Un viaggio nel tempo e nello spazio che si rinnova da 10 anni alla ricerca delle radici più autentiche della cultura; un progetto di riscoperta delle basi e dell’identità dei popoli a confronto e contatto, un appuntamento ormai tradizionale ed irrinunciabile con un “rituale” che dal 2001 fa del capoluogo polesano una delle capitali internazionali del folk.
Ideato dal formidabile organettista veneto Roberto Tombesi e organizzato dall’Associazione cittadina Minelliana, ha voluto celebrare dal 9 all’11 settembre scorsi un “Magnifico decennale”, una ricorrenza davvero significativa in tempi difficili come questo, un segnale forte e determinante di quanto siano importanti i veri valori autentici, quelli da cui deriva gran parte della cultura di oggi, senza i quali probabilmente quasi nulla sarebbe come è adesso.
Dopo tante, forse troppe incertezze, l’organizzazione del festival è partita ufficialmente solo durante l’estate, quando c’è stata la certezza dei finanziamenti (seppure dimezzati) da parte della Regione. Affannosi e frettolosi dunque alcuni dei preparativi, che si sono avvalsi di uno staff consolidato ma soprattutto della celebrità e fiducia di cui gode il gruppo Calicanto e il suo leader. Per questo, anziché progettare un filo conduttore culturale attorno al quale far ruotare tutte le iniziative, Roberto Tombesi ha fatto di necessità virtù, scegliendo di celebrare “un magnifico decennale” attraverso la riproposizione delle proposte più apprezzate delle scorse annate.
Le tre giornate in cui si è articolata a Rovigo la grande festa del folk hanno seguito una formula già sperimentata con buon successo in passato, anche se si è sentita la mancanza di qualche sezione dedicata allo studio, alla discussione, allo scambio di stili e culture, il senso e l’anima da cui ha preso il via “Ande, bali e cante”. Piuttosto evidente anche la mancanza di coinvolgimento diretto sia di altre zone polesane, come nel 2010, sia di qualche evento al conservatorio Venezze, che aveva iniziato una regolare collaborazione per una felice intuizione di Carlo De Pirro.
Sua l’idea da cui ha preso origine lo spettacolo della prima serata, realizzato per celebrare, oltre al decennale del festival, i 30 anni di attività di Calicanto. Il gruppo veneto, fiore all’occhiello della cultura popolare locale, formato da Claudia Ferronato (voce ), Roberto Tombesi (organetto, mandole, voce), Francesco Ganassin (clarinetti ), Gabriele Coltri (cornamuse, armonium, flauti), Giancarlo Tombesi (contrabbasso), Alessandro Arcolin (percussioni), si è esibito assieme all’orchestra Regionale Filarmonia Veneta in un programma che rielaborava per strumenti della tradizione popolare veneta (piva, organetto, ocarina, mandola, percussioni, foglia d’edera, etc) e orchestra classica, un repertorio di ambiente lagunare, del delta del Po e istro-dalmata. Lo spettacolo, dal titolo “S-Confini Mediterranei”, ha preso forma da un progetto di connubio tra musica colta e musica popolare, creando un confronto e una fusione di linguaggi certamente inediti nel Nordest italiano attraverso il filtro della (ri)scrittura del compositore contemporaneo Gian Luca Baldi.
Nella stessa serata un cantautore straordinario, Carlo Muratori, che ha regalato “Povera patria di uomini, terre, antiche rapine e nuove illusioni”, un racconto musicale dell’arrivo di Garibaldi in Sicilia insieme Massimo Genovese (chitarra), Matteo Blundo (viola) e Christian Bianca (violino). Hanno portato in Polesine le melodie di quella terra e un punto di vista diverso: l’unità d’Italia vista dal sud.
Unica proposta nuova rispetto al passato è stato il concerto di Ambrogio Sparagna, ideatore e direttore del Festival “Notte della Taranta”. Il ricercatore e organettista ha aperto la serata del sabato con tutta la ricchezza e la varietà di una tradizione musicale che per armonie e melodie ricorda, sempre, le dinamiche faticose e tortuose della vita, al termine di una giornata di duro lavoro.
