Mi hanno sempre fatto tanta compassione i cani legati alla catena, ma da ragazzino provavo un po’ di sollievo quando li vedevo scodinzolare contenti e liberi, con un nastrino rosso al collo, il giorno di San Bellino. Quel giorno, il 26 novembre, era la loro festa e portavano qualcosa di nuovo e di allegro nel borgo agreste dove abitavo.
Allora non c’era ancora la televisione, e di sera, nelle rustiche abitazioni di Grignano Polesine, il mio paese, si trascorreva il tempo raccontando leggende, favole, fiabe, indovinelli… Ma la serata del 26 novembre era fedelmente dedicata da mio padre e dal nonno al racconto della vita del Santo.
La leggenda
Io ascoltavo come egli, vescovo di Padova, dovendo recarsi a Roma, fu ucciso da dei banditi, forse nativi proprio di Grignano, e poi frettolosamente sepolto.
In seguito il suo corpo fu scoperto dal fiuto di un cane, che con i suoi ululati richiamò alcune persone del luogo. Ecco la spiegazione del motivo dell’ “alleanza” tra il Santo e il cane, che nel giorno della ricorrenza viene anch’egli festeggiato, agghindato con un fiocchetto rosso. Sta di fatto – così narra la leggenda – che in seguito ai latrati del cane fu rinvenuto il corpo del Vescovo assassinato, riconosciuto grazie all’anello piscatorio che ancora conservava al dito. Ucciso non per rapina ma per vendetta su commissione di qualche prepotente.
Un’altra leggenda, più commovente e pietosa, asserisce che il corpo, una volta dissepolto, fu caricato su di un carro, ma la pariglia dei buoi, nonostante i numerosi pungoli, si bloccò ben due volte (gli attuali luoghi dove sorgono gli oratori lungo la strada che conduce al paese di San Bellino). Passò di lì un carrettiere di Grignano che umilmente mise a disposizione il proprio carro, e stavolta i suoi buoi trasportarono pacatamente la salma del Santo nella chiesa del paese più vicino.
In questa seconda versione della leggenda – a differenza della prima – il riferimento al paese di Grignano e alla sua gente ha una connotazione positiva.
In ogni caso, poiché le leggende contengono sempre aspetti di verità, è evidente l’esistenza di un antico rapporto tra Grignano e San Bellino. Una conferma, dunque, della secolare tradizione del pellegrinaggio dei “Gregnanati” all’urna del Santo, la seconda domenica di maggio di ogni anno: o come espiazione del sacrilegio commesso dai loro presunti antenati, oppure per pia devozione umana per scongiurare eventuali tempeste e fulmini sui loro raccolti e abitazioni, o ancora per allontanare il diffondersi della rabbia canina, dato che San Bellino è venerato anche come santo taumaturgo nei confronti dell’idrofobia (vedasi a tal proposito “San Bellino e non solo” di Michelangelo Caberletti in Ventaglio n. 43, pag. 82).
La vita del Santo
A questo punto è bene integrare la semplice e familiare tradizione verbale con una breve sintesi storica.
Bellino, della nobile famiglia dei Bertaldi, nacque a Padova intorno all’anno 1077. Sacerdote, è menzionato per la prima volta in un documento, come “Canonicus Presbiter” nel 1107. Condivise con il legittimo vescovo padovano Sinibaldo l’esilio a Este per cinque lunghi anni. In seguito avvenne il ritorno trionfale a Padova e, alla morte di Sinibaldo, gli successe alla cattedra vescovile nel dicembre 1128.
Come Vescovo dedicò tutte le sue energie per la realizzazione della vera “Societas Cristiana”, dimostrò di essere un fervido innovatore e riformatore; era il periodo della “Riforma Gregoriana” del grande Papa Gregorio VII (1073-1085). Istituì la “fratalèa cappellanorum” (fratellanza sacerdotale) basata sulla collaborazione fra i vari parroci in attività spirituali, religiose, caritative, sostenute dalla reciproca solidarietà «e con tali presbiteri riuscì a elevare la spiritualità religiosa, la moralità dal clero e del popolo, la dignità del lavoro, il risveglio delle libere attività e una vita sociale che fino a quel tempo era stata dura, fredda, di timore e servitù»¹.
Per l’istruzione dei giovani fondò scuole, sollevò la condizione dei servi della gleba, angariati da gravosi tributi di origine longobarda, mantenne squisiti rapporti di fermezza e carità con i vari monasteri ricchi, potenti, indipendenti.
