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STORIA - TRADIZIONI

“Matteotti in prima pagina”

Un excursus delle testate giornalistiche dell’epoca all’indomani della barbara uccisione del leader socialista

di Elisa Targa

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 58–61

Nel 90° della morte di Giacomo Matteotti, trucidato da sicari fascisti, si moltiplicano iniziative volte a fare luce sulla vita dell’illustre personaggio, nonché – e di questa particolarità intendiamo qui parlare – sul risalto (o lo scarso rilievo a seconda degli interessi politici) dato dai quotidiani del tempo alla barbara uccisione.

Quest’ultimo aspetto emerge chiaramente consultando la raccolta di volumi – contenenti 14 diverse testate giornalistiche della prima metà del ‘900 – custoditi per lungo tempo a Fratta presso la sede dell’associazione culturale Manegium ed ora trasferiti alla Casa Museo Matteotti, per essere a disposizione dei visitatori in una sala predisposta nella sezione storico-documentaria ricavata nel sottotetto.

Si è inteso intitolare “Matteotti in prima pagina” il particolare excursus basato sui giornali dell’epoca. Un’iniziativa che è stata anche occasione di un incontro aperto al pubblico organizzato dal CeDi – Turismo & Cultura con la collaborazione del Comune di Fratta e del Manegium; presenti all’evento, Tiziana Virgili, presidente della provincia e sindaco di Fratta, Adriano Azzi, presidente del Manegium, Donatella Girotto, direttrice del CeDi – Turismo & Cultura e appassionati della vicenda Matteotti.

A Nicola Gasparetto e Sara Fumaneri, autori della ricerca, il compito di illustrare le prime pagine dei giornali che, nel 1924, hanno descritto la vicenda del rapimento e le prime ipotesi sulla scomparsa del deputato Giacomo Matteotti, avvenuta il 10 giugno 1924.

Scorrendo i giornali

Va subito detto che la stampa italiana ha avuto modo di confrontarsi inizialmente in modo libero e appassionato su questa vicenda clamorosa. Dal 13 giugno, e in maniera ininterrotta per due mesi, fino al ritrovamento del corpo, il nome di Giacomo Matteotti continuò a comparire sulle prime pagine di diverse testate. E’ interessante a questo punto verificare le posizioni di alcuni giornali dell’epoca per comprendere l’atmosfera che aleggiava all’indomani del tragico evento.

Prendiamo innanzitutto in considerazione il “Corriere italiano”, giornale che cessò la propria vita proprio a seguito delle prime indagini. Sappiamo infatti che furono tempestive le individuazioni degli esecutori materiali del delitto, tra cui ricordiamo Albino Volpi e Amerigo Dumini; seguirono, immediatamente dopo, l’arresto di altri personaggi con loro collusi, come lo stesso direttore del “Corriere”, Filippo Filippelli, e alcuni suoi giornalisti, motivo questo dell’imposta chiusura del quotidiano, che si rivelerà definitiva.

Un’altra testata colpita fu senza dubbio “La Giustizia”, giornale del Partito Socialista Unitario, che all’epoca aveva fin da subito sublimato la figura di Matteotti, attribuendogli i connotati del martire. Già dai primi editoriali era stato messo in evidenza come questo atto delittuoso fosse da considerarsi quale ultimo anello di una serie di violenze che si perpetuavano in Italia da anni. Era dunque considerata l’occasione per provocare la caduta definitiva del nascente regime. “La Giustizia”, attraverso espressioni di sdegno e condividendo l’astensione dall’attività parlamentare dei partiti storici con il ritiro sull’Aventino, puntava sullo stallo del governo e sulla sua conseguente caduta. Ma come è noto non ottenne i risultati sperati. L’obiettivo era anche fare in modo che le indagini degli organi inquirenti “puntassero il dito” contro Mussolini, coinvolgendo in prima persona il leader del fascismo, ma anche questa speranza fu disillusa.

Il giornale criticò anche la decisione di celebrare i funerali di Matteotti a Fratta, anziché a Roma, vedendo in questa scelta un tentativo inteso a sminuire la portata dell’evento. La salma del deputato fu infatti trasportata in maniera quasi clandestina nel paese natale, ma qui trovò ad accoglierla il calore e l’affetto dei suoi concittadini che parteciparono in più di 10.000 al funerale. Anche questo aspetto fu messo in evidenza da “La Giustizia”, tanto che un giornalista dell’epoca descrisse come gli omaggi floreali non arrivassero solo alla vedova Velia Titta, ma iniziassero a comparire anche nel cippo dedicato ai carbonari martiri nel 1821: un perfetto parallelismo tra i martiri risorgimentali e i martiri del socialismo, come fu appunto Giacomo Matteotti. La testata continuò a mantenere il “caso” Matteotti protagonista delle proprie prime pagine anche nelle settimane e nei mesi a seguire, ma era invitabile che una voce così scomoda non fosse tollerata a lungo, il foglio fu soppresso d’autorità nel novembre 1925.

Una posizione di sostanziale equidistanza assunse invece “La Tribuna”, giornale romano di alta tiratura sorto intorno al 1880, solitamente bene informato, tanto da divenire persino fonte di informazione per altre testate. Per lo più si limitò a fornire un dettagliato quadro della cronaca, riducendo al minimo e rendendo quasi insistenti gli articoli di commento. Committente di questa testata era la grande realtà delle industrie siderurgiche, delle acciaierie, quel blocco sociale che aveva appoggiato l’ascesa al potere del regime. Ricco di apporti fotografici, questo quotidiano era solito inviare i propri giornalisti a fare indagini, che all’epoca surclassarono quelle condotte dagli stessi organi di polizia. La lentezza delle indagini portò persino alle dimissioni dell’allora capo della polizia, Emilio De Bono, uno dei quadrumviri che fu a fianco di Mussolini in occasione della Marcia su Roma; e da questo momento in poi, ci fu un’accelerazione delle indagini e il conseguente arresto di figure importanti.

