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STORIA - TRADIZIONI

San Rocco a Rovigo

La chiesa dedicata al Santo di origine francese fu demolita nel 1938. Era una testimonianza di autentica devozione popolare

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 52–57

Un tempo, a Rovigo, quasi dirimpetto al Castello – oltre l’Adigetto, che scorreva placido solcato periodicamente da varie imbarcazioni – si apriva il quartiere San Rocco. Derivava il nome da una bellissima piccola Chiesa dedicata al santo di origine francese, situata nei pressi di palazzo Angeli. Anche la strada su cui sorgeva la facciata principale del tempio prendeva il nome di via San Rocco, ora via Angeli. Una strada che, come si evince dalla mappa dell’Estimo del 1775, conduceva a porta S. Giovanni, anche questa scomparsa, abbattuta ben prima ancora della chiesa.

Come testimoniano alcune foto d’epoca, tra frondosi tigli che fiancheggiavano l’Adigetto, svettava alto e aguzzo il bel campanile della Chiesa-oratorio. Ma la cultura moderna, che agli inizi del Novecento stava avanzando in tutta Europa tendendo al rinnovo dell’asseto urbanistico delle città, influenzò anche Rovigo. E l’amministrazione della nostra città, in era fascista, si accinse a intervenire nel tessuto urbano, modificandone in modo sensibile la struttura.

Si avviò, innanzitutto, nel 1937 la deviazione dell’Adigetto verso la periferia, per creare il corso del Popolo (al tempo denominato corso del Littorio), con espropri forzati per nuove costruzioni di utilità pubblica. E fu così che l’anno successivo, 1938, la piccola Chiesa di San Rocco dovette lasciare lo spazio all’edificazione dell’imponente Palazzo INA.

Una testimonianza di fede

Tale Chiesetta è stata testimonianza di una lunga storia di fede e arte, manifestata da un’intensa devozione popolare al Santo, amato e invocato nelle gravi malattie ed epidemie che sempre si susseguirono nei secoli passati. Riguardo a ciò il dott. Luigi Contegiacomo afferma che essa “rappresentò un retaggio della tradizione medievale che affidava a conventi e chiese – con i loro piccoli “ospitali” – la protezione di pellegrini e viandanti”, unitamente ad altre strutture, che ancora esistono in città, sebbene spesso modificate, nelle piante, “nella consistenza e nell’uso”, quali l’antica Commenda di S. Giovanni gerosolimitano, risalente al 1100 e fondata dai cavalieri di Malta, il medievale oratorio con ospedale di “S. Giovannino” (S. Giovanni decollato), e il frequentatissimo santuario di San Lorenzo in Tassina¹.

Già nel 1530 a Rovigo esisteva una Confraternita di S. Rocco, che nel 1607 fu aggregata all’Arciconfraternita di San Rocco di Roma. La Confraternita si proponeva l’assistenza ai malati e la sepoltura dei morti, particolarmente se poveri o abbandonati. Soppressa la Confraternita nel 1807, la Chiesa divenne proprietà demaniale. La parte immobile fu consegnata per la conservazione al conte Domenico Angeli, a Giacomo Giro e al parroco dei Santi Francesco e Giustina con l’accordo di tenerla aperta a carico dei fedeli. L’anno successivo i tre depositari consegnarono la Chiesa e suppellettili alla fabbriceria di san Francesco cui aspettava l’amministrazione².

Nel 1855, dopo il flagello del colera, la Chiesa aveva avuto un restauro radicale ad opera di Michele Zammattino che vi affrescò sulla facciata una matrona cinta di rose che rappresentava Rovigo, coperta con un manto di S. Rocco³. Così il Biscaccia nella sua cronaca spiega dettagliatamente con quanta fede la popolazione si rivolse al Santo per chiedere protezione contro il terribile morbo che in quell’anno colpì anche la città di Rovigo: “Ebbino in quest’anno il flagello del cholera ed in questo anno fu suscitata la devozione al santo ond’era affollata la Chiesa di timorosi supplicanti, carico l’altare di cere, abbondanti le elemosine (…). In questa ricorrenza furono tali le offerte, che diedero la forza doi fare un ristauro radicale alla chiesetta. Furono promotori di questa impresa il nobile Iacopo Foresti, Giuseppe Lavezzo ed Antonio Zamatteo. Formatosi così il comitato religioso, percorse la città e trovò tanto dinaro che nei lavori eseguiti furono pagate £. 6000 (…)”⁴.

Aspetti artistici

L’oratorio di San Rocco, a navata unica, comprendeva cinque altari.

Sull’altare maggiore in marmo di Carrara era posta la bella statua policroma lignea di S. Rocco, opera di Giovanni Caracchio (inizi del XVII sec.), e ai lati due statuette in pietra raffiguranti S. Sebastiano, anch’egli taumaturgo (e invocato protettore contro la peste), e il vescovo S. Bellino con Tre angioletti di Giuseppe Bossi di Este.

La statua di San Rocco successivamente è stata collocata su un altare del Santuario della Madonna Pellegrina nella parrocchia della Commenda, dove sono conservati a tutt’oggi anche le due statuette.

Gli altri altari erano pertinenza di altre Confraternite:

L’altare della Confraternita di S. Francesco di Paola era di buona architettura, di marmo di Rovigno e rosso di Verona.

La Confraternita di San Carlo disponeva di un altare di legno dedicato al Santo.

