La convinzione – seppur recentemente attenuatasi grazie al contributo di voci autorevoli nel panorama mondiale – che il dialogo via web rappresenti uno dei sintomi più vistosi della difficoltà di mantenere contatti reali, in special modo tra i giovani, sembra più che mai vacillare difronte all’originale iniziativa che ha coinvolto lendinaresi e non solo sul più famoso dei social network.
Alla soglia del 2014 è stato creato su Facebook, un gruppo denominato “Sei di Lendinara se…” che in brevissimo tempo ha raggiunto oltre 2000 membri. In esso sono convenuti – in una sorta di salotto virtuale altrimenti inaccessibile – lendinaresi, di ogni età e tipologia, compresi coloro che in tempi differenti hanno lasciato la cittadina. Tutti costoro, con un numero incalcolabile di post, hanno contribuito ad arricchire le conoscenze su Lendinara attraverso il ricordo di persone e fatti più o meno noti (a volte impercettibili e difficilmente documentabili) divenendo, ognuno, artefice del prezioso tessuto della microstoria cittadina.
Davvero una valanga di ricordi, accompagnati da immagini, alcune più che note e storicamente predominanti, altre decisamente rare e curiose, tratte dai personali archivi, generosamente postate con il solo desiderio di testimoniare epoche e scorci di vita quotidiana, nella totale assenza di espressioni di protagonismo. E con la volontà di approdare al comune denominatore dell’appartenenza ad un luogo per il quale, effettivamente, è stato palesato un certo orgoglio.
Una fase tangibile dell’iniziativa – avviata da Laura Gasparetto – è stata immortalata dall’obbiettivo di Alvise Bassi, titolare del “Centro Foto Costato”, il quale meriterebbe un personale riconoscimento, assieme ad altri lendinaresi, quale depositario di memorie condivise, per l’impegno e la passione che hanno caratterizzato la sua attività professionale. Il 25 gennaio scorso, nello scenario di Piazza Risorgimento in una bella giornata di sole, circa trecento persone si sono avvicinate per la foto di gruppo, vincendo qualche ritrosìa e timidezza, riprese dalle elevate finestre del Municipio, a coronamento, in qualche caso, di un’estemporanea amicizia, riavvicinamento o inatteso incontro, per ritrovarsi eventualmente ed occasionalmente nella “home” del gruppo.
Volendo, ma solo per amor di sintesi, predisporre una sorta di fantasioso prospetto, si potrebbero suddividere i post in due grandi gruppi:
un primo riguardante la topografia nel quale evidenziare i luoghi artistici e religiosi, istituzionali, urbani, produttivi e commerciali presenti sul territorio o irrimediabilmente scomparsi;
il secondo pertinente a personaggi; un’operazione complessa e vagamente prolissa, ma sicuramente in grado di testare il livello di sedimentazione e di popolarità delle conoscenze su Lendinara e dintorni.
In generale e per ovvi motivi cronologici, l’epoca maggiormente indagata è stata quella degli anni ’50, ‘60 e ’70; qualche testimonianza di anni precedenti è fornita dai lendinaresi più stanziali che, per l’occasione, hanno intensificato a vantaggio del gruppo di nostalgici la loro presenza sul social network.
Gli aspetti storici
Per quanto attiene ai luoghi storici e ai beni artistici emergono innanzitutto gli edifici sacri. Il Santuario del Pilastrello, il Duomo di Santa Sofia, la Chiesa di San Biagio e dei Cappuccini, sono stati a vario titolo ricordati, assieme a monsignori e parroci dei tempi andati. Non tutti ricordano eventi particolari come la lacrimazione della “Madre dei dolori” (Madonna del Pilastrello), il primo febbraio del 1972 nel convento dei padri olivetani, per il quale giunsero visitatori da ogni regione d’Italia accompagnati da decine di corriere.
Permeati da genuini sentimenti, anche i luoghi diventano mitici: riviera Mazzini, l’arco di Castel Trivellin, l’albero di San Rocco, il Parco di San Francesco, le piazze, ogni luogo di possibile aggregazione e romantica suggestione, nonché costruzioni storiche ricche di fascino e mistero.
Palazzo Malmignati, con un’ipotetica camera delle torture, è divenuto oggetto di discussione, come pure il probabile tunnel che collegava il Palazzo con la ghiacciaia di Cà Dolfin, il pozzo dei rasoi e le sedute con i fantasmi, e altre curiosità esoteriche che circolavano tra i concittadini soprattutto nella prima metà degli anni ottanta del secolo scorso.
Edifici che non tutti ricordano con la precedente denominazione, come il “santo magazin” (ex pizzeria “Due Palme”) o locali scomparsi come la Trattoria Melloni; fabbriche famose non più in attività, tra le quali si ricorda la meno nota fabbrica dei Carri la cui area confinava con quella “del ghiaccio”, come testimonia il cronista Ennio Bellucco al quale va il plauso per la ricchezza di documentazione.
Le scuole
Molteplici i ricordi rivolti all’Istituto Santa Caterina retto dalle Suore Comboniane che, giunte nel 1933 all’Ospedale di Lendinara operarono nella Scuola Materna ed Elementare della Parrocchia di S. Biagio dal 1942. Altrettanto per la Scuola Elementare e Materna della Parrocchia di Santa Sofia che, nella stessa data, accolse le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Menzioni e riconoscimenti alle maestre della Scuola Elementare statale tra le quali Anna Zerbinato, spentasi qualche anno fa.
