Parallelamente all’aspetto mercantile (vedasi Ventaglio n. 42, dove è stata pubblicata la prima parte del presente contributo), nel periodo della Fiera rodigina veniva messo a punto un programma di spettacoli pubblici di vario tipo.
Gli spettacoli
Una delle attrazioni principali era rappresentata nei secoli passati dalla “Caccia dei bovi con toro” che si svolgeva in Piazza Grande con palchi all’intorno per il pubblico sempre numeroso, mentre il Podestà prendeva posto nel poggiolo della Loggia dell’odierno Municipio.
La caccia ai buoi si svolgeva in due giornate: la prima con soli bovi, la seconda con il toro. Protagonisti erano i cani che venivano accolti tutti in un recinto e chiamati uno ad uno secondo la numerazione della lista. Una volta chiamato dal capo-piazza, il cane veniva lasciato libero di correre, senza abbaiare, cercando di addentare l’orecchio del bue senza attaccarsi ad altre parti.
I cani che riuscivano a superare la prima fase della caccia passavano, il giorno seguente, alla fase finale con il toro, dopodiché la giuria, presieduta dal capo-caccia, premiava il cane che aveva maggiori meriti.
Altro importante avvenimento era dato dalla “Corsa dei Barbari” che si teneva strettamente nel periodo della Fiera e che costituiva uno spettacolo affascinante per la difficoltà del percorso che i cavalli dovevano seguire, data la struttura urbana della città, dalle vie strette e intersecantesi ad angolo retto, tipiche dello schema urbano medioevale.
Ecco come Gioacchino Masatto, nel suo Diario Polesano (1738-1787) ci presenta questa manifestazione: “In questo giorno si fece un corso di cavalli sciolti, detti barbari. La mossa fu fatta dinanzi al Palazzo del Pubblico rappresentante in Piazzetta (l’odierna Piazza Garibaldi) in faccia alla contrada S. Domenico, per cui subito sciolti andarono, indi per il borgo di S. Bartolomeo; poi girarono a sinistra per la strada, che conduce al Prato della Fiera; ed entrati per la Porta S. Francesco si portarono per la strada detta di S. Francesco fin quasi al Corpo di Guardia del Podestà, ove giunti, nello spazio di un minuto e mezzo, dovevano proseguire per due volte la strada suddetta(…)”. Il tutto per un percorso di circa un miglio e mezzo, ripetuto tre volte.
Legata alle manifestazioni della Fiera d’ottobre fu, ed è tuttora, anche la “Stagione lirica”, un tempo al teatro Manfredini, poi al Roncali fino al 1818, e al Lavezzo, ed infine, dal 1819, al Teatro Sociale inaugurato in quell’anno nel mese di marzo, in occasione dell’arrivo in città dell’imperatore d’Austria Francesco I¹.
Le opere musicali costituivano una grande attrazione, ed in effetti l’Opera in Musica, espressione culturale nei cui confronti i Rodigini hanno sempre manifestato grande interesse, divenne il richiamo per le popolazioni Polesane e Venete che, con l’occasione, approfittavano del mercato.
Dal 1840 subentrarono altri spettacoli: corse ippiche, velocipidistiche, tiro al piccione, ed altre manifestazioni, mentre numerose compagnie forestiere si esibivano nelle piazze con spettacoli comici e acrobatici e il prato di Piazza Castello (ora Matteotti) si riempiva di giostre.
Nonostante l’impegno nel proporre nuovi motivi di interesse, nel corso dell’Ottocento la Fiera rodigina vede una progressiva decadenza: già nel 1846 essa, secondo le cronache, era “Fiera solo di nome”. “La Fiera languiva – ci informa il Biscaccia – pochissimi i forestieri che giungevano per lo spettacolo teatrale, scarse le vendite. Difatti, due ore prima della sera, deserte le vie, spoglio il prato dei bovi, lagni, e brontolii per la marcantazia rimasta”… “per le piogge incessanti, per le gravi spese sostenute”².
Ciò che era restato in auge di detta fiera, fu lo spettacolo di Opera, soprattutto a merito di Antonio Gobatti, il quale per passione ne assunse spesso l’impresa. Nella Fiera del 1858, nella ricorrenza della riapertura del teatro Sociale, diede uno spettacolo di primo ordine con cantanti di cartello, quali l’Albertini, la Brambilla, Boccardi, Giraldoni, con le opere Favorita, Giovanna di Guzman e Trovatore; nonché i balli del Rota il Giocatore e I Bianchi re Neri.
Luci ed ombre fino agli ultimi anni del XIX secolo: dal 1895 al 1899, secondo i ricordi di E. Piva, la Fiera fu sempre più fiacca d’affari, mentre al teatro Sociale gli spettacoli lirici proseguirono con alterne qualità e successi³.
Una fiera che resiste
Note dolenti si registrano anche nei decenni successivi, tanto che Gino Piva, nel 1931, piangeva la Fiera di Rovigo, ma anche sottolineava: “eppure essa resiste, compresa la pioggia che per nove edizioni su dieci, la accompagna”⁴.
E tuttora la Fiera di Rovigo resiste ed è attesa. E, con annate più o meno fortunate, continua a rappresentare un importante punto di riferimento per il capoluogo ed il Polesine, grazie al suo intenso programma di manifestazioni culturali, economiche, sportive, con mostre di artigianato, auto, convegni, e l’immancabile cartello dell’Opera lirica e Balletti al Sociale, il tutto organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con Associazioni, Enti e Società sportive.
I punti forte anche dell’ultima edizione – la 528^ della serie – sono stati rappresentati dalla pluralità delle iniziative e dalla territorialità, connotando la fiera di ottobre come spazio aperto per i cittadini e mettendo in luce gli artisti e le associazioni cittadine. Un momento di scambio, incontro e aggregazione che ha coinvolto i cittadini ma anche tanta gente proveniente da fuori provincia, diventando così un’importante occasione di turismo. Così dal 22 al 26 ottobre le vie del centro si sono animate dai colori e dai sapori di circa 350 bancarelle, mentre al Censer si è tenuta la Fiera Campionaria.
Per concludere si può dire che, nonostante tutto, nonostante gli alti e i bassi che caratterizzano la varie annate, la Fiera rodigina è sempre viva, si adegua ai tempi e ogni anno torna ad interessare ampi strati della popolazione e a rendere felici i bambini e i ragazzi al Luna Park, inondando di luci e profumi dolciastri vie e piazze. E, in tale occasione, rappresenta pressoché un obbligo l’acquisto di un immancabile sacchettino di calde mandorle tostate, quasi il significato simbolico della fiera..
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “La Fiera di Rovigo (II parte)”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-fiera-di-rovigo-ii-parte/