La Confraternita della Beata Vergine di Loreto teneva un altare pure di legno, descritto dal Bartoli, opera di Antonio Tassina, dipinto in marmo finto da Luigi Marangoni. Nel 1793 il famoso pittore Giovan Battista Canal aveva eseguito per questo altare una tela rappresentante la Madonna con il Bambino sopra la Santa Casa trasportata dagli Angeli a Loreto.

Un quinto altare era dedicato a San Matteo. Nel 1783 venne restaurata la facciata con disegno ed esecuzione ad opera di Andrea Biscuola, capo Mastro Muratori, che ornò anche la Chiesa e vi fece un buon soffitto, in mezzo al quale Giovan Battista Canal dipinse uno splendido affresco rappresentante S.Rocco portato in Paradiso dagli Angeli⁵. La figura di san Rocco si stagliava contro il fondale di un cielo dorato e figure angeliche, come quella che reggeva il bastone del pellegrino. All’estremità inferiore dell’affresco si notava la figura di scorcio di un cane, animale tradizionalmente legato alla iconografia del Santo⁶.

Un altro affresco del Canal, situato sul soffittino dell’Altare maggiore dell’oratorio, raffigurava lo Spirito Santo attorniato da Teste di cherubini, opera oggi purtroppo perduta.

Della Facciata possediamo solamente uno schizzo del 1922, dal quale emerge un prospetto molto sobrio, stilisticamente simile alla facciata della Chiesa di S. Francesco, costituito da quattro colonne con capitelli corinzi che sostengono un timpano.

La chiesa della Commenda

Quando nel 1937 l’amministrazione comunale dell’epoca progettò la demolizione della Chiesetta di San Rocco per far posto al Palazzo INA, inizialmente aveva previsto una fedele ricostruzione della Chiesa da realizzarsi in via Cantonazzo, entro un terreno donato alla Curia nell’area relativa alla parrocchia dei santi Francesco e Giustina. Ma nei primi mesi del 1939 il progetto fu abbandonato in favore dell’edificazione di una Chiesa più grande maggiormente rispondente alle esigenze della Comunità, quella che è conosciuta come la chiesa della Commenda.

L’inizio della guerra fermò però i lavori di costruzione che si conclusero definitivamente nel 1950, quando venne istituita la parrocchia della Commenda. La nuova Chiesa non fu però dedicata a San Rocco, secondo la originaria intenzione, ma si scelse di dedicarla al Cuore Immacolato di Maria e a Sant’Ilario.

Nella prospettiva della demolizione della Chiesetta di san Rocco, la Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna di Venezia aveva provveduto alla catalogazione di tutti i beni interni e proceduto allo stacco dell’affresco di G. B. Canal raffigurante San Rocco in Gloria. E mentre l’Autorità religiosa si era riservata la proprietà di tutti i beni mobili contenuti nella Chiesetta, la Soprintendenza aveva dato l’autorizzazione alla demolizione a patto che altari, affreschi, elementi architettonici in pietra venissero degnamente collocati nella nuova Chiesa della Commenda; ma – come detto – ciò non avvenne, eccetto per le tre statue di cui si è accennato: San Rocco, San Sebastiano e San Bellino.

L’affresco di San Rocco in gloria

L’affresco, opera di G.B. Canal, sezionato in varie parti, fu custodito per oltre settant’anni in una cassa collocata nei depositi del vescovado di Rovigo, “fortunatamente ben conservati”, ha affermato mons. Giorgio Seno, Direttore dell’Ufficio Diocesano beni Culturali.

Nel 2009 iniziarono le operazioni di restauro sotto la direzione del prof. Fabio Bevilacqua del centro Restauri Conservativi di Bologna. Nell’agosto del 2010, a cura della ditta “Costruzioni Orizzonte”, l’affresco è stato ricostruito e collocato, con straordinaria perizia e acuto ingegno, sul soffitto del Salone delle udienze in Vescovado. Ora è tornato a risplendere nella bellezza di un Santo portato in Paradiso dagli Angeli in tutta la sua gloria e magnificenza⁷.

La grande attenzione rivolta a questo bellissimo affresco è stata motivata dal desiderio di riportare alla visibilità un pezzo della storia dell’arte fatta da artisti che hanno dato lustro all’arte sacra nel nostro Polesine. A tal proposito il Soprintendente per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, Fabio Magani, nell’Introduzione al pregevole volume San Rocco in Gloria, già citato, pubblicato in occasione del restauro, corredato da magnifiche foto a colori in cui vengono ripercorse le varie fasi riguardanti il restauro dell’opera, ha affermato che il pittore ebbe come punto di riferimento Giambattista Tiepolo.

Probabilmente il Canal aveva tratto esempi da una pala con i Santi Sebastiano e Rocco della parrocchiale di Noventa Vicentina o da varianti della rappresentazione del Santo che il Tiepolo realizzò in telette devozionali forse per la Confraternita di San Rocco a Venezia. Da ricordare, inoltre, che il tema legato all’apoteosi di S. Rocco il Canal l’aveva avuto a Venezia nel modello cinquecentesco del Tintoretto.

La figura del santo, la cui devozione era diffusissima in Italia e in Europa, era ben connaturata come “apostolo” tra i derelitti con i segni caratterizzanti: il cane, la conchiglia, la piaga, simbolo di fedeltà, perseveranza e carità cristiana⁸.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “San Rocco a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-rocco-a-rovigo/

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