Da oltre 25 anni la passione ci spinge a percorrere in lungo e in largo la provincia per osservare, fotografare, studiare le varie specie di piante ed animali selvatici che la popolano.
Nel corso di questo non breve periodo abbiamo visto diverse cose modificarsi: a volte in peggio, ma, fortunatamente, altre volte in meglio. Ed è proprio a quest’ultimo aspetto che intendiamo riferirci, focalizzando l’attenzione su alcuni esempi che hanno registrato un trend positivo. Lo facciamo con la speranza di trasmettere al lettore quell’entusiasmo che coglie l’appassionato ogni qualvolta il caso lo fa imbattere in qualche specie non banale.
Va innanzitutto detto che non sempre occorre spostarsi di molti chilometri per vedere qualcosa di interessante. Spesso è sufficiente uscire dal centro della città di Rovigo.
Gli Aironi
Iniziamo la rassegna con gli Aironi. Verso la metà degli anni ‘80 l’Airone cenerino era dato esclusivamente come svernante. In altri termini in Polesine lo si poteva osservare solo d’inverno ed esclusivamente nell’area deltizia.
Nel tempo si è verificata un’espansione sia geografica che temporale della specie, cosicché oggi l’Airone cenerino è presente tutto l’anno. Non solo: una colonia di questi volatili nidifica da tempo su un filare di alberi alle porte del capoluogo. A Granzette li troviamo assieme ad Aironi bianchi maggiori (tecnicamente si tratta di una colonia interspecifica).
L’avvistamento di Cenerini mentre con il loro lento e regolare battito di ali si spostano a poche decine di metri dal suolo oppure mentre sostano lungo le sponde di fossati e canali in cerca di prede è divenuta la prassi. In qualche occasione ci è pure capitato di vederli transitare sopra piazza V. Emanuele in pieno centro città.
Attorno ai primi anni ottanta la più nota rivista naturalistica italiana pubblicava alcune foto scattate nel Nord Europa nelle quali gli Aironi cenerini sostavano tranquilli in prossimità di pescatori sportivi in attesa del lancio di qualche boccone. Scene un tempo impensabili alle nostre latitudini stanno piano piano diventando consuete anche da noi.
Altri aironi contribuiscono ad impreziosire il nostro Polesine. Fra questi il Guardabuoi. Si presenta tutto bianco, simile ad una Garzetta, ma un po’ più tozzo e con il becco giallo. Nei documentari naturalistici è spesso ripreso mentre sosta sulla groppa dei bufali nelle savane dell’Africa.
È ancora viva l’emozione provata quando nel Delta del Po avvistammo per la prima volta un Guardabuoi. Allora – all’inizio degli anni ‘90 – l’osservazione costituiva un’autentica rarità. Nel tempo la specie ha conosciuto una rapida espansione ed è oggi segnalata un po’ ovunque: frequenta regolarmente pure le zone circostanti la città di Rovigo.
Poco prima del Natale del 2009 un individuo di Guardabuoi ha pascolato per diversi giorni su un prato limitrofo alla scuola media di S. Pio X. La cosa si è ripetuta anche nel 2010 e, qualche giorno dopo, un altro esemplare è stato avvistato mentre zampettava tranquillo nel giardino di una casa in quel di Granzette. Ovviamente nel Delta ci sono i contingenti più numerosi, ma gruppi di diversi individui sono visibili anche in medio ed alto Polesine. Soprattutto lungo l’asta del fiume Adige.
I Fenicotteri
Ma il caso più eclatante e famoso riguarda un altro trampoliere: il Fenicottero. Verso la metà degli anni ‘90 per poter osservare la specie occorreva recarsi in Sardegna, presso gli stagni di Cagliari ed Oristano oppure espatriare in Francia in Camargue. Un po’ alla volta si è iniziato ad avvistare qualche individuo anche da noi. Nel ‘95 un esemplare è rimasto alcuni giorni in una zona umida artificiale a Melara.
Sul finire degli anni ‘90 si registrarono le prime osservazioni nelle valli di Comacchio e, di lì a poco, nel Delta del Po. Valli e lagune del Delta risultarono di gradimento alla specie che qui ha trovato un ambiente ideale per la sosta, il nutrimento e la riproduzione. Come del resto doveva essere, visto che in epoca storica il Fenicottero era ben presente anche in Polesine.
Oggi dunque, senza recarsi in Camargue o in Sardegna è possibile ammirare tutto l’anno questi stupendi volatili rosa in gruppi che a volte raggiungono le migliaia di individui. Basta recarsi, armati di binocolo o cannocchiale, nelle valli del nostro bel Delta.