Alcuni giornalisti di questa testata intervistarono Velia, la moglie di Matteotti, poco dopo la scomparsa del deputato, e fecero indagini passando al setaccio la vita dei primi esecutori materiali arrestati. A questo proposito, alcuni giornalisti giunsero persino ad ipotizzare che il corpo del deputato potesse trovarsi “sepolto” nel lago di Vico, località presso i Monti Cimini, in provincia di Viterbo, perché si era diffusa la notizia che un anno prima, presso questo lago, avessero soggiornato alcuni componenti della banda che rapì Matteotti, tra cui lo stesso Dumini.

Documento di straordinaria intensità è un articolo che descrive l’incontro che avvenne tra Velia e Mussolini, in cui la vedova chiedeva di fare il possibile per velocizzare la restituzione del corpo del marito. In questo ed in altri frangenti il giornale romano non perde occasione di ritrarre un capo del governo dal volto umano, il cui sdegno per la tragica scomparsa è indicato come profondo ed autentico; analogamente la sua azione è descritta come energicamente rivolta a sollecitare tempestività ed efficacia nelle indagini.

Assume sfumature diverse la posizione de “L’Impero”, voce del fascismo più oltranzista. Il giornale, innovativo per i toni di stampa “urlata”, voleva fornire una chiave di lettura dei fatti in grado allontanare i sospetti di Mussolini come mandante dell’omicidio di Matteotti, e si accaniva contro fonti di informazione e gruppi politici che fino a quel momento erano stati tiepidamente filo-fascisti ed ora incominciavano a far sentire voci critiche, definendoli “sciacalli” e “speculatori”.

L’Impero cercò fin da subito di far apparire il caso Matteotti come un tentativo per mettere in crisi lo stesso regime, e destabilizzare quel clima di “normalizzazione” che lo stesso Mussolini era deciso a compiere.

L’incontro che si svolse tra Velia e Mussolini è descritto, infatti, come un incontro commovente tra persone che sono state colpite, quasi allo stesso modo, dallo stesso dramma.

Fine della libertà di stampa

La carta stampata, principale veicolo di informazione, che aveva all’epoca un ruolo fondamentale nell’orientare l’opinione pubblica, contribuì certamente allo sviluppo delle indagini portando agli arresti di personalità ai vertici del regime, come Cesare Rossi, Giovanni Marinelli, Aldo Finzi. Il regime a questo punto iniziò a sentirsi in pericolo: all’interno del movimento fascista si iniziò a chiedere una svolta censoria. E la svolta arrivò l’8 luglio del 1924 con l’attuazione del decreto limitativo della libertà di stampa, di cui “L’Impero” fu uno dei principali sostenitori. Questa testata era la voce dell’ala del fascismo che non voleva alcun compromesso, nemmeno con le forze del partito liberale, della destra storica, anzi vedeva nel clamore dato al caso Matteotti un’occasione per esacerbare gli animi e rivendicare una seconda ondata rivoluzionaria, una seconda marcia su Roma.

Per la verità il decreto limitativo era già stato approvato nel luglio del 1923, ma non era entrato in vigore. Con l’attuazione del decreto nel 1924, invece, i prefetti ebbero discrezionalità nel procedere con sequestri e diffide verso giornali, direttori e redattori ritenuti responsabili di minare l’ordine pubblico.

Inizia pertanto la repressione. Sicuramente il più noto giornale colpito dalla censura fu “L’Avanti”, organo di stampa del partito socialista italiano, che dal luglio al dicembre di quello stesso anno subirà ben 36 provvedimenti di sequestro, ed avrà comunque vita breve, l’ultimo numero autorizzato uscirà il 31 ottobre 1926. Da quel momento le pubblicazioni del giornale socialista proseguiranno in esilio, a Parigi e Zurigo.

“Finalmente – si legge ne “L’Impero”- viene limitato il potere dittatoriale della stampa, la vergognosa licenza dei giornalisti. Bisogna arginare la delinquenza parolaia, la peggiore di tutte perché consapevole”. E ancora: “Ci voleva il recente delitto perché ci si convincesse della necessità della disciplina che in altre nazioni esiste già da tempo”.

Il delitto diventò quindi il motivo che agevolò un’azione repressiva nei confronti degli organi di stampa, e ancora peggio, la limitazione della libertà di stampa fu fatta apparire come un provvedimento necessario per rendere giustizia del delitto Matteotti.

Il linguaggio enfatico, retorico de “L’Impero” e di altri giornali di questo orientamento si configurò ben presto come esempio da seguire: l’elemento informativo esce di scena a discapito della propaganda, dello slogan. Sarà dunque questo l’indirizzo di scrittura che pervaderà tutta la stampa dell’epoca fascista, mentre i giornali che non si uniformeranno verranno chiusi.

Questi ed altri risvolti del caso Matteotti – così come emergono dagli organi di stampa dell’epoca – potranno d’ora in poi essere approfonditi personalmente da studiosi ed appassionati grazie al servizio di consultazione di questo fondo documentario attivo presso la Casa Museo Matteotti nel pomeriggio di ogni sabato.

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Come citare questo articolo

Elisa Targa. ““Matteotti in prima pagina””. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/matteotti-in-prima-pagina/

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