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STORIA - TRADIZIONI

La Fondazione Banca del Monte

Risalgono ai primi anni del XVI secolo le radici dell’istituzione rivitalizzata nel corso degli ultimi vent’anni

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 41 2010 pp. 58–61

Vent’anni fa, nel 1990, veniva promulgata la “legge Amato”, che prevedeva la nascita delle fondazioni bancarie, ovvero lo scorporo delle attività di beneficenza dagli Istituti di credito di riferimento. In ossequio a tale normativa due anni dopo, nel 1992, prendeva vita nel capoluogo del Polesine la Fondazione Banca del Monte di Rovigo.

L’istituzione, che risulta l’unica fondazione di origine bancaria tutta polesana, è un ente privato di utilità sociale, con la responsabilità – come ha in varie occasioni sottolineato il presidente dott. Adriano Buoso – di appartenere ai cittadini di Rovigo. Le iniziative vengono deliberate dagli Organi istituzionali, seguendo le linee programmatiche rivolte a scopi di utilità sociale e di promozione del territorio, con un particolare impegno nel settore dell’arte e dei beni culturali, in quello dell’istruzione e della formazione, ed in quello relativo ad attività filantropiche e di beneficenza.

Una serie di iniziative, svolte con continuità che qualificano la Fondazione Banca del Monte di Rovigo come un importante riferimento per lo sviluppo culturale e sociale, nonché per la promozione del territorio. Un’attività solidaristica apprezzata, che trova le sue radici in anni molto lontani quando, oltre cinque secoli fa, furono poste le basi di quella che poi sarebbe divenuta la Banca del Monte.

XVI secolo: nasce il Monte di Pietà

Fu infatti tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo che in Italia nacquero i primi “Monti Frumentari”, consistenti nella gestione di ammassi di grano a cui attingere con finalità di solidarietà per venire incontro alle necessità dei cittadini, specie nei periodi di crisi, con distribuzioni a prezzi calmierati. E a Rovigo il “monte frumentario” venne avviato l’8 giugno 1508, col nome di “Fondaco dei Poveri di Gesù Cristo”. Lo rivela un manoscritto del Consiglio Comunale cittadino conservato presso l’Accademia dei Concordi, che chiarisce come tale istituzione sia stata successivamente denominata “Monte di Pietà”, avendo come scopo precipuo quello di distribuire in prestito il grano, o venderlo a prezzo mite. Destinatari i cittadini di Rovigo, con particolare riguardo i meno abbienti.

Un aspetto caritatevole sta dunque alla base dell’istituzione dei Monti frumentari, il cui avvio in vari centri d’Italia era caldeggiato in particolare dai Frati Minori Osservanti; religiosi molto vicini alle fasce più emarginate della popolazione, decisamente contrari al prestito ad interesse, ritenuto una forma di usura. Una pratica quest’ultima vietata ai cristiani che, pertanto, finì per divenire appannaggio degli ebrei. Nella Terraferma veneta fu in particolare il beato Bernardino da Feltre a prodigarsi affinché si diffondessero i Monti di Pietà.

Avviata dunque nel 1508, l’istituzione rodigina assunse in modo definitivo la denominazione Monte di Pietà alla fine del 1545: fu infatti nella seduta del 6 dicembre di quell’anno che il Consiglio Comunale di Rovigo approvò definitivamente lo statuto dell’ente procedendo alla nomina di 12 Conservatori destinati a formare il Collegio del Monte. Prendeva pertanto il via il nuovo ente dotato di una normativa comprendente Ordini, Capitoli e Provvisioni per il governo, nonché per il sostegno e l’aumento dell’Istituto.

A garanzia dell’azione del Monte – e dei cittadini che intendevano affidare all’istituzione i propri risparmi – il neo-costituito istituto poté giovarsi dell’affido in gestione dei fondi delle Opere Pie (Ospedale, Lazzaretto, Sindacato dei Poveri) un patrimonio questo che competeva al Comune di Rovigo. Così concepito, il Monte di Pietà di Rovigo, a partire da metà del XVI secolo fu in grado di assolvere ai propri compiti istituzionali, sostenendo le categorie sociali più deboli e prestando il denaro ai poveri a tassi di interesse limitati, sicuramente inferiori a quelli praticati dai banchi di prestito ebraici.

