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PERSONAGGI ILLUSTRI

Vittorio Ciscato (1851-1922)

Medico, scienziato, filantropo e cittadino insigne, visse operosamente a Melara

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 86–89

Quando venticinque anni fa, nell’ottobre 1988, a Melara si intitolò una via al dottor Ciscato, più di qualcuno si pose la domanda su chi fosse, chiedendosi inoltre se era nativo del paese, ma mai nessuno ne approfondì le vicende terrene, accontentandosi di alcune scarne notizie che però bastarono al Consiglio Comunale del tempo¹. Questo vuole perciò essere un primo contributo alla sua conoscenza, essendo le ricerche ancora in corso d’opera da parte dello scrivente.

Vittorio Angelo Ciscato nacque a Velo d’Astico (VI) il 20/2/1851 da Anna Toniolo e da Giovanni Battista². I Ciscato, che tuttora sono presenti in loco, erano una famiglia dimorante nel paese vicentino da molto tempo. Il fratello di Vittorio, Antonio, più giovane di lui, fu professore ed insegnò in Sicilia ed al liceo di Fano, scrivendo fra l’altro diversi libri³.

La cultura era decisamente di casa nella famiglia Ciscato di Velo e molte sono le testimonianze in tal senso. Vittorio studiò presso il liceo ginnasio “Antonio Pigafetta” di Vicenza e nel 1867-68 ebbe il privilegio di essere scelto a leggere in lode di Ognibene Leoniceno il 17 marzo 1868⁴ con “Canzone”.

Si laureò in Medicina presso l’Università di Padova. Diresse il giornale “Sommano” di Farra vicentina per un anno dal gennaio 1881 al 1882⁵. Nel periodo vicentino compose anche Can che abbaia non morde, proverbio in un atto in versi nel 1881.

Non è dato sapere i suoi primi incarichi come medico. Giunse a Melara trentaduenne il 6 marzo 1883 proveniente da Sarcedo (VI) con la giovane moglie Amalia De Lorenzi (1865-1952)⁶.

A Melara mise radici e visse operosamente sino alla sua morte, quarant’anni dopo. Le sue non comuni doti furono apprezzate fin dai primi mesi del suo arrivo, tanto che egli ben presto fu come un “adottato melarese”, e tutti andavano fieri di poter vantare in paese un personaggio di tale levatura.

Davvero vasta era la sua cultura. Possedeva circa 4.000 volumi, alcuni rari ed antichi ed era in grado di dissertare su vari argomenti. Si dilettava anche in poesia, non disdegnando la composizione di epitaffi, scritti e sonetti matrimoniali, come quello composto per le nozze del maestro Cesare Cugola con la maestra Carolina Stancari nel 1890. Collaborò come critico a varie riviste.

Purtroppo la famiglia conobbe periodi tristi, come la perdita del figlio ventenne Giovanni Battista, morto nel 1909 a Fano dove studiava. Inoltre la figlia Anna, nata nel 1891 aveva un grave handicap e morì allo Psichiatrico di Rovigo nel 1936.

Il dott. Ciscato abitava a Melara in via Santa Croce al civico 15. Morì all’età di 71 anni l’8 aprile 1922, e gli furono riservati funerali degni di un grande personaggio, quale egli fu.

Il feretro fu accompagnato al camposanto da moltissimi cittadini. Molte le corone di fiori, molteplici attestati di amicizia e stima e quasi 200 telegrammi e biglietti di condoglianze provenienti da tutta Italia: Bergantino, Bologna, Cagli, Castelnovo Bariano, Ceneselli, Chiarano, Como, Fano, Ferrara, Ficarolo, Mantova, Marostica, Massa Superiore, Milano, Novara, Occhiobello, Ostiglia, Padova, Revere, Roma, Rovigo, Sarmego, Schio, Seriate, Spoleto, Thiene, Torino, Trecenta, Velo d’Astico, Venezia, Vicenza, ed anche da Chicago negli States.

