L’anno scorso ho scoperto che i bellissimi ibiscus, che riempiono di nuovi colori le estati deltizie vengono prodotti alla Florsystem, centro florovivaistico di Polesine Camerini, importante realtà per l’economia locale. Vi lavorano ventidue Donne Polesane che amano il loro lavoro, lo fanno con passione e gioiscono nel veder fiorire il frutto della loro fatica.
Ho deciso allora che avrei approfondito la conoscenza di questa positiva realtà di occupazione femminile in Polesine. E col pensiero sono riandata a quel libro bellissimo che è “La fatica per immagini” di Dino Felisati. L’ho cercato e sfogliato ancora una volta commuovendomi. Immagini di duro lavoro dove la Donna Polesana è sempre protagonista. Mi sembra di vederci nonna Medea che ricordo sempre indaffarata, a lavare, pulire, cucinare (due polente al giorno perché quello c’era da mangiare e poco altro), coltivare l’orto, curare le galline, ammazzare il maiale e fare un salame, piccolo, per ogni nipote, spigolare il grano, andare al Po per prendere l’acqua, e ancora crescere noi nipoti.
E’ tanto viva in me questa memoria, che sono riuscita a trasmetterla anche a mia figlia Valentina (nata pochi giorni prima che nonna Medea mancasse) e ai miei nipoti che la conoscono attraverso i miei racconti.
C’erano una volta due fratelli, uno era mio nonno Checco, l’altro lo zio Sante. Avevano una barca l’Elvira, era un Burcio a vela, faceva spola da Ca’ Tiepolo a Venezia, portava ghiaia, zucchero e altro. Checco e Sante erano famosi bevitori. A quei tempi si usava pagare a ore il tempo passato in osteria. Li hanno buttati fuori più di una volta per eccesso di bevute. Un’altra volta l’inverno fu talmente rigido che il Po gelò anche all’altezza del passo. I due coraggiosi lo attraversarono con in testa un barilotto di vino, premio della scommessa che, naturalmente, vinsero.
Ma nonna Medea e sua cognata non erano certo da meno, aiutavano gli uomini e l’asino a trainare la barca controcorrente. Successe una sera che anche loro alzassero il gomito, e rideva ancora la nonna raccontandoci che pretendevano di far salire l’asino in barca su una passerella traballante, e a marcia indietro.
I due fratelli sono morti in tempo di guerra, l’Elvira è rimasta a zio Giorgio, io nel ‘56 ho dovuto lasciare il Polesine. Uno dei ricordi più belli che conservo è il viaggio fatto qualche anno dopo con le mie cugine e gli zii, da Porto Tolle alla Giudecca e ritorno, sull’Elvira.
Queste le storie e le donne di ieri. Veniamo ai nostri tempi.
In una bellissima giornata di febbraio programmiamo una visita alle Serre di Polesine Camerini per conoscere le donne di oggi che operano nel delta.
In mia compagnia ci sono Wanda Guerrato e Lino Segantin. Ci ricevono il direttore Livio Rizzi (nipote del famoso poeta floricoltore di Rovigo), Marco Bassani di Loreo, responsabile tecnico e Mauro Bassani che cura l’amministrazione. Sono tutti giovani, molto preparati e ci guidano con competenza alla scoperta di questo mondo davvero affascinante.
Nate come produzioni orticole nel 1990, le serre vengono rilevate nel 1997 dall’azienda Guerrato, ampliate ed adibite alla produzione florovivaistica.
Si estendono su una superficie di 3 ettari coperti, uno sviluppo di tutto rispetto e senz’altro il più grande della provincia. Nulla può essere lasciato al caso per ottenere un buon prodotto, il risultato di un attento studio di mercato, tendenze, mode, materie prime di eccellente qualità, sistemi di produzione.
Le Serre producono per 12 mesi l’anno 40 varietà diverse di piante selezionate in base alle condizioni metereologiche ed ambientali del Delta. Si parte da seme o talea e servono 4 mesi per le piante da seme, 6 mesi per gli ibiscus prima che le piantine fiorite siano commerciabili ad un prezzo e una misura con giusto rapporto produzione – costi.
