Anche in Polesine, come nei paesi più sviluppati, la popolazione invecchia, gli anziani aumentano e molte sono le persone, soprattutto donne, che superano i novant’anni e si avviano verso il secolo di vita. L’invecchiamento e la conseguente sedentarietà comportano un aumento di patologie croniche come l’ipertensione, il diabete e l’obesità, che a loro volta determinano un aumento del rischio cardio e cerebrovascolare.
Di fronte a questa realtà nascono spontanee quanto meno due domande. Fino a che punto può la medicina contribuire ad un miglioramento della vita in età senile? La sanità rodigina come sta affrontando queste problematiche?
Ne parliamo col dott. Alberto Mazza, dirigente Medico presso la Medicina Interna dell’Ospedale di Rovigo, che ha avviato un progetto di ricerca denominato “ROVIGO study” che prevede la collaborazione con alcune università europee.
– Dott. Mazza ci parli di questa Ricerca epidemiologica
“Dall’anno 2006 è in corso a Rovigo una importante ricerca, ideata e portata avanti dal mio maestro Dr Sergio Zamboni, al quale devo dare merito per aver reso realizzabile questo studio. Il ROVIGO study, il cui acronimo è Risk Of Vascular complication: Impact of Genetic in Old people, rappresenta la coorte di controllo dello studio LEOGRA, un studio epidemiologico condotto su popolazione anziana dei comuni di Torrebelvicino e Valli del Pasubio, sopra Schio, effettuato dal gruppo di ricerca del professor Edoardo Casiglia dell’Università degli studi di Padova. Il ROVIGO study è uno studio trasversale, ancora in corso, volto a discriminare i determinanti ambientali e genetici del rischio cardiovascolare dell’anziano. Al pari del LEOGRA, l’obiettivo di ROVIGO study è di chiarire se la maggiore propensione al rischio di avere un infarto o un ictus deve essere ascritta a caratteristiche innate, poco o nulla modificabili, o a fattori ambientali derivanti dallo stile di vita o ad una combinazione di entrambi. Il gruppo di ricerca che ha ideato il ROVIGO study si è dimostrato in possesso delle conoscenze necessarie all’organizzazione e all’esecuzione di uno studio epidemiologico di popolazione viste le precedenti esperienze in Italia e in Europa”.
– Quanti soggetti della nostra città sono stati coinvolti in questa ricerca?
“Sono stati reclutati 454 soggetti, nati e residenti nel comune di Rovigo, di cui 218 maschi e 236 femmine con età media di 73 anni. All’analisi preliminare dei dati è stata calcolata la prevalenza dei classici fattori di rischio cardiovascolare come l’ipertensione arteriosa, definita come pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e|o diastolica >90 mmHg o presenza di trattamento con farmaci anti-ipertensivi, il diabete mellito, definito come glicemia a digiuno ≥126 mg/dl o uso farmaci antidiabetici, l’ipercolesterolemia definita come colesterolo totale >200 mg/dl, l’obesità definita come l’aumento dell’indice di massa corporea indicizzata ≥30 kg/m2, l’abitudine al fumo di sigaretta e la prevalenza di ipertrofia ventricolare sinistra. Inoltre con la prevalenza degli eventi cardiovascolari raccolta mediante questionario anamnestico è stato possibile delineare il rischio cardiovascolare globale della popolazione. Infine, in collaborazione con l’Università degli studi di Padova, che detiene le tecnologia necessaria allo studio del genoma umano e dei fenotipi avanzati, avremmo tra poco anche i risultati della genetica.
– Che cosa avete rilevato da questo studio?
“Nel corso della ricerca del ROVIGO study sono stati identificati 367 ipertesi, 276 ipercolesterolemici e 50 diabetici. Per quanto concerne l’ipertensione arteriosa 1 soggetto su tre non sapeva di essere iperteso, il 30% non assumeva farmaci anti-ipertensivi e solo il 64% dei trattati aveva valori pressori normalizzati. Nella popolazione degli anziani del ROVIGO l’abitudine al fumo di sigaretta era del 9%, mentre la prevalenza di obesità era del 20%. Circa il 9% era già affetto da cardiopatia ischemica, il 7,5% da scompenso cardiaco, l’8% aveva già avuto un evento cerebrovascolare ed il 4% un’arteriopatia agli arti inferiori. Sono stati diagnosticati 150 casi di insufficienza renale misconosciuta e grazie alla spirometria sono stati identificati 56 nuovi casi di broncopneumopatia cronica ostruttiva. All’identificazione delle patologie pre-cliniche segue l’intervento, il che comporta un ampliamento dell’assistenza e di prevenzione primaria”.
– Dallo studio emerge dunque la necessità di un ampliamento dell’assistenza e della prevenzione. Ma le strutture della Sanità polesana sono attrezzate per far fronte a questa richiesta?
“Ritengo che l’invecchiamento della popolazione e le conseguenti patologie croniche che l’accompagnano sia un problema non solo della Sanità polesana ma del Veneto. Il Direttore Generale Marcolongo in questi anni ha fornito numerose risposte alle richieste di modernizzazione tecnologica per ottimizzare la diagnosi ed il trattamento delle più importanti patologie cardiovascolari ed oncologiche. Mi auguro quindi che anche per la prevenzione primaria siano investite adeguate risorse a quei progetti che si pongono l’obiettivo di migliorare ancor più la qualità di vita e lo stato di salute dei polesani”.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Rovigo Study”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-study/