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PERSONAGGI ILLUSTRI

Giacomo Sani (1833-1912)

Una figura di primo piano nella storia del Risorgimento. Fu deputato e senatore, al servizio della patria, morendo in povertà

di Amina Bongiovanni

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 82–85

Anno 1912. «Roma 21 marzo – notte – Camera dei Deputati. Il Presidente Marcora apre la seduta alle 14,05: Annuncia la morte del Senatore Deputato di Rovigo Giacomo Sani. Il 20 settembre 1870 era stato lui ad entrare in Vaticano con la divisa nazionale, intimando la resa di Roma in nome del Diritto Italiano…. All’unanimità la Camera vota l’invio di una rappresentanza ai funerali…».

Giacomo Sani era nato a Massa Superiore il 18 maggio 1833 dal dott. Mariano Sani e da Giuseppina Gnutti. Una figura di primo piano nella storia risorgimentale, da annoverare tra i più fulgidi personaggi del Polesine. Una vita tesa fin dall’età di quindici anni alla realizzazione di un ideale che allora sembrava lontano. Un uomo che non ha mai desistito, percorrendo, con continuità, tutte le tappe che hanno segnato il suo percorso politico, personale e militare legato alla realizzazione dell’Unità d’Italia.

Il Corriere del Polesine del 21 marzo 1912 così ricostruisce la sua biografia:

«Giacomo Sani è nato a Massa Superiore il 18 maggio 1833 e fece i primi studi a Rovigo. Non ancora quindicenne allo scoppiare dei moti del 1848, egli volò animoso ad arruolarsi volontario e se, per l’età insufficiente gli vennero allora chiuse le file dell’esercito, non ne dimise un momento solo, il pensiero, ché nell’anno successivo entrò a far parte del battaglione universitario Romano mobilitato col quale, a Bologna, contro gli austriaci, si ebbe il suo battesimo di fuoco.

Ritornato, dopo quei gloriosi, ma sfortunati tentativi, agli interrotti suoi studi, prima a Padova e quindi a Pavia, conseguì in quest’ultimo ateneo la Laurea Legale e, sino alla primavera del 1859, si consacrò all’avvocatura, senza smettere, però, mai dal partecipare a tutte quelle patriottiche agitazioni, che, auspice, Mazzini, si manifestavano, di tratto in tratto, pel conseguimento dell’indipendenza nazionale.

Nel 1859 emigrò in Piemonte, dove fu il primo ad arruolarsi nel reggimento di cavalleria “Vittorio Emanuele” allora in formazione, facente parte della brigata posta sotto il comando dell’illustre Massimo D’Azeglio, che a lui fece la più festosa accoglienza.

Dopo la guerra, riparò a Modena al principio del 1860, nel quale anno passò a Genova dove fu collaboratore dell’On. Bertani, in quel periodo di lotte ardenti e di febbrile attività che aspetta ancora dalla storia uno spassionato e imparziale giudizio.

Lasciò Genova, per prender parte a quella spedizione ideata dal conte Pianciani, nello intento d’invadere lo Stato Pontificio, che, poi, dal Golfo degli Aranci, passò a Palermo e al Faro e, sotto il comando del generale Turr, divenne la quindicesima Divisione delle forze Garibaldine.

In quel corpo egli, sino dalla sua partenza da Genova, funzionava come Intendente Generale e dava prove, sin d’allora di quelle rare capacità amministrative che dovevano poi tanto distinguerlo.

A Napoli per volere espresso del Generale Garibaldi, passò alla segreteria della dittatura, prima col Bertani, poscia col Crispi e, col cessare di quelle, si restituì a Torino, dove, immediatamente venne applicato al Ministero della Guerra, che non tardò a destinarlo alla Intendenza Generale, col grado di Tenente Colonnello.

In tale qualità, e come capo dei servizi amministrativi, si distinse assai durante la campagna dl 1866, tantoché, oltre alle molte onorificenze, di cui venne meritatamente insignito, s’ebbe gli elogi speciali dello stesso Re Umberto, allora Principe Ereditario, il quale con lettura di suo pugno gli manifestò l’alto suo soddisfacimento “…per aver diretto lodevolmente i servizi amministrativi anche durante il combattimento…”.

Nel ’70 fu il solo ufficiale che entrò in divisa entro le mura del Vaticano, incaricato dal Generale Cadorna di prendere in consegna dalle milizie del Pontefice la Piazza Militare di Roma.

Fu eletto deputato per la prima volta per il collegio di Rovigo per la XIII Legislatura e poi rieletto sei volte.

In Parlamento ebbe un posto sempre notevole e vi portò un contributo di serio lavoro, che lo rese ognor più apprezzato, anche senza smanie oratorie.

Vivendo a Roma, ove, per esser notati, occorre qualche cosa di più che a Rovigo e nella Provincia, venne sempre annoverato fra i migliori; fece quasi sempre parte di tutte le nobili iniziative di quella grande città e finalmente venne eletto Consigliere di quella Provincia.

Fin dalle prime Legislature l’On. Sani fu membro della Commissione del Bilancio, relatore del Bilancio della Guerra dei LL. PP. Stette al Ministero della Guerra come Direttore Generale dei Servizi Amministrativi dal 1876 al 1889.

Fu Sottosegretario di Stato ai Lavori Pubblici nel Ministero Giolitti nel 1892 – 1894 e per vario tempo, essendo morto il Genala, restò solo a capo dell’importante dicastero.

