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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’organo di Cavazzana

Restaurato il pregevole strumento, particolarmente idoneo all’esecuzione del repertorio veneto dal Settecento all’Ottocento

di Carlo Barbierato

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 26–27

E’ tornato a far sentire le sue armoniose sonorità l’organo della Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo in Cavazzana, costruito nel 1832 da Giacomo Bazzani e Figli, allievi e successori dei Callido. Uno strumento da decenni in disuso, utilizzato per poco più di un secolo dalla sua realizzazione fino al 1948, e poi abbandonato.

Nel corso del 2009-2010 – grazie alla munificenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, della Regione Veneto e della Conferenza Episcopale Italiana, ed alla caparbia volontà del compianto Don Vincenzo Zanirato, sacerdote e musicista, per tanti anni parroco di Cavazzana, e del suo successore Don Fabio Bolognesi – l’insigne strumento è stato finalmente restaurato e ripristinato nelle sue caratteristiche originali.

Un po’ di storia e tecnologia

L’organo è sicuramente considerato come lo strumento più consono per la musica sacra, presente pertanto in moltissime chiese. Ma non è sempre stato così.

Storicamente parlando, va innanzitutto detto che i suoi progenitori furono il flauto di Pan e la Zampogna, ma il primo organo vero e proprio fu realizzato, nel III secolo avanti Cristo, da Ctesibio d’Alessandria d’Egitto, studioso di meccanica generale e di meccanica dei fluidi (in pratica un ingegnere dell’epoca), la cui moglie Thais, musicista, fu la prima organista della storia.

Nell’antichità greco-romana l’organo ebbe un ruolo, oltre che religioso (era presente nel tempio di Apollo Delfico, in vari altri luoghi di culto e, probabilmente, anche nel tempio di Vesta a Roma), anche profano e civile: era utilizzato nei teatri, nei circhi, nelle cerimonie di stato e di corte. Numerosi personaggi della cultura e della politica dell’antica Roma ne erano estimatori: basti ricordare, ad esempio, Cicerone e Seneca; anche alcuni imperatori furono abili organisti: tra questi Nerone, Elogabalo, Alessandro Severo e Gallieno.

Vari secoli dopo, molto gradualmente e con non poche difficoltà, l’organo entrò anche nelle chiese: apprezzato da Origene e da papa Gregorio Magno, ma odiato da altri, quali ad esempio Isidoro di Siviglia, solo verso il X secolo iniziò ad essere utilizzato nella Liturgia. Soltanto successivamente si affermò come lo strumento ecclesiastico per eccellenza: a questo proposito si esprimono chiaramente, tra l’altro, anche il Concilio di Trento ed il Concilio Vaticano II (Costituzione Sacrosanctum Concilium).

Dal punto di vista strutturale, l’organo è costituito da una o più tastiere, dall’apparato trasmissivo, dai somieri, dalle canne (raggruppate nei registri) e dai mantici.

Le tastiere e la pedaliera (in pratica una tastiera per i piedi) permettono di decidere quali note devono suonare: attraverso l’apparato trasmissivo (costituito, negli strumenti a trasmissione meccanica come quello di Cavazzana, da un insieme di leve e tiranti), il comando arriva dai tasti e dagli altri dispositivi ai somieri, cioè ai banconi deputati alla distribuzione dell’aria alle canne (che possiamo definire, per così dire, dei… grossi fischietti) montate sopra di essi. I crivelli, che sono delle sottili tavole forate in legno, le tengono in equilibrio. L’aria necessaria per farle suonare è fornita dai mantici, un tempo azionati manualmente ed oggi alimentati da elettroventilatori.

Il restauro

L’organo di Cavazzana è uno strumento di grande interesse, sia per l’ottima qualità dei materiali, sia per le sue particolari caratteristiche: si tratta, infatti, di un non comune esempio di strumento di transizione tra l’estetica neoclassica callidiana e la nuova sensibilità romantico-orchestrale ottocentesca (altri esempi di questa rara tipologia sono, nel territorio diocesano di Adria-Rovigo, gli organi di Gavello e di Giacciano).

Gli unici interventi documentati (ma ve ne furono anche altri, non testimoniati dalla documentazione d’archivio) furono una riparazione, nel 1918, ad opera del falegname Luigi Piola, di Cavazzana, ed una pulitura generale ed accordatura, nel 1930, ad opera di Angelo Gardin, dipendente della casa organaria Zordan di Cogollo del Cengio (VI). Non si sa, però, se le pesantissime modifiche subite dallo strumento (cioè l’asportazione di alcuni registri, la sostituzione della tastiera ed altre gravi alterazioni) siano da attribuire ad uno di questi interventi o, molto più probabilmente, ad altri.

Il recente restauro, eseguito dall’organaro Pietro Corna di Casnigo (BG), ha comportato la pulitura, la rimessa in forma, e dove necessario l’integrazione, di tutte le canne metalliche, il restauro e disinfestazione di tutte le canne lignee, e la ricostruzione dei registri mancanti (cioè i Tromboncini ed i Tromboni Reali, il Corno Inglese e parte delle canne delle file più acute del Ripieno). Sono stati restaurati, ed ove necessario integrati, rettificati e sottoposti a trattamento antitarlo i somieri ed il crivello (con ripristino anche, ove mancante, della relativa carta). E’ stata ricostruita, copiandola dall’organo di Gavello, la tastiera, mentre la pedaliera, originale è stata restaurata, disinfestata ed integrata. I comandi dei registri sono stati, ove necessario, ricostruiti, mentre i relativi cartellini cartacei sono stati ristampati sulla base dei pochi brandelli rimasti degli originali. Il mantice superstite è stato restaurato ed è servito da modello per la ricostruzione del secondo, che risultava mancante. Particolare cura è stata posta nel ripristino della giusta pressione dell’aria, nell’intonazione e nel recupero del temperamento originale.

Eccellente anche il restauro della cantoria e della cassa dell’organo, eseguito dalla ditta Giordano Passarella di Padova.

Con il recupero di questo pregevolissimo strumento, il patrimonio sacro, musicale ed artistico del Polesine si è arricchito di un importante tassello, cioè di un organo dalla spiccata e particolarissima personalità, perfettamente idoneo all’esecuzione di buona parte del repertorio veneto (e non solo) dal Settecento all’Ottocento inoltrato, ma anche, e prima di tutto, in grado di dare maggiore solennità alla Liturgia e, citando la Costituzione Sacrosanctum Concilium, “di elevare potentemente gli animi a Dio ed alle cose celesti”.

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Come citare questo articolo

Carlo Barbierato. “L’organo di Cavazzana”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/lorgano-di-cavazzana/

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