Per Slow Food di Rovigo l’anno 2014 si è aperto con l’incombenza del rinnovo delle cariche dell’organo di gestione. E’ recentemente si è riunito il Comitato di Condotta eletto dall’assemblea congressuale il 7 marzo 2014 per attribuire ai componenti diverse cariche e i relativi compiti.
Con unanime consenso Paolo Giolo è stato eletto fiduciario. E’ seguita la nomina di Andrea Degrandis quale Segretario e Tesoriere, Davide Biasco quale addetto alle Comunicazioni e ai Rapporti istituzionali. Paolo Rigoni si occuperà dell’Arca del gusto e della Biodiversità, Patrizia Mantovan degli Orti di comunità, Lisa Bozzo del Tesseramento. Luisa Tolu delle Comunità del cibo, mentre Gino Ferro insieme con Leonardo Gagliardo cureranno i Rapporti con i produttori.
Slow Food di Rovigo negli ultimi tempi ha profuso il suo impegno affrontando soprattutto il tema della terra in diversi modi, tra i quali due in particolare: la prima esperienza degli “Orti in condotta” e la formula de “I venerdi della terra”. Entrambi i progetti meritano qualche riflessione.
Sugli orti in condotta non ci sarebbe molto da dire se non che in Polesine – terra di agricoltura a vocazione prevalente, se non unica – l’adozione degli orti da parte di un gruppo di Comuni e scuole elementari e medie è stata una conquista non regalata. La provincia di Rovigo (quella che ancora c’è) si estende in una Mesopotamia compresa tra i letti dei fiumi Adige e Po. Parte da Melara ed arriva fino al mare nel quale entrambi i fiumi si immettono con un percorso in terra rodigina di circa 130 chilometri.
Più di cento chilometri di terra fertile, dunque, in parte prodotta dalle esondazioni di tutte le epoche, coltivata a volte in modo estensivo a volte con prodotti territorialmente confinati. In tutto questo territorio parlare di educazione alla terra e di orti in condotta potrebbe sembrare superfluo o di facile impatto, ma non è così.
Ad oggi solo i comuni dell’Alto Polesine (Bergantino, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli e Melara) con le relative scuole hanno accettato la proposta di Patrizia, responsabile per la condotta di Rovigo, ed hanno portato avanti per il terzo anno il progetto didattico come da protocollo di Slow Food. I risultati sono stati a dir poco entusiasmanti. Gli studenti hanno infatti coinvolto genitori e parenti nel percorso didattico specifico che è stato studiato con il coinvolgimento degli insegnanti.
Sono state quindi organizzate manifestazioni pubbliche per dare evidenza ai risultati del progetto: iniziative partecipate con entusiasmo ed interesse da parte di tutti gli attori coinvolti, con una modalità che è stata stupefacente. Non fosse per le ristrettezze economiche che le pubbliche amministrazioni vivono in questo momento non ci sarebbe nessuna incertezza circa la continuazione per un altro triennio del progetto, ma i tempi non sono facili. In ogni caso, si sta cercando di capire quali fonti alternative possono essere individuate per permettere il proseguimento del progetto che così tanto successo ha riscosso.
Il WWF locale, forse anche sulla scia di questi risultati, con la collaborazione di Slow Food, ha recentemente promosso un corso di coltivazione dell’orto finalizzato ad assegnare a gruppi di cittadini di Rovigo e di Adria alcuni orti comunali messi a disposizione dalle rispettive amministrazioni. Ad ulteriore conferma di questo bisogno di “didattica dell’orto” e di avvicinamento della gente al tema della coltivazione e della stagionalità si è inoltre assistito all’attivazione di un altro orto didattico nella località di Lusia, in cui un privato, ancora non raggiunto da Slow Food, ha avviato singolarmente un progetto simile, che probabilmente confluirà in uno dei progetti dell’Associazione.
Con lo stesso spirito di conoscenza del territorio sono state organizzate tra febbraio e marzo tre serate di seguito che – con il nome de “I venerdi della terra” – hanno visto una serie di produttori del territorio presentare e far conoscere il loro prodotti, ma soprattutto il loro mestiere. Sono intervenuti
il pastore Ivo Tavaroli che ha illustrato l’antica transumanza nel Polesine e poi Valentino Rossin, un allevatore di api che ha con le stesse un rapporto quasi umano, Roberto Bianchini, un panificatore che ha lasciato una professionalità industriale per recuperare la sapienza del pane cotto nel forno a legna. Ed ancora Vittorio Comini e Giancarlo Stecca, due distinti coltivatori di vitigni autoctoni destinati alla scomparsa e recuperati per pura passione ed infine il padrone di casa, la famiglia Gagliardo, maiscoltori attivi ed appassionati nel mantenere e custodire la produzione di cereali biologici e del presidio mais bianco perla in particolare. E tutti hanno dimostrato con i fatti la bontà del loro impegno, permettendo ai convenuti (associati e non) di assaggiare e degustare i prodotti delle loro fatiche.
L’ambientazione delle serate è stata presso il socio Gagliardo che con la moglie Silvia ha messo a disposizione una bellissima location rappresentata dalla sua azienda agricola (Le Barbarighe). Sono state opportunità di conoscenza, di incontro, di condivisione di passioni e di esperienze, di sperimentazione e di approfondimento. Da ripetere con assoluta certezza.
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Come citare questo articolo
Davide Biasco. “Slow Food e la terra”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/slow-food-e-la-terra/