I rapaci
Anche nel campo dei rapaci si sono visti dei progressi. Fino a non molti anni addietro questi uccelli erano oggetto di attenzioni non proprio amichevoli da parte dei cacciatori. Venivano infatti annoverati fra i cosiddetti “nocivi” in quanto in grado di catturare alcune specie di interesse venatorio. Trovandosi inoltre al vertice della catena alimentare, subivano le letali conseguenze dell’accumulo nel loro grasso corporeo dei pesticidi un tempo usati massicciamente in agricoltura. Morale: ancora negli anni ‘90 l’avvistamento di un rapace era per l’appassionato un evento piuttosto raro.
Le cose sono andate un po’ alla volta migliorando. Vuoi per un atteggiamento più rispettoso da parte dei seguaci di Diana, bisogna dargliene atto. Vuoi per un diminuito utilizzo di pesticidi in agricoltura. Vuoi, infine, per l’aumentata disponibilità di siti di nidificazione dovuto all’espansione dei corvidi (spesso infatti i rapaci utilizzano nidi dismessi di gazze e cornacchie per riprodursi).
Oggi pertanto in tutta la provincia, da Melara a Pila, è possibile ammirare il Gheppio mentre batte rapidamente le ali rimanendo fermo sulla verticale ad una decina di metri dal suolo in cerca di prede. Ma capita anche di vedere questo piccolo falco svolazzare tranquillo in città. Ci è più volte capitato di avvistare il Gheppio in corrispondenza dei giardini Due Torri, in Commenda e a S. Pio X. Una coppia ha addirittura nidificato per due anni consecutivi su un cornicione dell’ITIS F. Viola di Rovigo utilizzando un nido dismesso di Tortora dal collare.
Altro rapace divenuto piuttosto comune, soprattutto d’inverno, è la Poiana. Si tratta di un uccello delle dimensioni grosso modo di una Cornacchia che ricorda una piccola aquila e che se ne sta sovente posato sui fili delle linee elettriche o sui rami di qualche albero. La specie si vede abbastanza comunemente in tutta la provincia, mentre in città gli avvistamenti sono più rari e, di solito, limitati alla periferia.
Un altro rapace, più elusivo dei precedenti, è lo Sparviere. Questi è, come dicono gli esperti, specie ornitofaga, ovvero che si nutre di consimili ed è pertanto il vero terrore dei piccoli e medi uccelli. Per le sua abilità di caccia era anche utilizzato in falconeria. Capita ormai con una certa frequenza di osservare anche lo Sparviere in città. Recentemente ne abbiamo avvistato uno nei presi del polo scolastico in Commenda.
La scena è stata la consueta: l’allarme e la disperata fuga dei passeri seguiti dall’agile sfrecciare di una sagoma scura lanciata al loro inseguimento. Nel caso specifico l’attacco è finito con un nulla di fatto e con lo Sparviere che, in ritirata, si è posato su un paletto di una vicina recinzione. Non sempre finisce così. In un’altra occasione in un incolto della prima periferia lo Sparviere, partendo da un filo della luce dove era posato, si è lanciato raso terra piombando all’improvviso, come un falco appunto, su un gruppo di piccioni domestici che pascolava ad una cinquantina di metri di distanza. Per uno di loro non c’è stato nulla da fare.
Fra i rapaci, un’altra presenza è divenuta da qualche tempo stabile nella nostra provincia: il Pellegrino, il falco per eccellenza. Praticamente assente fino a tutti gli anni ‘90, qualche sporadica osservazione la si è cominciata a fare verso i primi anni del nuovo millennio. Da un paio d’anni una coppia si è stabilita in una torre piezometrica di un comune del Delta del Po dove ha anche nidificato. Qualche altro esemplare lo si osserva sporadicamente qua e là. Recentemente, ad esempio, un Pellegrino ha sorvolato la nostra auto mentre transitavamo sulla Transpol esana all’altezza di Canda. Qualche altro esemplare lo si avvista con un certa regolarità nelle golene del Delta del Po.
Avvistare questa superba specie di falco, magari mentre è in fase di caccia, è sempre un’emozione per gli appassionati. Chi scrive ha avuto questa fortuna. Nelle campagne di S. Martino di Venezze un giovane Pellegrino si è lanciato su un gruppo di piccioni domestici e, forse per l’inesperienza legata all’età, si è lasciato sfuggire la preda che era riuscito ad artigliare.
Simile al Pellegrino ma di dimensioni più piccole è il falco Lodolaio, grande cacciatore di rondini, rondoni e balestrucci. Anche questa specie nel corso degli ultimi anni si è insediata stabilmente nel nostro territorio. La si osserva regolarmente in tutto il Polesine, soprattutto nelle vicinanze di pioppeti. Una coppia di questi falchi è stata avvistata anche in periferia di Rovigo all’altezza della “Fattoria” dove sembrerebbe avere addirittura nidificato.
