Pubblicità

PERSONAGGI ILLUSTRI

Giovanni Monti (1900-1931)

Asso dell’aviazione italiana, fece parte del Reparto Alta Velocità Gareggiò per la coppa Schneider e perì in un incidente di volo

di Luca Gigli

Ventaglio Novanta n. 47 2013 pp. 88–91

All’inizio del ‘900 la tecnologia nascente e la velocità esercitavano il fascino di un mondo che stava cambiando più rapidamente di quanto mai fosse accaduto in tutta la precedente storia dell’uomo, con quelle accelerazioni al progresso che avrebbero segnato ancor più la seconda metà del secolo scorso con l’avvento dei computer.

A quel fascino i più coraggiosi non seppero resistere, e uno di questi fu Giovanni Monti, grande figura dell’aviazione, nato in Polesine, ma poco menzionato perché l’interesse degli appassionati si è per lo più concentrato sull’altro grande personaggio polesano dell’aviazione del primo Novecento: Umberto Maddalena, che in una grande carriera in volo ebbe anche l’occasione e la capacità di ritrovare i superstiti del dirigibile Italia del comandante Nobile, al Polo nord.

Il sapore della sfida, però, fu troppo presto amaro per Monti, che morì il 2 agosto 1931 a Desenzano sul Garda, mentre collaudava uno dei “missili” del cielo progettato per l’allora famosa gara di velocità aerea: la coppa Schneider.

Nato a Fratta il 16 gennaio del 1900 – con la fortuna di avere avuto i natali da una delle più facoltose famiglie del paese e con alle spalle storie fulgide legate alla storia d’Italia dei Monti carbonari – Giovanni Monti poté dedicare la vita agli studi e alle sue passioni. Tra queste inizialmente primeggiò il calcio, che lo portò a divenire protagonista nel Padova insieme ai due fratelli (ma egli si cimentò con successo anche nel ciclismo). E nella città del Santo, proprio a lui, dopo la scomparsa, sarà dedicato il primo campo sportivo comunale.

La svolta della sua vita, però, arrivò quando decise di partire volontario per la Prima guerra mondiale, conseguendo il brevetto di pilota aviatore, con qualità spiccate che ben presto gli valsero il grado di capitano pilota d’alta velocità.

A guerra finita, l’Italia, in piena era fascista, puntava molto sulle imprese “eroiche”: la sfida del moderno, dell’aviazione, del primeggiare nel campo costruttivo e dei suoi protagonisti. Per tale obiettivo poteva contare su un pilota di razza come Monti, che nella sua carriera venne più volte decorato: medaglia d’argento al Valor aeronautico, di bronzo al Valor militare e della Croce al merito di guerra in concessione per Valor militare.

Fu così che, all’inizio del 1928, l’aviatore polesano entrò nel primo gruppo di piloti scelti per il reparto Alta velocità, di stanza a Desenzano sul lago di Garda. Questo perché allora gli idrovolanti erano molto più diffusi degli aerei che atterravano sul suolo; si riteneva che avessero prestazioni migliori (ma la storia modificherà questa teoria), inoltre era più facile disporre di spazi di atterraggio adeguati per lunghezza, poiché all’epoca gli aerei non avevano superfici mobili sulle ali, i flap o ipersostentatori, invenzione che arrivò successivamente (che consentono agli aerei di decollare e atterrare in molto meno spazio, avendo velocità inferiori di stacco e toccata grazie appunto ai flap che garantiscono maggiore portanza).

Da poco entrato nel reparto Alta Velocità, Monti si trovò subito a gareggiare per la coppa Schneider, la competizione, riservata agli idrovolanti che in quegli anni erano molto diffusi (all’aeroporto Nicelli del Lido di Venezia, per esempio, è esposta una stupenda foto del Dornier Do-X di Maddalena nel bacino di San Marco, per dare un’idea dell’importanza di questi mezzi all’epoca).

Nella Coppa Schneider, il polesano fece il suo esordio con la squadra italiana nel 1929, a Calshot, in Inghilterra. Ma la fortuna non gli arrise, a causa di un piccolo incidente in fase di ammaraggio per la presenza di relitti nella rada. Subì anche la rottura di una tubazione del circuito di raffreddamento motore del suo Macchi M67, che è oggi conservato al museo dell’Aeronautica militare di Vigna di Valle, unico esemplare esistente di quel mezzo.