Ricorrenti i riferimenti a carismatiche figure di insegnanti di scuola media, ricordati per personalità e doti umane. Qualche nome, senza tralasciarne idealmente altri che in assenza di documentazione fotografica o per altri motivi possono essere sfuggiti nello scorrere la home del gruppo: Beppe Bellucco, Adriana Marsilio, Antonio Ferlin, Renzo Remondi e, infine, ma non ultimo, Lino Segantin, la cui accoglienza tra le pagine della sua rivista è sempre degna di nota. E, per restare in tema di scuola media, qualcuno porge omaggio al preside Bruno Pastorello, allegando una bella immagine.
L’indagine generale ha luogo anche nelle frazioni: vengono postate foto sulle scuole di Campomarzo e su quella di cucito di Saguedo.
Un ricordo è poi dedicato a Franco Pavan che, in un contesto domestico predisposto allo scopo, ha accolto centinaia di studenti per un valido supporto scolastico, in un’atmosfera amichevole e sovente spassosa.
I personaggi
Che dire inoltre di lendinaresi quali Gaetano Rasi, Dante Spinotti, Amelio Rigolin, Carlo Bagno, Emilio Senna, Alferedo Mordechai Rebello, che si aggiungono alla lista dei personaggi storici o di altri più legati alla quotidianità e al folklore? Il postino Cecare, Birba, Bepe Tenche, Ugo, noti per alcune caratteristiche caricaturali, altri che a queste hanno affiancato un’affettuosa dedizione per la città, suscitando simpatie a apprezzamenti come l’indimenticabile Renzo Bagatin, altri ancora, di spicco nell’ambito professionale e religioso, che si sono distinti per serietà e impegno.
Cittadini da ricordare, il cui nome è legato ad eventi sportivi, personaggi pubblici tra i quali Cesare Magon, menzionato in una recente pubblicazione dal nostro Ramis Tenan, presente a questo proposito nell’ulteriore veste di depositario di memorie, che tra i vari interventi rammenta il concerto del 1 dicembre 1984 in onore del dottor Pietro Becker.
La sanità
Parlando di pubblica sanità, si potrebbero aggiungere nomi ma soprattutto pagine di storia dell’Ospedale di Lendinara, indispensabile punto di riferimento per la cittadinanza negli anni passati. Una struttura di estrema validità, grazie anche al personale, a tutti i livelli, che vi ha prestato servizio. L’occasione è consona per ricordare la recente scomparsa di Suor Francesca La Marra (anch’essa nominata nel gruppo) che il 7 maggio del 1957 ha iniziato la sua missione durata 37 anni presso il nosocomio lendinarese.
Nel 1° anniversario della sua prematura scomparsa, una speciale menzione è destinata anche al musicista Paolo Ballarin e al geometra Stefano Capodaglio, la cui dipartita è ancor più recente, conosciutissimi e stimati lendinaresi, affettuosamente ricordati all’interno del social network, sul quale continuano freneticamente ad alternarsi foto e commenti su formazioni che hanno dato vita a memorabili eventi, sportivi, musicali, comunitari.
Le attività commerciali
Tra le attività commerciali spiccano i botteghini ormai storici a lato delle Chiese di San Biagio e di Santa Sofia, e molti altri negozi e bar dei quali si ricordano affettuosamente i titolari, entrati a far parte integrante della storia di Lendinara, alcuni con i loro buffi appellativi. Molti ricordano con autentico affetto Luigino Callegari, gestore, assieme alla moglie Alida, dell’ ACLI, accanto al Duomo di S. Sofia e Giacomino del Caffè Grande, storico locale che si accinge a spegnere, quest’anno, la 200^ candelina (vedasi a questo proposito l’articolo a suo tempo apparso a p. 26 del n. 26 di “Ventaglio 90”).
Come ricordare ognuno? Molti dei post sono relativi a documenti tratti da pubblicazioni sulla città: il “libro rosso” e il “libro blu” (così convenzionalmente denominati “Lendinara. Notizie e immagini…” e “Volti di Lendinara”), specifiche monografie su realtà locali, recensioni di Ventaglio 90 e altre, potenziando in tal modo la rete di collegamenti sul patrimonio culturale dei nostri luoghi.
Una grande quantità di reperti
L’elenco dei reperti postati su Facebook sarebbe davvero interminabile. Davvero encomiabili i ricercatori di immagini, che si sono letteralmente prodigati rispondendo a curiosità, aggiornando e rettificando notizie e citandone sempre correttamente le fonti.
Chiedo pertanto venia, se non saranno menzionati, oltre a Erio Magon e a Paolo Siro Rossi, per l’apparente primato di presenze e la grande quantità di reperti, i molti altri intervenuti. Confido per essi in un eventuale prossimo tributo in un contesto più dettagliato rispetto a questo mio personale e breve exursus, inteso principalmente ad apprezzare il gradevole clima sprigionato dall’iniziativa. Con la speranza che possa continuare a mitigare la primavera e le altre stagioni lendinaresi, anche quando o qualora, l’entusiasmo iniziale si andasse naturalmente affievolendo, lasciando comunque testimonianza dell’interessante iniziativa.
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Come citare questo articolo
Laura Viaro. “Sei di Lendinara se…”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/sei-di-lendinara-se/