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PERSONAGGI ILLUSTRI

Aristide Naccari (1848-1914)

A cento anni dalla morte, a Chioggia una importante mostra del pittore che raffigurò ambienti e paesaggi del Polesine

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 90–92

A cento anni dalla morte, il Museo Diocesano di Chioggia ricorda la figura di Aristide Naccari (1848-1914) che – come scriveva Pier Luigi Fantelli in un saggio pubblicato nel 1966 sulla rivista dell’Ateneo Veneto – fu “architetto, ingegnere, restauratore, grafico e pittore”. E, come pittore, fu apprezzato soprattutto per le sue vedute paesaggistiche.

Tanti sono i suoi straordinari disegni, quasi tutti raccolti in libretti di piccolo formato attualmente conservati nell’archivio diocesano di Chioggia. Una vasta produzione, in parte dedicata anche al Polesine, con scorci di Adria, Bottrighe, Rosolina e con immagini delle valli da pesca.

Sono taccuini di viaggio, sui quali l’artista chioggiotto, pervaso da uno spirito di scoperta instancabile, appunta in modo meticoloso e con grande maestria le immagini che il paesaggio, la strada, le piazze, i mercati, gli ambienti di lavoro, i mezzi di trasporto gli offrono. Semplici appunti o elaborate vedute paesaggistiche e urbane dei posti che gli erano familiari nel veneziano, nel padovano e nel rodigino, o ancora nelle località dove ebbe a trasferirsi per motivi di lavoro, partecipando però pienamente alla vita di quei centri (Melfi e Macerata), anche se il suo primario riferimento resta pur sempre la sua amata Chioggia.

Questi studi (in qualche caso appena abbozzati con segno veloce, altre volte fedeli e dettagliate rappresentazioni del reale) diventano testimonianza diretta, cronaca e documentazione puntuale dei luoghi e della gente che li abitava, quasi fossero le istantanee di un reportage. Non a caso, molti di questi disegni vennero utilizzati per illustrare ed arricchire articoli di carattere divulgativo su alcune importanti riviste dell’epoca.

Sono numerosi i fogli sui quali egli stesso aveva appuntato a margine la data e indicazioni topografiche esatte, oppure elementi che permettono di ricostruire la situazione nel momento in cui sono stati realizzati.

Sfogliando gli album, si coglie un profondo interesse per l’interpretazione del vissuto: arguto osservatore del genere umano, studia i suoi contemporanei, indaga i loro atteggiamenti e crea sulla carta le numerose figure maschili intente al lavoro o, in posa statica, avvolte negli ampi tabarri, le donne, ritratte negli abiti tipici, ai quali, da disegnatore preciso qual era, dedica grande attenzione con una accurata descrizione dei particolari.

In qualche caso gli uni e le altre sono composti in scene di genere che illustrano gli aspetti semplici della vita paesana d’un tempo. È una ricerca quasi analitica, attraverso la quale descrive minuziosamente il mondo che lo circonda, cogliendo la realtà del periodo, la verità d’ogni giorno, contribuendo a conservare e a tramandare la memoria dell’ambiente culturale del suo tempo.

Nella sua vasta produzione l’elemento naturale e l’ambiente non sono mai fine a sé stessi, essendo sempre rappresentato l’uomo o tracce della sua presenza, attraverso gli strumenti di lavoro e gli umili oggetti della realtà quotidiana, che diventano protagonisti dell’opera e testimoni della vita vissuta e della cultura popolare. Inevitabili ed evidenti i richiami alla pittura di coloro che della trasformazione figurativa veneziana erano stati i maggiori esponenti: Luigi Nono e Giacomo Favretto, che ebbe tra i compagni di studi alla regia Accademia di Belle Arti di Venezia, o Guglielmo Ciardi, traduttore sensibile e fedele del paesaggio veneto e del mondo rurale.

Come ipotizza Paolo Rizzi nel saggio pubblicato in occasione della mostra del 1988, che ben inquadra la figura di un artista dalla personalità così sfaccettata, per Naccari la pittura era una passione mantenuta nell’ambito del privato e coltivata parallelamente alla propria attività principale; non a caso nessuno dei dipinti è firmato e mai egli prese parte ad esposizioni ufficiali.

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Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “Aristide Naccari (1848-1914)”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/aristide-naccari-1848-1914/

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