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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il coro “Vangadizza”

Da trentacinque anni il coro di Bagnolo di Po è espressione di amicizia, di cultura e di socializzazione.

di Gessica Budri

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 160–161

Buon Compleanno Coro Vangadizza! Una compagine affiatata e preparata che da trentacinque anni offre all’ascolto del pubblico un vasto repertorio che attinge alla storia locale, facendosi interprete della tradizione popolare e dei sentimenti dei coristi stessi.

La storia

Tutto ebbe inizio nel 1978 quando, per stimolare ed impegnare i concittadini bagnolesi dopo la scuola o dopo il lavoro, il Maestro Ennio Casarotto e il Dottor Michelangelo Caberletti pensarono di interessare e coinvolgere giovani e meno giovani attraverso l’arte del canto.

Il Coro nacque, come spesso accade nei piccoli comuni, come “gruppo” parrocchiale; era allora parroco Don Giovanni Roncon, grande appassionato di musica; gli ambienti della Casa Canonica divennero (e sono tutt’oggi) la sede delle prove. In quest’ottica l’animazione delle Sacre Liturgie rappresentò, in un certo senso, l’esordio della neonata realtà musicale. Ma furono i coristi stessi ad indicare, subito dopo, la strada che desideravano percorrere: quella della musica non prettamente sacra bensì popolare.

Ben presto, ad animare il coro, si ritrovarono quarantatré coristi di ogni età i quali, prova dopo prova, saldarono un’autentica amicizia; il 26 Dicembre del 1979, giorno di Santo Stefano, il neo coro (al quale, poi, aderirono cantori provenienti anche dai paesi limitrofi) venne “battezzato” Coro Altopolesano Vangadizza.

Il nome nacque dalla necessità di trovare un emblema che accumunasse tutti i componenti provenienti da Ficarolo, Trecenta, Sariano, Pissatola, Canda, Bagnolo e Runzi; e quale migliore nome se non quello del più insigne monumento altopolesano, ovvero l’Abbazia della Vangadizza? Ecco dunque individuato il nome, a cui si è associata l’immagine della storica abbazia che campeggia nello stemma adottato dal coro.

La compagine canora (a voci miste) è specializzata nei generi popolari, nei canti di montagna e degli alpini; lo stesso direttore, il Maestro Ennio Casorotto, afferma: “Il coro Vangadizza canta la gente (gli alpini, il lavoro dei campi, delle fabbriche), la guerra (non per esaltarla, ma per condannarla), l’emigrazione, i rapporti umani, la fede, l’amore per la montagna, per il mare, per le nostre pianure…”

Negli anni molte persone si sono succedute, molti cantori (potremmo dire fondatori) sono ancora presenti e attivi, molti altri si sono aggiunti raccogliendo ideale testimone da chi non ha più potuto proseguire o da chi, per dirla con gli Alpini, “è andato avanti”. Inoltre, circa sette anni fa, alcuni cantori di Papozze (che appartenevano al gruppo musicale “El filò”) sono entrati a far parte del coro Vangadizza permettendo così di arricchire sia le presenze sia il repertorio.

Del “Vangadizza” fanno parte ormai tanti amici (anche di Rovigo e di altri comuni polesani) al punto che il coro stesso ha assunto, per adesioni e presenze, una veste ben più che sovracomunale.

Si sono avvicendati nel tempo diversi Presidenti (per citare alcuni nomi: Massimo Cremonesi, Gabriele Martini fino all’attuale presidente Nazzareno Ganzerla) ma sempre uno è rimasto il direttore alla guida della compagine: il Maestro Ennio Casarotto.

Il coro come veicolo di socializzazione e di cultura

I componenti del coro, in questi trentacinque anni di attività, hanno manifestato partecipazione e spirito di socializzazione, incontrandosi per le prove undici mesi l’anno, creando un sodalizio dove ognuno prende ciò che serve e dà quello che può, allo scopo di offrire e condividere, ad uno stesso tempo, la musica e il canto.

Le prove costituiscono sempre un momento di studio e di preparazione: l’intonazione, la respirazione, l’impostazione, la fusione delle varie voci, l’espressione, il colore ed il calore del canto per essere un tutt’uno con il proprio pubblico.

Quali sono le motivazioni che spingono queste persone a riunirsi, a cantare? “Si canta per distendersi e per divertirsi – spiega il maestro Casarotto – si canta per imparare a socializzare e per donare qualcosa agli altri”.

Il Trentacinquesimo anno

Spegnere trentacinque candeline è sicuramente, per una realtà musicale, motivo di grande soddisfazione. La celebrazione dell’anniversario – come afferma l’attuale presidente Nazzareno Ganzerla – non deve rappresentare un momento di autocelebrazione, ma deve diventare occasione di riflessione e costituire un punto di ripartenza: guardando alla storia passata è possibile trarre nuovo slancio per affrontare il futuro. Trentacinque anni di storia devono servire per migliorare, per crescere, per imparare anche dagli errori del passato o dai momenti difficili che una realtà amatoriale, in trentacinque anni di vita, si trova giocoforza ad attraversare. È la passione che permette di superare ogni ostacolo.

La felice ricorrenza del trentacinquesimo anniversario di fondazione è celebrata con un concerto d’intesa e in collaborazione con il Coro “Voci del Delta” a Taglio di Po; anche questa realtà corale festeggia, infatti, il trentacinquesimo anno di vita. Come non bastasse, questo “doppio compleanno” cade nell’anno in cui anche l’ASAC (Associazione per lo Sviluppo delle Attività Corali) festeggia la medesima ricorrenza (risalendo sempre al 1979 la sua fondazione).

Il Coro Vangadizza, il 10 settembre 2011, ha inciso il suo primo disco; un CD intitolato: Il Coro Vangadizza canta la vita, la gente, l’amore. Non solo un titolo ma il filo rosso che, da trentacinque anni, lega e trasforma un gruppo di cantori in un Coro.

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Come citare questo articolo

Gessica Budri. “Il coro “Vangadizza””. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-coro-vangadizza/

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