1648: la nuova sede a Palazzo Campo

Importanti innovazioni si ebbero nel corso del XVII secolo, con la riforma degli statuti del Monte di Pietà rodigino, avvenuta nell’anno 1608, che ebbe come conseguenza un ampliamento dell’attività creditizia dell’Istituto. Un ruolo via via più rilevante, che richiese l’acquisizione di una nuova sede; obbiettivo raggiunto nel 1648 con l’acquisto di Palazzo Campo (accostato al Roverella), la cui facciata principale si apriva sulla pubblica piazza del capoluogo, estendendosi fino al retrostante Adigetto.

La nuova sede poté pertanto contare da subito su due accessi, a cui ben presto se ne aggiunse un terzo dall’attiguo Palazzo Roverella. Infatti, con approvazione del Rettore Boldù, nella seduta del Collegio del Monte dell’11 luglio 1648 fu deliberata l’apertura di un’entrata dal grande edificio quattrocentesco, sulla cui facciata, a ricordo dell’avvenimento, fu successivamente posta una lapide, tuttora esistente. E non a caso la Galleria che sottopassa palazzo Roverella fu dedicata al beato Bernardino da Feltre, propugnatore – come si è detto – di tali istituzioni.

L’evoluzione del XIX secolo

Iniziative di diverso orientamento si registrarono nel corso del XIX secolo. Dapprima, nel 1807, quando Rovigo costituiva parte integrante del Regno Italico controllato dalla Francia napoleonica, il Monte di Pietà fu assimilato agli enti di beneficenza e pertanto passò alle dipendenze della Congregazione di Carità composta dal Podestà (presidente) e dai consiglieri eletti dal Consiglio Comunale. Successivamente, nel 1822, quando da qualche anno il Polesine con tutto il Lombardo-Veneto era entrato a far parte dell’Impero Austrungarico, vennero accentuate le attività di credito: di qui, sull’esempio delle Sparkasse austriache, l’Istituto, venne identificato come “Santo Monte di Pietà e Cassa di Risparmio di Rovigo” da cui originò poi l’attuale Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Nell’ultimo scorcio del XIX secolo, nell’Italia unificata con Roma capitale, nuovi ripensamenti: dapprima nell’anno 1885 si ebbe la separazione dei due rami di attività e poi, viceversa, con la legge del 4 aprile 1898, si tornava ad indicare i Monti di Pietà come istituti misti di beneficenza, previdenza e credito.

La Banca del Monte

Col nuovo secolo la sezione credito divenne sempre più importante, tanto che, per meglio identificare il ruolo dell’istituto, ne fu variato il nome, dapprima in “Monte di Credito” e poi in “Banca del Monte”, il cui ultimo Statuto fu approvato nel 1980. Le attività di beneficenza venivano pertanto decise dallo stesso Consiglio di Amministrazione, su base percentuale relativa all’attivo annuale.

La nascita della Fondazione

Fu nel 1990 che, con la citata Legge Amato, si previde lo scorporo delle attività di beneficenza da quelle del credito. Diverse erano le finalità e pertanto separati dovevano essere i Consigli di Amministrazione. Ebbero così origine le fondazioni, autonome rispetto alle banche di riferimento, ed il 10 agosto 1992 nacque la Fondazione Banca del Monte di Rovigo, la cui sede attuale si trova in piazza Vittorio Emanuele II.

La Fondazione ha continuato ad operare a beneficio della comunità rodigina e polesana anche dopo il rilevamento dell’istituto bancario da parte della Cassa di Risparmio di Verona. Sebbene in vesti e forme diverse, la Fondazione Banca del Monte di Rovigo ha mantenuto quindi nel capoluogo del Polesine un patrimonio la cui rendita consente di dar vita ogni anno a molteplici iniziative sul piano sociale, culturale e della promozione del territorio.

In definitiva – come sottolinea il presidente Buoso – è stato salvaguardato proprio lo spirito solidaristico, base di avvio della Banca del Monte, le cui radici risalgono ad oltre 500 anni fa. E a conferma della continuità del suo ruolo, della sua origine storica e della sua funzione sociale, del suo radicamento geografico e del suo legame con il territorio, la Fondazione Banca del Monte di Rovigo ha voluto adottare, quale logo rappresentativo, la pregevole Pietà, dello scultore rinascimentale Tullio Lombardo, ammirabile presso la chiesa parrocchiale dei SS. Francesco e Giustina di Rovigo.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La Fondazione Banca del Monte”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-fondazione-banca-del-monte/

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