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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’impronta della Serenissima

A Vescovana in visita, alla bella Villa Pisani col suo splendido giardino, voluto da Evelina, la “contessa turca”

di Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 22–25

E’ incastonata nel verde della campagna, tra alberi secolari e vigilata dalla maestosa possanza degli antichi platani che bordano la piazza, Villa Pisani, a Vescovana.

Entrando in paese, da qualunque direzione, la si incontra: come centro al quale giungere per stringere la mano ad un passato che rievoca persone, fatti ed eventi impressi nella memoria dei più anziani o celati tra le pagine dei libri e le sembianze delle costruzioni.

Ora la villa appartiene alla signora Bolognesi-Scalabrin che ama definirsi, non la proprietaria, ma la custode di questo affascinante complesso, la cui storia ha radici antiche. Che si prolungano in lontane acquisizioni territoriali dei nobili Pisani, divenuti proprietari, nel 1468, di un vero feudo, comprendente i paesi di Vescovana, Stanghella, Boara e Solesino, in un’asta della Serenissima dopo la confisca ai discendenti degli Estensi.

Le laboriose opere di bonifica di terreni acquitrinosi, sottoposti ai capricci acquei dell’Adige e del Gorzone, diedero una più felice collocazione a Vescovana che compare, con la sua Villa, nella carta catastale (RETRATTO DEL GORZON-copia del 1633 di un originale del 1588) conservata in un’apposita sala del Museo Civico-etnografico di Stanghella a cura del Gruppo della Bassa Padovana guidato dal prof. Camillo Corrain.

Il disegno mostra una costruzione massiccia, arricchita da due lunghe barchesse laterali, segno di una ruralità intensa e produttiva.

La sua evoluzione è comunque sottoposta alle alterne vicende della famiglia Pisani ed alle vicissitudini che inducono a cambiamenti, trasformazioni e sovente anche a dispersioni di testimonianze preziose.

In un documento dello storico A. Cittadella, relativo a “La condizione di decima” – 1661, si cita una “casa domenicale con giardini, bruolo, horti, et cortile, con campi arativi, prativi e pascolivi”. Nel “quaderno di vescovana dal 1782 al 1810 (Museo di Stanghella) si trovano altresì dati relativi alla “Casa dominicale con brollo, giardino ed altre adiacenze”. Sono queste diciture a far comprendere l’importanza di un’abitazione patrizia con fiorente “corredo” di piante floreali e fruttifere.

Si realizza così pienamente l’idea di un “feudo” di campagna, nel quale il ciclo delle creature è in sintonia perfetta. La terra è fertilizzata con il concime delle scuderie; le piante da frutto (dai cedri, ai limoni, ai peschi…) sono parte del bilancio.

Per avere notizie più complete si giunge alla metà dell’ ‘800 quando, nella storia dei Pisani, entra una figura solare e misteriosa nel contempo: Evelina van Milligen che nel 1852 sposa Almorò III Pisani e giunge a Vescovana. Nota con l’appellativo di “contessa turca”, Evelina è cosmopolita, di profonda cultura e di squisita sensibilità.

Nata a Costantinopoli, da padre inglese e madre francese, ella trasforma la tenuta di Vescovana in una DOGE’S FARM. E’ questo l’appellativo dato alla Villa dalla scrittrice inglese Margaret Symonds, ospite della contessa ed autrice del libro “Days spent on a doge’s farm” (Londra 1893) nel quale sono narrati i giorni trascorsi a Vescovana insieme al padre, il letterato Addington Symonds (History of the Renaissance in Italy).

Sono i tempi in cui la contessa Evelina, rimasta vedova nel 1880, profonde le sue energie di donna ancor giovane e dinamica, lavorando per lo sviluppo dell’enorme azienda agricola e prodigandosi anche in momenti drammatici come la rotta dell’Adige, nel 1882. E’ in quell’ occasione che la nobildonna fa intervenire l’esercito per innalzare un argine protettivo salvando così il paese dalla furia delle acque.

Evelina è un’innamorata della vita e della natura. E’ certamente questa profonda passione ad indurla a realizzare il giardino, che ancor oggi può essere considerato un gioiello nel cuore del paese, che la Symonds descrive nel suo libro. Un vero paradiso nel quale convivono preziose piante nell’armonia architettonica delle aiuole e dei viali lungo i quali passeggiare con la stupenda illusione di vivere un sogno.

L’imponente giardino occupa l’originario brolo ed è solcato da diramazioni che toccano l’antica ghiacciaia, una fontana dedicata alla Symonds, il giardino roccioso con piante alpine che la contessa conosce ed apprezza durante i suoi ripetuti soggiorni in Svizzera.

Nelle immagini d’epoca, la struttura appare definita da rigorose geometrie a ventaglio che vivacizzano la piatta fronte meridionale della Villa e sanciscono una simbolica fusione tra la secolare e multiforme storia dei Pisani con la creativa vivacità della van Milligen che inserisce nel suo paradiso botanico anche simbolici elementi islamici appartenenti alla sua cultura poliedrica.

La nobildonna, che tanto operò per dare lustro al “feudo padano”, scompare nel 1900 e l’asse ereditario passa così al Marchese Guido Bentivoglio d’Aragona, lontano pronipote dei Pisani.

Con la scomparsa della “contessa turca” si chiude dunque a Vescovana la storia dei nobili Pisani. Le grandi proprietà vanno ai Bentivoglio d’Aragona anche per l’intercessione del Patriarca di Venezia presso le Autorità di governo affinché l’eredità passasse ad una famiglia che tanti meriti aveva ottenuto al servizio della Serenissima.

Per Carlo Guido Bentivoglio fu un’autentica manna dal cielo, giacché il casato – noto per l’imponente bonifica attuata nell’alto Polesine tra il Canalbianco e il Po – si era ormai ridotto sul lastrico, con la cessione di tutti i beni polesani (ultima la Corte Bentivoglio di Giacciano passata ai Fiocco, oggi Milan) e il ritiro in alcune stanze del superstite palazzo Bentivoglio di Ferrara.

Unica erede di Carlo Guido Bentivoglio fu Elisabetta che sposò il conte Agostino Nani Mocenigo, il cui ultimo erede, Conte Agostino II, cedette la stupenda Villa agli attuali proprietari.

Ora è la Signora Mariella Bolognesi Scalabrin a curare con amore infinito questo meraviglioso angolo nel quale la storia ha lasciato le sue impronte incancellabili tra le pagine dei libri, sui mobili, nelle pietre, sugli alberi e lungo i viali del giardino nei quali ci pare sia tornata a passeggiare la contessa Evelina con il suo cestino di rose appena colte…

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Come citare questo articolo

Rosetta Menarello. “L’impronta della Serenissima”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/limpronta-della-serenissima/

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