La notizia venne data con ampio risalto sul Corriere del Polesine mercoledì 12 aprile 1922, fornendoci altre informazioni: Paese a lutto, manifesto esposto dal Commissario Regio cav. Pastorelli e funerali a spese del Comune. Il lungo corteo preceduto dai bambini delle scuole del paese si fermò in chiesa per poi andare al cimitero dove pronunciarono belle parole l’avv. Dante Tinti, il comm. Pastorelli, lo studente Guarnieri ed il dr. Gino Pastorelli che ne tracciarono un ampio profilo.

Il bene profuso da Ciscato in quarant’anni di servizio era stato considerevole e così, dopo la sua morte, sorse spontaneamente un comitato che volle fare erigere un busto bronzeo; in breve fu raccolta la somma necessaria a tale scopo. Il monumento fu ideato da Mario Umberto Soriani (1892-1980), finito nel 1923 e trovò collocazione dinanzi alla Casa di Riposo (oggi villa Borghi in via Paradello).

Il busto venne creato in gesso dal Soriani al costo di 2.000 £., poi fuso a Firenze nel settembre 1923 dalla ditta Borgianni e Carli per la somma di 787,9 £. ed infine fu completato dal piedistallo in marmo da Baraldi Antonio di Ostiglia per 1.000 £⁷. In tutto costò quindi 3.787,95 £.

Il Comitato poi decise di donare il monumento al Comune con lettera 28/10/1925; accettato e ratificato con delibera del Consiglio Comunale il 9 febbraio 1926⁸.

Purtroppo del monumento non c’è più traccia: il superbo bronzo fu tolto per fonderlo nel corso della Seconda Guerra mondiale. Nel 1957 lo si volle ripristinare ma l’enorme somma richiesta (500.000 £.) fece desistere dal recupero⁹. A testimonianza rimane solo una cartolina edita negli anni ‘70, che riproduciamo in questa pagina. Sul basamento c’era questa significativa scritta:

Orgogliosa di avere avuto medico per 40 anni il dottor Vittorio Ciscato nobilissimo ingegno che i tesori della sua scienza profonda e quelli inesauribili della sua infinita bontà, ai cittadini dischiuse, Melara Po, a perenne ricordo dell’uomo insigne e della comune riconoscenza, questo monumento eresse MCMXXVII.

Oltre agli apprezzamenti sul piano professionale e culturale, vanno ricordate le opere umanitarie che lo contraddistinsero: sostenne gli umili, i più poveri e aiutò negli studi alcuni giovani promettenti, tra cui il grande matematico Ernesto Carletti (1897-1971).

Rimane ancora da approfondire il suo apporto al primo socialismo di inizio secolo, con le amicizie coltivate con il collega trecentano Nicola Badaloni ed giovane Giacomo Matteotti, nonché l’episodio della venuta a Melara del giovane Benito Mussolini.

Questo l’epitaffio sulla sua tomba, dimenticata ed ammalorata nel cimitero di Melara:

L’altissimo multiforme ingegno alle scienze mediche in cui era profondo rivolse e della bella tradizione italica di scienziati poeti continuatore. Il pensiero di vasta cultura nutrito col soffio potente della poesia vivificò. L’anima sua buona da un pentimento d’infinita pietà per gli oppressi per gli infelici tutta pervasa tutti i suoi preziosi tesori dischiuse pago della vita operosa benefica con austera nobiltà vissuta nella pace del sepolcro non nell’oblio serenamente scese al grande amore dei suoi e l’affetto riverente dei cittadini in questa tomba lacrimata salma del dottor Vittorio Ciscato medico di Melara per 40 anni composero. N. a Velo d’Astico XX/2/MDCCCLI M.. VIII APRILE MCMXXII.

Il patrimonio culturale del medico filantropo Ciscato in parte passò alla maestra Maria Cugola, indi a Savino Chiavegatti, che ringraziamo per la concessione della foto in cui il dottore è ritratto in età giovanile.

Sarebbe auspicabile che nel futuro centenario della morte si potesse aprire un interesse verso la sua figura e, magari, prima di allora, che le autorità competenti potessero restaurare la sua tomba nel cimitero locale. Melara senz’altro glielo deve!

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Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “Vittorio Ciscato (1851-1922)”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/vittorio-ciscato-1851-1922/

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