Tali iniziative sociali gli attirarono, però, l’antipatia e l’inimicizia di alcuni signorotti locali, ed uno di questi, un certo Tommaso della famiglia dei Capodivacca, lo fece trucidare da ignoti sicari mentre, reduce dall’Abbazia delle Carceri, percorreva la strada Vangadizza diretto verso l’omonima Abbazia, il 26 novembre 1147².
Nel 1153 Papa Eugenio III lo proclamò Santo³.
Dopo il rinvenimento dei suoi resti, le spoglie del Vescovo Bellino furono deposte in una chiesetta nei dintorni di Fratta che successivamente fu travolta dall’inondazione. Per trent’anni e più il corpo del Santo rimase sotto le macerie, finché gli abitanti del vicino paese San Martino di Variano lo estrassero per portarlo nella loro chiesa dove tuttora riposa in una decorosa urna di marmo policromo, fatta allestire da una nobildonna padovana nel 1640.
Per onorarlo i fedeli diedero al loro paese il nome di San Bellino e la chiesetta, rifatta ed ingrandita nel 1649, assunse il ruolo di basilica, sempre più meta di pellegrinaggi. Cosicché San Bellino giunse ben presto ad essere venerato come protettore della diocesi, confermato come tale il 6 giugno 1888 dal vescovo Antonio Polin.
Il pellegrinaggio
Non si hanno notizie sicure riguardo alla data di inizio del pellegrinaggio da Grignano alla volta dell’arca di San Bellino. L’origine è di epoca remota; certamente risale al basso medioevo. Esistono documenti di archivio relativi agli anni 1689-90; 1882; 1884; 1909-10, ma questi possono ritenersi piuttosto recenti rispetto all’antichità della tradizione⁴.
Da Grignano il corteo di pellegrini partiva di buon mattino, uomini, donne e bambini a piedi, oppure con qualche cavalcatura, lungo il percorso che conduce a Costa, per raggiungere poi Fratta ed approdare infine San Bellino. Una tradizione che è rimasta viva nei secoli e che si è ripetuta con analoghe modalità fino a non molti anni fa.
Oggi permane da parte degli abitanti di Grignano l’iniziativa di portarsi alla Basilica di San Bellino la seconda domenica di maggio per assistere alla Santa Messa, ma il tempio non viene più raggiunto in forma di pellegrinaggio comunitario pedestre. Ognuno utilizza la propria auto per arrivare al paese del Santo, qualcuno più sportivamente vi si reca in bicicletta.
Dalla lettura dei citati documenti si colgono altre informazioni riguardanti il rituale della giornata: una processione seguita dalla celebrazione della messa solenne, cantata e concelebrata dai parroci dei due paesi, mentre il cappellano dirigeva il coro.
Le offerte da parte dei rappresentanti di Grignano al parroco di San Bellino consistevano, nel 1689, in dieci Ducati. Nell’Ottocento risultavano di trenta Lire. In cambio veniva offerta ospitalità al parroco, ai suoi fabbricieri e ai parrocchiani. Successivamente tale ospitalità fu limitata al solo parroco e ai suoi fabbricieri; gli altri dovevano adattarsi nelle botteghe circostanti.
Si provvedeva pure ad accudire ai cavalli e agli asini, previlegio di pochi, poiché la maggior parte, come detto, doveva sostenere a piedi l’intero tragitto di andata e ritorno.
Nell’occasione veniva anche donato un cero alla chiesa di San Bellino.
Testimonianze orali riferiscono che nel passato, durante la celebrazione religiosa, venivano donati simbolicamente dei “talleri” dal parroco di Grignano. (In seguito il parroco di San Bellino li riconsegnava segretamente al collega, cosicché il rito si ripeteva con le stesse modalità l’anno successivo).
Alla fine della messa solenne seguiva la processione intorno al piazzale antistante alla chiesa, portando al seguito il cero e i talleri. Durante la cerimonia erano intonate le litanie, ognuna delle quali terminava con l’invocazione a San Bellino. Poi tutti i partecipanti si recavano a fare il «giro dell’Arca», soffermandosi per un momento di raccoglimento e di preghiera sulla tomba del Santo.
Questa parte del rito è tuttora fedelmente rispettata, come testimoniano le foto pubblicate in queste pagine che risalgono alla cerimonia dello scorso anno.
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Come citare questo articolo
Carlo Alberto Rossi. “Da Grignano a San Bellino”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-grignano-a-san-bellino/