Tripudio di emozioni, di vibrazioni, di occhi luccicanti.
Il concerto finale dell’ “Ocarina delta festival” ha chiuso un evento musicale e culturale che si ricorderà in Polesine, almeno fino alla prossima edizione. Che sicuramente ci sarà, come ha annunciato pubblicamente l’assessore provinciale alle Politiche sociali Marinella Mantovani: “Noi lo rifaremo. E’ bellissimo vedere negli occhi della nostra gente la scoperta di questo strumento musicale, che è una nostra particolarità, lo abbiamo solo noi (a parte la tradizione budriese) ed è giusto che lo valorizziamo”.
Azzeccato si è rivelato il palco scelto per la serata finale del festival all’interno del complesso idrovoro di Ca’ Vendramin, sede del museo regionale della bonifica. “Siamo come dentro una grande ocarina – ha detto il sindaco di Taglio di Po, Francesco Siviero, visibilmente orgoglioso -. Con la stessa terra con cui Benvenuto Fecchio modella le sue ocarine, i nostri nonni – ha aggiunto – davano forma a queste pietre. Il suono dell’ocarina è una delle tante espressioni della nostra terra, come i prodotti tipici, le tradizioni, il paesaggio”.
Gli spettatori hanno affollato il salone del museo, in un crescendo di flash delle fotocamere in continua azione per immortalare i momenti più significativi dell’evento. Applausi continui e scroscianti hanno accompagnato l’ingresso, l’esibizione e l’uscita degli artisti.
Tra il pubblico un emozionato Benvenuto Fecchio, il costruttore di ocarine “made in Polesine”, l’unico del Veneto, tra i pochi in Italia, che ha saputo elevare ad arte, la terra che ancora coltiva come imprenditore agricolo, sposando l’idea, cara alla Coldiretti, di azienda agricola a presidio delle tradizioni.
Il concerto si è aperto coi virtuosismi sonori di respiro medievale delle “Gaggle”, settimino di ocarine toscano, che ha eseguito un vasto repertorio, dai Carmina burana alla Carmen di Bizet. Gli arpeggi ed il tamburellare sulla chitarpa (uno strumento a corde dell’Ottocento) che accompagnava gli “Ocarina ensemble” nell’esecuzione scanzonata dei classici pop melodici italiani, da Azzurro di Celentano a Volare di Modugno.
Poi la musica classica ipnotica della solista tedesca Vera Unfried su Donizetti, eseguita con ocarine multicamera e la pacata dolcezza orientale del coreano Lee Daho, cresciuto tra le ocarine della più grande ditta costruttrice del mondo, la Noble, di cui il padre è presidente.
Infine, spettacolo nello spettacolo, il “Gob” – Gruppo ocarinistico budriese, un settimino di ocarine di fama internazionale, in partenza per una tournée in Corea del sud proprio con Lee Daho. Battiti di mani a tempo del pubblico, coloriture e modulazioni, scale musicali impennate per un repertorio che va dalla musica classica alla popolare coreana, alle composizioni originali. Richiesta di bis e trionfo.
In chiusura tutti gli artisti che si sono esibiti nella tre giorni del Festival sono stati invitati sul palco per l’omaggio dell’organizzazione e le foto di rito. Degna conclusione, a notte ormai fonda, con una degustazione di dolci tipici offerti dalle aziende Coldiretti ed una splendida crostata di marmellata decorata con l’immagine dell’ocarina.
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B. T.. “L’Ocarina Delta Festival”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/locarina-delta-festival/