Dopo l’intermezzo spassoso sia musicale che teatrale dei piemontesi Musicanti di Riva, la serata diventa suggestiva e coinvolgente per tutti, con il consueto “Gran ballo” che si spande per tutto il piazzale antistante il CenSer. Magico e intimo il concerto notturno nel chiostro dell’ex monastero olivetano, dove il trio veneto “Moleskine” ha offerto un concerto in multivisione dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia.
L’ultima serata ha visto protagonista la straordinaria formazione galiziana dei “Milladoiro”. Il gruppo spagnolo, di Santiago de Compostela, ha offerto al pubblico una rara e ricca performance, nata dalla riscoperta e valorizzazione della musica tradizionale galiziana. Intento principale del gruppo, infatti, è quello di salvaguardare, attraverso la musica di tradizione popolare, l’identità della loro terra, da cui il loro nome. Milladoiros sono, infatti, i sassi lasciati dai primi pellegrini arrivati in Galizia per indicare la strada ai successivi.
Vistoso successo per le proposte nelle piazze del centro, sia per il bel tempo che un’aspettativa che si allarga di anno in anno tra gli appassionati del genere. La disfida musicale tra i violini di Santa Vittoria e il gruppo emiliano Energia, l’allegria del gruppo Bifolc e le coreografie dei danzatori polesani di “Ande, cante e bali” hanno coinvolto tanti passanti in un ballo che ha riempito il cuore della città in un’atmosfera di festa popolare d’altri tempi.
Tanta allegria e qualche perla preziosa nella sede preposta agli eventi collaterali del festival. I laboratori, decurtati per esigenze finanziarie, sono stati solo due ma riusciti: il primo di danze bretoni a cura dell’Associazione Accordanza e del gruppo Bifolc; “Pinfate”, tenuto dal versatile Francesco Ganassin, ha aperto a tanti bambini il grande mondo della danza e del suono popolari.
I due aperitivi musicali sono stati offerti e vissuti come veri inni alla convivialità, allo scambio tra espressioni culturali diverse, all’internazionalità del linguaggio musicale che non ha confini di spazio e di tempo. Sotto il porticato olivetano nessuno si è escluso dalle danze, dall’osservare gli strumenti della tradizione, tra cui ocarine e organetti, dall’assaggio delle prelibatezze enogastronomiche e dall’apprezzare alcune eccellenti proposte.
Hanno brillato tra tutte l’esibizione fuori programma della cantante Marianne Dedaj, leader del gruppo francese “Emigrant” e la presentazione di “Barene” di Alessandro Tombesi, che è stato giudicato il più bel disco folk dell’annoe si è di recente aggiudicato il Premio Italiano Musica Popolare Indipendente. Alessandro Tombesi, figlio d’arte, ha ottenuto la vittoria in tre delle cinque categorie sottoposte alla valutazione dei giurati: Miglior Produzione Etno Folk Revival, Miglior Album d’Esordio e miglior Autoproduzione, in questo caso ex-aequo coi Kamafei.
Nato nel 1994, ha studiato clarinetto, composizione e arpa popolare, è stato allievo di grandi nomi come il bretone Myrdhin, il paraguaiano Lincoln Almada e gli italiani Vincenzo Zitello ed Enrico Euron. Il titolo dell’album prende spunto dalle barene, gli isolotti sabbiosi della laguna veneta, vaganti ed evanescenti che emergono dall’acqua con la bassa marea. Le musiche della tradizione veneta e le composizioni tracciano un percorso emotivo in cui compaiono echi di ninne nanne, ballate arcaiche, ritmi mediterranei, danze della montagna che riportano ad un immaginario e affascinante paesaggio veneto in bilico tra le vette dolomitiche e gli orizzonti lagunari.
Il sipario si è chiuso domenica 11 settembre tra certezze e dubbi. Le proposte musicali sono state apprezzate da un pubblico in crescita, formato di molti appassionati e anche di curiosi. La condivisione e la valorizzazione delle radici culturali, veri temi conduttori della manifestazione fin dalle sue origini, hanno rappresentato il vero successo di “Ande bali e cante”. Gli organizzatori non hanno risparmiato un certo dissenso per le scelte dell’amministrazione, che ha moltiplicato le offerte in città, frazionando il pubblico e la sua attenzione. Per il 2012 ancora nessuna certezza: la crisi generalizzata colpisce duramente ogni forma di espressione artistica, senza considerarne il valore fondante dell’identità collettiva.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Sofia Teresa Bisi. “Un magnifico decennale”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-magnifico-decennale/