Nel territorio di Lendinara sono presenti vari oratori, la cui origine non è sempre documentata. Per alcuni essa si perde nella notte dei tempi ed appare legata alle consuetudini di fede ampiamente diffuse nell’ambito della civiltà contadina; per altri è invece ascrivibile a fatti concreti: edicole o tempietti spesso eretti a mo’ di ringraziamento per uno scampato pericolo, attribuito solitamente al benigno intervento della Vergine.
E’ il caso dell’oratorio di Arzarello che sorge lungo da strada arginale dell’Adigetto (il toponimo della località fa chiaramente riferimento all’argine del corso d’acqua) che da Lendinara porta a Valdentro. E’ spesso metà di passeggiate, e si anima in particolare nel mese di maggio quando viene organizzato il “fioretto” serale in onore della Madonna.
Ecco la sua storia, legata alle drammatiche vicende della seconda guerra mondiale, che apprendiamo in loco.
Una bella giornata di sole donava al grano, ormai maturo, il caratteristico color oro e le case della borgata riflettevano il classico bianco calce delle facciate. Case per la maggior parte vuote, perché i residenti erano al lavoro nei vicini campi o nelle fabbriche di Lendinara.
Dai lontani campanili della cittadina risuonavano deboli le ore undici, quando un cupo rumore di aeroplani in avvicinamento rompeva la quiete del silenzioso borgo; ancora un minuto e poi assordanti e spaventosi scoppi ruppero drammaticamente l’aria.
Gli ordigni sganciati dai bombardieri delle forze armate alleate miravano alla linea ferroviaria Rovigo-Legnago-Verona con lo scopo di interrompere le attività di trasporto e rifornimento alle truppe tedesche. Ben 60 bombe piovvero dal cielo quel giorno, mettendo scompiglio e paura tra la gente che fortunatamente rimase illesa, e nemmeno case e cose subirono gravi danni. Un vero miracolo, dissero i residenti che terrorizzati si ritrovarono nei rifugi, costruiti alla meno peggio, lungo la scarpata dell’argine esterno dell’Adigetto.
Altri residenti, che in quei momenti prestavano la loro opera nelle fabbriche della cittadina lendinarese, ebbero l’ardire di salire sulla cima dei camini dei loro stabilimenti per osservate l’orizzonte, verso la località oggetto dei bombardamenti, scorgendo, desolati, nere colonne di fumo che salivano verso il cielo.
Chi racconta questa storia è la gentile Signora Zatta Maria che da molti anni risiede in Via Arzarello di Lendinara, e che la mattina del 22 giugno 1944 si trovava al lavoro presso lo stabilimento della Salca in Lendinara.
La Signora Maria ricorda che, dopo l’evento bellico, una persona della sua borgata, e precisamente la Signora Bellini Luigia, decise di far costruire in loco un oratorio da intitolare alla Madonna delle Grazie. Il nobile gesto voleva essere un ringraziamento alla Vergine per aver protetto il luogo dal bombardamento e per aver ricevuto la grazia di rivedere il figlio dopo vari anni di prigionia: Tomanin Amelio, che tornò in Italia nel 1945.
Dei lavori se ne occupò in prima persona la stessa Signora Bellini, dedicandosi alla raccolta fondi e prodigandosi anche nelle mansioni più faticose come il trasporto, a mezzo carriola, di mattoni e quanto altro necessario alla costruzione.
L’oratorio mostra ancor oggi un grazioso aspetto. Collocato a qualche metro dalla sponda destra dell’Adigetto presenta nel prospetto est l’ingresso principale, sormontato da un modesto rosoncino. Sul tetto a capanna, ai lati della croce centrale, furono posizionati due bossoli di bombe da mezzo quintale ciascuno, in memoria dell’accaduto. Un’altra entrata, esposta a sud, è sormontata da un piccolo campanile mentre, all’interno, una magnifica statua lignea della Madonna delle Grazie campeggia sopra l’altare.
L’inaugurazione del sacro tempio avvenne nell’anno 1949, alla presenza delle autorità comunali ed ecclesiastiche e di una moltitudine di cittadini lendinaresi. Per l’occasione solenne furono celebrate due messe al mattino, mentre alla sera, dopo la sacra funzione, ebbe luogo una processione lungo la via Arzarello. Vi parteciparono la banda cittadina e gente a cavallo che per l’occasione bardò a festa i propri sauri con pennacchi tricolori, mentre il tutto era rischiarato da innumerevoli luminarie colorate. Quella sera fu una memorabile occasione per far festa e dimenticare le paure della guerra da poco terminata: una ricca cena, offerta dai residenti, accompagnata da suoni e canti tradizionali deliziò i partecipanti fino a sera tardi.
Continuando il suo racconto, con un velo d’emozione, la Signora Maria ricorda che, grazie all’intercessione della Madonna, ritrovò il fidanzato: quell’Amelio Tomanin ritornato dalla prigionia che poco tempo dopo, davanti al Signore, divenne per sempre suo marito.
Il racconto non termina qui perché la sera dell’inaugurazione dell’Oratorio partecipò anche Don Pietro Socal, indimenticabile sacerdote del duomo lendinarese: “ghe gera anca Don Pieron, che dopo el ga scrito ‘na poesia a ricordo de la serata….”. Ecco di seguito alcuni versi della lunga poesia composta dal suddetto prelato.
Una fragiada tra amici
(in casa de sior Giacomo Tomanin a l’Arzarello ai 22 de giugno 1949).
Durante la vita comunque la vada se sente la vogia de qualche fragiada. Un caro mio amigo, un capo dazier, un bon diretor, che al piato e bicer el sa farghe onor, el me ripeteva, se mi l’incontrava, e quasi imponeva:
Al vintidò giugno nol deve mancar da sior Tomanin, per ben festegiar el dì aniversario del bombardamento, ciamada la sagra de ringraziamento; perchè s’à salvà da grande flagelo la nostra cità e pur l’Arzarello…”
Dal dì dell’inaugurazione sino ai giorni nostri, all’Oratorio della Madonna delle Grazie, il 22 giugno di ogni anno, vengono riproposti i festeggiamenti che terminano con un grande spettacolo pirotecnico mentre nel mese di maggio i fedeli, residenti o provenienti dai vicini borghi, frequentano i fioretti alla Madonna.
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Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “La Madonna di Arzarello”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-di-arzarello/