Come noto, lo scorso 14 agosto 2013 alle 7 del mattino una tromba d’aria ha colpito tutta la provincia, dall’Alto al Basso Polesine. Grandine fitta a San Bellino, dove la furia del vento ha devastato il cimitero; allagamenti a Badia Polesine, Canda, Trecenta e Giacciano. In particolare a Giacciano con Baruchella una casa è stata come bombardata da grandine e vento che ha anche divelto quasi tutte le tegole di una casa vicina. Una finestra è letteralmente scoppiata e una donna è stata ferita. Alberi abbattuti ovunque, anche lungo la Transpolesana; altri allagamenti a Fratta Polesine hanno richiesto l’intervento per tutta la giornata della Protezione civile e dei Vigili del fuoco.
Per una singolare coincidenza, dai documenti emersi nel recente riordino da me compiuto nell’archivio parrocchiale di Baruchella – in particolare nella corrispondenza ottocentesca della Fabbriceria parrocchiale – ho scoperto che un evento simile, ma con ben più gravi conseguenze, accadde il 14 agosto 1860.
Ne dà notizia un semplice documento a stampa, dal titolo “Succinta relazione sull’uragano. Nella provincia del Polesine”, Rovigo 23 agosto 1860. Si tratta di una “circolare” inviata, credo dalla Deputazione provinciale a tutti i vari enti, tra cui appunto anche le parrocchie.
Si viene così a sapere che l’uragano si scatenò “nel giorno 14. corrente mese alle 4 pomeridiane e cagionò in questa Provincia danni incalcolabili per una zona estesa a 60 miglia. Ebbe origine a Calto, comune del distretto di Massa, con una fitta grandine, o rapidamente si estese ai vicini territorio di Salara e Frassinelle, ove la gragnuola fu trovata a pezzi del peso di tre e più libbre. Attraversava poscia il fiume Po al di sotto di Polesella versandosi sul paese di Concanille Ferrarese, e colà atterrava la Chiesa e diciassette case, dirigendosi poi in linea retta a levante penetrando nel territorio di Ariano, dove l’aspetto lugubre della natura faceva presagire disastri ancora più fieri. Venti impetuosissimi soffiavano da tutte e parti, ed avvolgevano piante, fienili, case, e perfino macigni i più ingenti; – nel breve intervallo di cinque a sette minuti secondi cadevano 173 case, sotto le cui rovine rimanevano sepolti individui in gran numero, de quali 18 si estrassero cadaveri, e 76 con ferite più o meno gravi. Seicento trenta persone si ridussero così senza tetto e spoglie di tutto.”
La circolare prosegue informando su altri avvenimenti particolari, come ad es. che le masserizie delle case abbattute nel Polesine furono trasportate sulla sponda opposta del Po e viceversa per il ferrarese; che un burchio (di tale Giuseppe Munari di Chioggia) carico di grosse pietre nel Po di Tolle venne alzato fuori dall’acqua e poi sommerso. Dà poi, rilievo ai molti atti di beneficienza compiuti dai “buoni abitanti di Ariano” ma in particolare “quello della nobile famiglia dei Marchesi Bagno di Ferrara, colpita pure di gravissime perdite, per aver accolto (e poi assistito i feriti) nella propria villeggiatura di Rivà tutte le persone del borgo rimaste senza tetto”.
Il complesso dei danni si stimava a circa 500.000 fiorini, una grossa somma di cui un tasso di cambio è difficile da dare, anche per la contemporanea circolazione delle lira austriaca¹. La circolare concludeva informando che le “Autorità, che non mancarono di provvedere subito ai più urgenti bisogni”, e che già si erano attivate per “una colletta in queste Provincie” (ev. le province venete) avevano fiducia in generosi incassi, specialmente se “venisse aperta una questua per tutto l’Impero”.
Viene spontaneo fare anche il confronto con un altro già ampiamente noto disastro atmosferico di fine ‘800: il cosiddetto “ciclone di Polesella”, che colpì il centro il 19 luglio 1892 alle ore 11. Fece danni gravissimi al paese, anche se la sua portata fu molto più circoscritta: un’improvvisa tromba d’aria distrusse infatti buona parte dell’abitato causando morti e feriti. Il ciclone in particolare distrusse il palazzo Grimani, allora sede del municipio (del quale restano oggi soltanto le due colonne dell’angolo destro della facciata), venti case, tra cui la bella palazzina del cav. Selmi e la chiesa degli Agostiniani, già chiusa al culto e da tempo trasformata in teatro, di cui permane oggi la zona dell’abside recuperata ed adibita a sala conferenze.
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Come citare questo articolo
Maurizio Tramarin. “Un altro e più terribile 14 Agosto”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-altro-e-piu-terribile-14-agosto/