Bisogna anche anticipare i capricci del mercato, e quindi, oltre alla produzione basata sull’andamento storico delle vendite, nasce una attenzione alle varietà e ai colori che possono soddisfare le nuove richieste. E’ evidente che la produzione di Polesine Camerini è di eccellente qualità. Un risultato questo ottenuto con una serie di scelte ben precise: la struttura produttiva è automatizzata all’80%; le macchine invasatrici sono di provenienza olandese, alcune modificate con accorgimenti tecnici italiani; una è frutto di ricerche scientifiche d’avanguardia e in grado di stampare su un contenitore di espanso cilindri di terriccio speciale pressato dove vengono manualmente alloggiati i semi; un’altra miscela i terricci, li dosa nei piccoli vasetti e 3 ragazze, particolarmente esperte, riescono a movimentare 3000 piantine /ora; una guida automatizzata trasporta i carrelli dalla produzione alle serre e qui i vasetti vengono stesi a terra manualmente.
E’ il terriccio la base di partenza per una produzione di qualità. Le torbe provengono da paesi diversi del nord Europa e vengono studiate e miscelate per ogni tipologia di pianta. I semi sono tutti di provenienza certificata, di origine olandese, statunitense e giapponese; mercati, soprattutto quello olandese, dove la Florsystem compete per professionalità e passione.
La settimana lavorativa comincia il venerdì con la selezione, pulitura, confezionamento, accurata preparazione per il mercato. Si lavora tutti i giorni, le piantine devono essere controllate, protette dai parassiti, cimate, potate: un lavoro oculato ed impegnativo.
Sarà per la consapevolezza del fare bene che Ilde, Marilena e Ornella, pur continuando a lavorare veloci, ci hanno accolti con sorriso e buonumore.
Sono parte delle ventidue ragazze che costituiscono l’organico femminile delle Serre: sono allegre, disinvolte, fanno un lavoro che amano, gioiscono e si sentono realizzate dalla loro capacità nel far fiorire da un seme questo trionfo di fiori e colori. Non sono ingabbiate in una rigida divisa, vestono tute morbide e colorate e tutto nei loro atteggiamenti riflette armonia col mondo che le circonda, un mondo fatto di colore per dodici mesi l’anno.
Sono tutte residenti nel comune di Porto Tolle, non hanno una preparazione scolastica specializzata, la loro formazione è avvenuta sul campo a cura di Livio Rizzi e Marco Bassani. Tutti lavorano in perfetta sintonia, ognuno con le proprie mansioni, e ci hanno stupiti per l’alto livello della loro professionalità e per la fiducia che godono da parte della Guerrato. Dell’organico fanno parte anche due agrotecnici, i due manutentori addetti anche alla semina e un agronomo esterno che si confronta per la ricerca con le migliori università. I dirigenti conoscono perfettamente le dinamiche dei mercati internazionali e partecipano a FLORMAT di Padova e FLORSHOW di Verona che sono fra le fiere di settore italiane più qualificate.
Le Serre ospitano anche sperimentazione. Abbiamo visto un ricercatore esterno lavorare su semi sperimentali di meloni, una cultura che a Polesine Camerini dà eccellenti risultati, se non piove troppo.
Ci è piaciuta molto questa visita, e ancor più ci piace pensare ad un futuro spazio interno delle serre dedicato a Fattoria Didattica. Potrebbe essere l’alternativa richiesta dagli operatori del settore Turismo Scolastico, che più volte hanno segnalato la necessità di percorsi alternativi alla gita in barca o alla visita alle Oasi in caso di maltempo. Pensate all’animazione che porterebbero gruppi di ragazzi provenienti da tutt’Italia a scoprire quest’altra perla del Polesine, consumare una merenda realizzata usando fiori eduli, che oggi entrano ufficialmente nel mondo della ristorazione, preparati a cura dei ragazzi di quell’eccellente Istituto Professionale che è la Scuola Alberghiera di Adria.
Sarebbe un’interessante opportunità di incremento per questa forma di turismo, anche per la felice collocazione in prossimità della Sacca del Canarin.
Ci piace anche pensare che le Serre di Polesine Camerini, potrebbero diventare un Centro di Formazione Professionale d’eccellenza e costituire un proficuo sbocco di lavoro per i giovani polesani.
Lasciamo le serre con la macchina piena di girasoli, daliette, begonie, gerbere. Ce ne andiamo soddisfatti, pieni di colore, contenti anche di aver gettato un piccolo seme, magari… chissà…
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Come citare questo articolo
Tina De Stefani Bertizzolo. “Un mondo di colore”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-mondo-di-colore/