Tra i personaggi illustri della nostra terra, va ricordata la figura di Mons. Felice Manlio Turrini, originario di Papozze, dove nacque il 14 dicembre del 1889 in una famiglia dalle solide radici cattoliche. Il padre Cesare Turrini svolgeva l’attività di negoziante, mentre la madre Luigia Guzzoni era casalinga.
Dalle testimonianze di mons. Giuseppe De Pascalis della Cattedrale di Adria e allievo del sacerdote, veniamo informati che la famiglia di mons. Turrini era una famiglia “per bene” ed interessata all’istruzione dei suoi componenti, i quali ebbero il modo di frequentare corsi di studi anche avanzati, cosicché, ad esempio, la figlia di un suo nipote divenne medico oculista all’ospedale di Adria.
Fin da giovane il futuro monsignore manifestò notevoli interessi per l’approfondimento delle conoscenze, giungendo a conseguire ben tre lauree: lettere, filosofia e teologia dogmatica. Negli anni giovanili frequentò il Seminario di Rovigo, venendo ordinato sacerdote nel 1910.
E’ stato anche stato studente all’università gregoriana di Roma ed ha frequentato l’Università di Padova dove ottenne la laurea in lettere, dopo essere già stato cinto di laureo in teologia e filosofia. In occasione della sua laurea, Vittore Vantini gli dedicò una bella poesia, nella quale non viene soltanto esaltata la figura dell’illustre sacerdote ma anche lo splendore e la storia del campanile della chiesa arcipretale di Papozze dichiarato monumento nazionale. Un titolo questo per il quale si prodigò molto anche don Felice, che ottenne l’importante attestato il 7 dicembre del 1924.
Egli si distinse come insegnante presso il Seminario di Rovigo dove è stato docente di filosofia. Ha svolto l’attività didattica per oltre 40 anni, facendosi apprezzare per il suo metodo educativo, cosicché fu molto amato dai suoi discepoli. E’ stato anche direttore di alcune importanti riviste ecclesiastiche, quali “Palestra del clero” e “Perficie Munes”.
Persona molto colta, parlava quattro lingue, diede anche un contributo alla comprensione di alcuni libri della Bibbia quali il libro della genesi e il libro di Ruth in dialetto veneto-padovano. E’ stato inoltre coautore per la revisione e per l’ampliamento del catechismo liturgico.
Amava molto Papozze, il suo caro paese, tanto da scherzare sulla storia e sul suo toponimo che, come è noto, in dialetto significa “babbucce”, ma che rimanda anche ad una possibile presenza di un papa. Osservò pertanto:
“Che significherà mai questo nome? Gli ozi del papa o gli stravizi del papa?”.
Va però detto che a Papozze non c’è mai stato alcun reale riferimento alla presenza di un papa. Viceversa da sempre è radicata la tradizione che nel paese in riva al Po abbia fatto sosta San Carlo Borromeo in un suo viaggio alla volta di Venezia. Per questo motivo don Felice il 15 novembre del 1948 scrisse all’arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster, per chiedere se veramente il suo predecessore e illustre prelato Carlo Borromeo, divenuto poi santo nel 1580, avesse fatto sosta nel piccolo paese pernottando nella famosa villa del Mezzano.
L’ arcivescovo Schuster, rispose che era tutto vero: Carlo Borromeo, in un suo viaggio da Milano a Venezia – precisò – sostò proprio nel piccolo paese. L’assicurazione del prelato milanese fu accolta con molta soddisfazione, tanto che, successivamente, San Carlo Borromeo fu scelto come compatrono di Papozze.
Di mons. Turrini scriverà inoltre il papozzano Giovanni Passarella e lo ricorderà come un illustre sacerdote e persona pia. Mons. Felice Manlio Turrini, si spense a Rovigo il 12 ottobre del 1956. Le sue spoglie mortali furono trasportate presso il cimitero di Papozze suo paese natale, dove tuttora egli riposa.
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Come citare questo articolo
Diego Puozzo. “Mons. Felice Manlio Turrini”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/mons-felice-manlio-turrini/