E’ noto come il Delta moderno abbia una sua data di origine, identificata nel 1604 allorché, conclusi i lavori del “taglio di Porto Viro”, la foce del grande fiume iniziò ad assumere una nuova configurazione, sviluppatasi progressivamente nel corso di quattrocento anni.
Un lungo intervallo temporale questo, nel corso del quale l’intervento dell’uomo è stato costante, mirando soprattutto a due finalità: consolidare gli argini del fiume e togliere le acque stagnanti dal territorio bassopolesano. Obiettivi non facili da conseguire, che solo nel secolo da poco concluso sono stati raggiunti stabilmente, grazie ai moderni mezzi di movimento terra e a sempre più sofisticate macchine idrovore in grado di smaltire in poche ore le acque meteoriche eccedenti.
Risultati eccellenti, raggiunti in virtù di un’efficiente e capillare gestione del territorio che vede protagonista il Consorzio di bonifica bassopolesano, il quale da gennaio 2010 – in seguito alla legge regionale di riordino di tali enti – ha assunto la nuova denominazione “Consorzio di Bonifica Delta del Po”, al posto di “Delta Po Adige”. Solo un cambio di nome per la realtà bassopolesana, che ha conservato la stessa estensione territoriale precedente (a differenza di altri enti analoghi che, dimezzati nel numero, hanno visto ampliata la competenza sul territorio).
E’ quella del Consorzio di Bonifica un’azione importante di tutela del territorio, che la nuova legge regionale ha ribadito, estendendo ulteriormente le competenze dell’ente, il quale, oltre alle tradizionali azioni di bonifica ed irrigazione, svolge consistenti attività in campo ambientale, con competenze perfino in materia di protezione civile.
Ci incontriamo col neo-riconfermato presidente Fabrizio Ferro che ci informa dei principali risultati ottenuti nel corso del passato quinquennio e dei progetti in corso di esecuzione.
– Presidente, iniziamo dalla vivificazione delle lagune.
“Questa è sicuramente una delle azioni più importanti e qualificanti svolte dal nostro Consorzio. Senza gli interventi di vivificazione delle lagune, questi specchi d’acqua sarebbero destinati all’anossia: una catastrofe per il delta. Nel prossimo futuro, grazie ad un apposito stanziamento regionale (4 milioni e mezzo di euro) si procederà allo scavo dei canali interni per garantire il ricambio delle acque nelle lagune del delta. Un’azione, questa della vivificazione delle lagune, che negli anni ha visto un particolare impegno dell’ex direttore Lino Tosini, da poco in pensione. Ha assunto pertanto il ruolo di direttore Giancarlo Mantovani (ex vicedirettore), che è ben consapevole di tutte le problematiche in essere”.
– La salubrità delle sacche e delle lagune – osserviamo – è importante per il mondo della pesca, ma anche per il turismo.
“Certamente. Ed aggiungo che, legato in particolare all’aspetto turistico, c’è un altro importante progetto in fase di esecuzione: quello della navigazione interlagunare, che in pratica permetterà alle imbarcazioni di raggiungere la laguna di Venezia partendo dalla Sacca di Goro, senza affrontare mai il mare aperto. E ciò grazie ad una rete di canali in parte già realizzata all’interno delle sacche e delle lagune del delta”.
– E’ quello dell’estremo delta un ambiente che richiede specifiche manutenzioni…
“Il Consorzio è particolarmente impegnato nell’attuazione degli sbarramenti contro la risalita del cuneo salino. Oggi ci sono sistemi più efficaci di quelli installati da tempo che andranno sostituiti. Stiamo poi completando la realizzazione di un nuovo ponte sul Po delle Tolle per collegare Scardovari con Polesine Camerini. E sotto questo ponte sarà installato un carroponte per la gestione ottimale e la manutenzione della esistente barriera antisale. Ma stiamo intervenendo anche in mare aperto, a due tre miglia dalla costa, con la posa sui fondali di barriere artificiali per migliorare l’habitat marino a favore della flora e della fauna, una sorta di “tenue” artificiali”. E già si vedono i primi significativi risultati”.
– Altre iniziative in cantiere?
“Recentissima è la notizia di un finanziamento nazionale di 5 milioni e 400 mila euro (in base ad un progetto presentato nel 2004) che ci permetterà di procedere ad un riordino irriguo del bacino sinistra Adige Chioggia. Un analogo stanziamento è previsto per l’impianto irriguo a bassa pressione di Rosolina, in sostituzione di quello oneroso attualmente in uso. C’è poi in atto l’importante intervento di bacinalizzazione dell’acqua dolce di Volta Vaccari di Porto Tolle, comune in cui è in atto anche l’adeguamento della rete idrica”.
– Il Consorzio è impegnato anche sul piano della cultura…
“Da questo punto di vista il nostro fiore all’occhiello è rappresentato dal Museo di Ca’ Vendramin, dal 2005 inserito nel Sistema Museale della Provincia, con l’apertura di un Centro Visitatori in collaborazione con l’Ente Parco. Collegati al museo di Ca’ Vendramin sono poi altre ex idrovore dismesse, site nel territorio di Porto Viro, i cui edifici sono stati recentemente recuperati, grazie al progetto Ecosiste finanziato dalla Regione del Veneto. Il 30 ottobre 2009 è stata inoltre formalmente costituita la Fondazione Ca’ Vendramin, col relativo “laboratorio internazionale delta e lagune” in contatto non solo con le realtà deltizie del Mediterraneo, ma anche con il Brasile, l’Argentina ed il Vietnam. La Fondazione, che oltre al Consorzio Delta del Po, è sostenuta dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Rovigo e dall’Ente Parco Regionale Veneto Delta del Po, ha come direttore Lino Tosini che, dopo il pensionamento dal Consorzio, ha accettato di seguire questa importante realtà che sta muovendo i primi passi, che auspichiamo importanti per il futuro della nostra terra”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il Delta e la bonifica”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-delta-e-la-bonifica/