Non si corse per la Coppa nel 1930, ed il 1931 segnò il ritorno alla competizione dei francesi, anche se gli americani erano ormai disinteressati e in campo c’erano solo italiani e inglesi. Proprio questi ultimi, organizzatori nelle acque del canale di Solent, furono al centro di polemiche per tale scelta (il canale era pieno di imbarcazioni) e oltre a ciò, cambiarono le regole per cercare di bloccare gli avversari.

Ma a questa gara – che poi risulterà l’ultima della storia della Coppa Schneider – Monti non potè partecipare.

La sua vita si era infatti bruscamente interrotta nelle acque del Garda, davanti a Desenzano, mentre stava collaudando il nuovo mezzo, il Macchi-Castoldi Mc72 (che anni dopo otterrà il record mondiale di velocità tuttora imbattuto).

Nei giorni precedenti Giovanni Monti aveva effettuato diversi voli di prova, senza riuscire a raggiungere le velocità desiderate, a causa del solito problema, i ritorni di fiamma del motore, dovuti alla distribuzione del carburante nelle vaschette dei cilindri. E, nel fatale 2 agosto, l’aereo si inabissò nel lago senza lasciare scampo al pilota. Le cause non furono mai del tutto accertate: potrebbe essere stato proprio uno di quei ritorni di fiamma, altre motivazioni sono ricondotte al fatto che l’aereo cadde dopo una lunga virata, quasi di 90 gradi e potrebbe essersi rotto il sistema di trasmissione coassiale delle due eliche controrotanti.

I ripetuti incidenti aerei decretarono la fine dela coppa Schneider nel 1931, ma il reparto Alta velocità non chiuse i battenti. Il regime fascista lo trasformò in Reparto sperimentale, con l’obiettivo politico di strappare il record di velocità agli inglesi, cosa che riuscirà a Francesco Agello, nel 1934, volando a oltre 700 chilometri orari.

Nonostante questo successo, due anni dopo, all’improvviso, il Governo decise la chiusura del Reparto, lasciando dietro di sé gli obiettivi ambiziosi e la sfida del progresso; ma anche una lunga lista di lutti: oltre a Monti (cui è intitolato l’idroscalo di Desenzano) e Bellini, persero la vita Tommaso Dal Molin (il suo nome è ricordato dall’aeroporto di Vicenza), Giuseppe Motta, Ariosto Neri, Giuseppe Maggi, Giancarlo Nicelli (al quale è intitolato lo storico aeroporto del Lido di Venezia), Salvatore Borra, Vittorio Centurione e Romeo Sartori, secondo l’elenco stilato proprio da Bernasconi.

In Polesine grande fu la commozione per la perdita del capitano Giovanni Monti. Una folla enorme ne seguì le esequie a Fratta. Sulla facciata della casa di famiglia, il palazzo Lipomanno Monti (oggi Viaro), è stata posta una lapide commemorativa, opera di Servilio Rizzato, in cui si legge:

IN QUESTA CASA CHE SEPPE LA PASSIONE DI GIOVANNI E GIACOMO MONTI CARBONARI EBBE I NATALI IL 16 GENNAIO 1900 GIOVANNI MONTI CAPITANO PILOTA D’ALTA VELOCITÀ DI EROICA VIRTÙ RIFULSE NEL CIELO DI CIRENAICA CON GENEROSO ARDIMENTO E INCOMPARABILE PERIZIA A LONDRA NELL’ANNO 1929 CONTESE ALLE NAZIONI L’AMBITO PREMIO DELLA COPPA SCHNEIDER NELL’ANELITO DI PIÙ FULGIDE GLORIE MENTRE L’ETERE CORREVA ARDENTEMENTE DI GIOVINEZZA IL 2 AGOSTO 1931 LO GERMÌ L’ONDA DEL BENACO PER ASCRIVERLO FRA GLI IMMORTALI EROI DELL’ARIA CHE LA PATRIA VENERA E SUBLIMA

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Luca Gigli. “Giovanni Monti (1900-1931)”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanni-monti-1900-1931-2/

Pubblicità