 marzo 2009 inoltre è stato inaugurato sempre al CUR (Consorzio Università Rovigo), il nuovo Master dell’Università di Padova dal titolo “Advanced engineering for polymer processing industry: esperto di prodotto e di processo nella lavorazione dei materiali polimerici”. Il Master è il risultato di una serie di iniziative che l’Università di Padova ha intrapreso in provincia di Rovigo in partenariato con Unindustria Rovigo, il Distretto Multipolare Veneto della Gomma Plastica e l’Amministrazione Provinciale: una squadra molto attiva, che ha portato prima alla creazione del Laboratorio “Te.Si.” (con competenze e strutture per la ricerca), poi all’attivazione di un nuovo percorso di specializzazione all’ITIS “F. Viola”, ed ora all’alta formazione.
– Affrontiamo l’importante tema dell’energia. Parto da una mia considerazione: personalmente mi aspettavo che l’Italia, privata del nucleare (a prescindere se questa sia stata una scelta positiva o negativa) sarebbe stata in primissima fila a livello mondiale nel campo delle energie rinnovabili. Perché dopo la rinuncia del nucleare si è rinunciato anche ad investire nel solare?
“In effetti nel settore dobbiamo purtroppo registrare un ritardo di almeno dieci anni. In prima posizione a livello mondiale c’è la Germania, che attualmente da sola copre ben la maggior parte della produzione europea. Ciò che ha favorito questo sviluppo in Germania, anche se meno favorita dal sole rispetto all’Italia, è stato soprattutto la politica degli incentivi che da noi è iniziata solo oggi”.
– Non sarebbe dunque auspicabile un impegno più marcato in questo settore nel Polesine, della cui vocazione turistica e ambientale abbiamo da poco parlato? O c’è solo l’opzione carbone?
“Attualmente sul tappeto c’è, come è ben noto, il progetto dell’Enel per una centrale che utilizzi come combustibile il carbone. Un progetto che non va respinto per due motivi fondamentali: perché usa una tecnologia molto avanzata che riduce al minimo l’inquinamento e perché è un’occasione importantissima di sviluppo e lavoro per la nostra terra. Inoltre va nel senso di diversificare le fonti energetiche che a livello nazionale non possono essere limitate al solo metano. Infine può divenire una fonte di reddito per l’agricoltura, dato che, assieme al carbone è prevista la combustione delle biomasse ovvero da legname e scarti della produzione agricola”.
– Qui in Polesine si vocifera che l’Associazione degli industriali, oggi Unindustria, sia poco attenta agli aspetti culturali e ai non pochi fermenti presenti anche nel mondo del volontariato. Qual è la sua posizione in proposito?
“La mia elezione è molto recente. Sto ancora distribuendo le deleghe, e quindi devo scegliere il referente specifico all’interno di Unindustria. Premesso che purtroppo i fondi sono ridotti al lumicino, posso comunque dire che non rinunceremo a fare la nostra parte.”
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Unindustria e il Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/unindustria-e-il-polesine/