Esercitò anche le funzioni di Prefetto in Firenze nel 1897 – 1898.

Fu per dodici anni Presidente del Consiglio delle strade ferrate. Venne nominato Senatore il 21 novembre 1901 (per la Cat. 3) ed anche in Senato per molti anni ebbe una parte attiva ed importante, come membro di tutte le più importanti commissioni.

Pubblicò degli studi notevoli sui servizi amministrativi e logistici dell’Esercito e sulla campagna dell’Agro romano. Ricordiamo la sua conferenza tenuta molti anni fa a Rovigo dal titolo:”Tutti socialisti”. Per la nostra città si è prestato spesso. Nel periodo della inondazione del 1882 si è prestato moltissimo.

Scriveva con garbo e fu collaboratore di giornali e in tale sue qualità per vario tempo appartenne al consiglio di redazione della “Riforma”, il giornale di Francesco Crispi.

Sarebbe difficile ricordare tutte le cariche coperte dal generale Giacomo Sani che per la versatilità dell’ingegno, riusciva bene in uffici di indole disparatissima.

Era soprattutto un gran galantuomo, un uomo rigido ed intemerato. Il Generale Sani era Cavalier della Gran Croce, decorato del Gran Cordone della corona d’Italia e Grande Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Venne per la prima volta decorato della Croce di ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro per la parte avuta nel combattimento di Villafranca il 24 giugno 1866.

Aveva due medaglie di bronzo al valor Militare, la prima per i buoni servizi resi durante la campagna dell’Italia meridionale, la seconda per essersi distinto durante la campagna del 1870.

Rimasto vedovo si era ricostituito una famiglia.

Lascia la vedova Rosa Centanni ed un figlio … Era legato di parentela con le famiglie Sani di Melara e Ferrara …».

Il giorno successivo, 22 marzo 1912, La Gazzetta di Venezia, nel riportare un articolo del giornale La Nazione di Firenze che ne esaltava le doti e il percorso militare e politico, terminava con questo ritratto:

«…era d’aspetto signorile, bonario, il tratto cortese, modello di gentiluomo e galantuomo…».

Grande importanza nella vita di Giacomo Sani ebbe la madre Luisa Guitti che sin dalla prima giovinezza coltivò idee liberali tanto da distinguersi tra le più grandi cospiratrici per l’indipendenza e l’unità del Paese.

Nel 1848 causa le sconfitte, in tutto il Lombardo – Veneto iniziò un periodo di processi politici, di prigionie e fucilazioni.

Luisa Sani si trasferì a Padova: a Massa la polizia aveva cominciato a sospettare di lei dopo la fuga e l’arruolamento di Giacomo. Luisa eseguì i mandati più pericolosi e compromettenti recandosi a Trieste, Vienna, Joseftadt (località vicina a Vienna) per consegnare agli esuli e ai prigionieri messaggi e denaro: pericolose missioni in cui si poteva rischiare la vita in ogni momento. Per evitare al secondo figlio, Pietro, già laureato in farmacia, la leva militare austriaca, gli favorì la fuga vendendo ed impegnando oggetti di valore. In Piemonte anche il giovane Pietro si arruolò, come il fratello, nell’esercito ormai “italiano.

Alla sua morte, avvenuta il 18 maggio 1882, i figli trovarono una lettera datata 10 dicembre 1866 del Commissario del Re Vittorio Emanuele, in cui le venivano riconosciuti “… i servigi in favore dell’Unità…”.

Giacomo Sani nonostante avesse speso tutto se stesso per un ideale, combattuto su ogni fronte, accumulato onorificenze, e fosse divenuto Deputato e Senatore, negli ultimi anni della sua vita si era ridotto in povertà. I suoi funerali furono fatti a spese dello Stato. Eccone il resoconto dal Corriere del Polesine del 25 marzo 1912:

«Imponenti sono riusciti i funerali del concittadino Senatore Generale Giacomo Sani. Vi intervennero parecchie migliaia di persone. Massa vi partecipò tutta … Alle 9,42, proveniente da Roma, arrivò alla stazione di Sermide, incontrata dalle autorità massesi e sermidesi, la salma che proseguì subito per Massa. Sulla sponda del Po si formò un lungo interminabile corteo … insegnanti alunni delle Sc. Elementari, della R. Scuola d’Arte … la Banda cittadina … il sindaco Antonio Bresciani di Massa e poi rappresentanze della autorità Civili e Militari della Provincia e il popolo tutto …».

Nel 1925 l’Amministrazione Comunale gli dedicò una lapide commemorativa che fu posta sulla facciata del Palazzo comunale.

Nel centenario della nascita, nel 1933, fu commemorato in tutta Italia. Castelmassa lo ricordò in modo solenne. Fu edita una cartolina con la sua immagine di generale dipinta a mano, poi stampata in migliaia di copie.

Negli anni ‘60 gli fu intitolata la nuova sede della Scuola Media. Nei primi anni ‘70 nel cimitero comunale gli fu eretto un piccolo monumento in marmo: un basamento a piramide tronca sormontato da un obelisco sulla cui punta poggia una stella.

Un uomo coraggioso con forti motivazioni, un personaggio che, ai nostri giorni in cui la coscienza nazionale e civile appare appannata, resta una luminosa testimonianza per fare non solo memoria del passato, ma per riprendere il coraggio di recuperare ideali.

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Come citare questo articolo

Amina Bongiovanni. “Giacomo Sani (1833-1912)”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/giacomo-sani-1833-1912/

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