Per restare ai rapaci, un cenno va dato a quelli notturni. Interessante è la presenza del Gufo comune. In città da diversi anni è presente una colonia che sverna in un parco cittadino. Di recente abbiamo avvistato un’altra piccola colonia in una zona periferica mentre un’altra è stata osservata a Pontecchio Polesine. Nella stagione fredda questi animali sono soliti radunarsi durante il giorno in gruppi anche abbastanza numerosi. Generalmente li si osserva su conifere, specialmente sui pini domestici. Al calare della sera si possono vedere mentre si lanciano in volo per recarsi ai territori di caccia.
Sotto gli alberi dove sostano si possono rinvenire i boli (pallottole di peli e ossa che, non essendo digeribili, vengono rigurgitati). Dall’esame dei boli si può risalire agli animali catturati (normalmente topolini e passeri).
Da qualche anno nidifica pure in città: sui platani in viale Regina Magherita e nei giardini pubblici dell’ex ospedale Maddalena. Qui nei mesi di giugno-luglio durante le ore notturne si possono udire i lamenti, non molto gradevoli per la verità, dei piccoli che reclamano il cibo.
I corvidi
Il discorso potrebbe estendersi a diverse altre specie, ma lo spazio è tiranno e dunque lo circoscriviamo a pochi altri esempi. Scegliamo allora per primo di ricordare le Taccole. Questo corvide, che ricorda una cornacchia ma è più piccolo e più aggraziato nel volo, ha un che di mitico per gli appassionati di natura in quanto si tratta di una specie particolarmente studiata dal padre dell’etologia, Konrad Lorenz, assieme alle più famose oche. Ebbene le Taccole, che vivono in colonie, si sono da diversi anni stabilite in città.
Si possono in particolare osservare nelle loro chiassose evoluzioni attorno alla torre Donà, dove nidificano o cacciano i piccoli di piccione domestico. Spesso si vedono, e soprattutto si sentono, attorno al bel campanile di Baldassare Longhena della chiesa della Rotonda. Ma si avvistano anche in tutte le zone periferiche della città.
Un altro corvide che ha conosciuto una discreta espansione è la Ghiandaia. Si tratta di un volatile dalle belle piume colorate (un po’ più grosso e tozzo di una Gazza) che, come suggerisce il nome, si ciba prevalentemente di ghiande, noci, noccioline. L’uccello frequenta regolarmente i parchi della Commenda, le aree verdi del polo scolastico, il parco Cibotto, le zone alberate di S. Pio X e quelle di S. Bortolomeo.
I Gruccioni
Durante il mese di maggio può anche capitare di sentire degli strani versi e, volgendo lo sguardo al cielo, di osservare gruppi di Gruccioni che volteggiano sopra la città. I Gruccioni sono coloratissimi uccelli, della stessa famiglia del Martin pescatore, che arrivano dall’Africa per nidificare da noi.
I primi avvistamenti della specie risalgono all’inizio degli anni ‘90. In quel tempo i soci del WWF si recavano nel Delta del Po a posizionare dei cartelli per proteggere gli argini dove la specie iniziava a nidificare. Ora il Gruccione si riproduce in varie zone della provincia e si può tranquillamente osservare anche alla periferia di Rovigo. Nel luglio dello scorso anno un esemplare è stato visto ripetutamente in caccia sopra un incolto in zona Pestrina e, da informazioni raccolte, sembrerebbe che una colonia abbia costruito i nidi sulle sponde di un vicino canale di bonifica.
Curiosità
Concludiamo questa carrellata con una curiosità ed un’interessante avvistamento pre-natalizio. La curiosità riguarda una colonia di Pappagallini, evidentemente fuggiti dalla cattività, che da qualche anno ha deciso di “metter su casa” in alcuni pini domestici di un giardino privato a Pontecchio Polesine. La specie è estranea alla fauna locale. È comunque interessante la sua capacità di adattamento a climi ed alimentazione così diversi da quelli dei luoghi di origine.
Più interessante l’avvistamento interessante di un gruppo di una decina di Cicogne bianche che il 18 dicembre 2010 verso le 13, dopo aver sorvolato il quartiere di S. Pio X si è diretto verso Sud all’altezza del ponte dei Forti. Potrebbero far parte del contingente che lo scorso anno ha svernato nel ferrarese. La speranza è che prima o poi anche questa specie possa essere nuovamente annoverata fra la fauna polesana. Naturalmente non sono tutte rose e fiori. Alcune specie, come i “comuni” passeri, sono in difficoltà anche serie. Ma, per non guastare la festa, di questo parleremo in altre occasioni.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Massimo Benà. “Alle porte della città”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/alle-porte-della-citta/