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STORIA - TRADIZIONI

8 July 1866

A Castelguglielmo sventola il tricolore. Nelle “Cronache” di Pio Mazzucchi ricordato il festoso clima patriottico

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 68–69

Il 150° dell’Unità d’Italia ha coinvolto anche il Veneto, nonostante tutto il territorio della regione nel 1861 fosse ancora sotto la dominazione austriaca. Sappiamo quanto questa esclusione, allora, sia stata sofferta dalle nostre genti, ed in particolare dai non pochi giovani patrioti (almeno 3.000 in Polesine), i quali erano accorsi sui campi di battaglia per dare il loro volontario contributo alla realizzazione del sogno unitario.

Bisogna arrivare al 1866, con la terza guerra di indipendenza, perché anche il Veneto entri a far parte dell’Italia unita.

I preparativi della guerra

Una minuziosa e interessante testimonianza dello svolgersi in Polesine degli avvenimenti che portarono alla liberazione della nostra regione ce la dà lo scrittore Pio Mazzucchi, di Castelguglielmo, nelle sue “Cronache (1866-1932)”. Proprio la prima notizia della sua voluminosa raccolta riferisce dell’improvviso richiamo alle armi, da parte del Governo austriaco, di tutti i soldati del paese per l’imminente guerra Austro-prussiana e Austro-italiana. Era il 25 aprile 1866.

Nel successivo mese di maggio, da parte degli Austriaci vengono dislocate nel territorio polesano, a ridosso del Canalbianco, diverse Compagnie, costituite in gran parte da soldati ungheresi, per far fronte alle truppe italiane nel caso queste tentassero il passaggio del fiume. Vengono, quindi, posizionate delle mine nei piloni dei ponti di Trecenta, Canda, Castelguglielmo, Paolino ed altri, e inserito legname e paglia tra le travature per facilitare l’incendio.

“Si vocifera di essere alla vigilia d’una gran guerra”, scrive il Mazzucchi il 7 giugno, che poi ci informa che, a guardia dei ponti, vengono posti dei drappelli di Cacciatori tirolesi e vengono fatte continue ricognizioni e perlustrazioni lungo gli argini. Poi la situazione precipita, e nella notte tra il 23 e il 24 giugno i ponti vengono fatti saltare e dati alle fiamme.

Successivamente il Mazzucchi annota: “gli Austriaci del Polesine, tranne quelli di stanza a Rovigo, si ritraggono oltre l’Adige … Dicesi che gli Italiani abbiano varcata la Fossa mantovana e siansi stanziati sul Po”.

Nella notte tra il 24 e il 25 giugno “per tutto il paese si cantano liberamente inni nazionali e la mattina più non si vedono le aquile imperiali sulle porte delle botteghe di privative”.

Verso mezzogiorno arriva da Canda una grossa pattuglia di Ussari a cavallo, condotta da un ufficiale dei Cacciatori, con le spade sguainate, le pistole in pugno per controllare eventuali passi costruiti sul fiume. Ispezionano le rive fino al Paolino e ritornano durante la notte. Analoghe esplorazioni vengono effettuate nelle giornate successive.

Il giorno memorabile

L’8 luglio è il giorno memorabile – sottolinea il Mazzucchi – informandoci che “il Corpo d’armata del generale Cialdini varca il Po, non avendo ad affrontare che due o tre gendarmi austriaci e quattro o cinque croati di linea”. I cavalleggeri italiani si presentano nella piazza di Castelguglielmo alle ore 11 e 25.

“E’ indescrivibile l’allegrezza dei paesani … Alle ore 1 e 30 un’onda di bersaglieri invade la piazza. Fanno parte della Divisione condotta dal generale Dalla Chiesa. Dalle finestre di qualche palazzo sventolano bandiere tricolori, i nastri verdi, bianchi e rossi fanno bella mostra agli occhielli degli abiti dei più italiani ed i “Viva Vittorio Emanuele” risuonano per tutto. Ai bersaglieri succede la linea, poi l’artiglieria ed il treno. I campi vicini sono subito coperti di tende; le artiglierie occupano i prati. Il popolo e i ragazzi fraternizzano coi soldati”.

Il giorno successivo la Divisione Dalla Chiesa ricostruisce in poche ore i ponti sul Canalbianco. Poi carabinieri a cavallo, cavalleggeri e soldati di linea stendono un lungo confine d’avamposto. “Gli Austriaci, intanto, fanno saltare i forti di Rovigo ed i ponti sull’Adige, a Boara, dopo essersi ritirati alla sinistra di quel fiume”. La suddetta Divisione, ed altre giunte di rinforzo, marciano alla volta dell’Adige. L’Armata del generale Cialdini raggiungerà Padova il 14 luglio e Udine il 20 luglio.

Le giornate del Plebiscito

Il Mazzucchi continua a descrivere minuziosamente gli avvenimenti di quei giorni fino ad arrivare al 21 e 22 ottobre, le giornate del Plebiscito per l’annessione del Veneto all’Italia.

Per questo memorabile evento il Mazzucchi presenta un dettagliato resoconto, sia sulle “Cronache” che su un altro suo libro di “Memorie”.

“Le schedule per i voti favorevoli all’unità nazionale – dice – sono a stampa e vengono distribuite a tutti i votanti maschi, di oltre 21 anno. Non è escluso qualche minorenne di miglior senno. Nel mezzo della piazza s’è innalzato un bellissimo palco di tavole, sul quale spicca un gran quadro col ritratto di Vittorio Emanuele II, e, più in alto, sventola la bandiera tricolore. Siede al seggio l’Autorità municipale. I votanti, ad uno ad uno, salgono a porgere le loro schedule al sindaco che, senza spiegarle, le depone in un’urna chiusa. Alle ore 5 pom. del 22, l’urna è suggellata. A sera, fuochi artifiziali e spari di mortaretti”.

A rendere più attraente e più solenne la festa furono decretati, a spese comunali, alcuni trattenimenti popolari e un premio di cento lire da estrarre a sorte tra i votanti.

I voti sono 777, tutti favorevoli.

“Fu dal presidente del seggio signor Gregorio Pelà proclamato l’esito felice, fra gli applausi ripetuti degli astanti – continua il Mazzucchi – … Il giorno del plebiscito dovrebbe segnare una data nelle memorie d’un paese, come quello che ricorda un avvenimento dei più memorabili nella storia, avendo il popolo voluto coronare con un atto solenne e spontaneo l’opera lunga e sanguinosa del proprio riscatto”.

Per questa importante manifestazione fu invitato a Castelguglielmo il pittore Giovanni Biasin di Rovigo che immortalò l’avvenimento su una tela che si trova ora in municipio.

L’artista vi ha raffigurato la piazza di Castelguglielmo, gremita di gente, con al centro il grande palco sormontato dal tricolore e dal grande ritratto di Vittorio Emanuele II, come descritto dal Mazzucchi. E’ una tela interessante che, oltre all’aspetto artistico, va considerata anche come documento storico.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “8 July 1866”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/8-july-1866/

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