Le spoglie di una dama sconosciuta, vissuta 1500 anni fa, vengono rinvenute il 2 settembre 1991, a Chiunsano, nel territorio rivierasco del Po tra Gaiba e Ficarolo, nell’ultimo giorno della quarta campagna archeologica condotta da Hermann Büsing dell’Università della Ruhr a Bochum.
Lo scheletro, deposto su quella che al tempo era la massicciata romana, risale all’epoca delle invasioni barbariche. E’ databile intorno al 500 d. C. ed è stato rinvenuto intatto, affiancato da un ricco corredo funerario – costituito da elementi d’argento – che oggi è esposto nella sezione medioevale del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo.
Dai successivi studi si scoprirà l’origine ostrogota del ritrovamento.
Ma chi era quella dama sepolta con ornamenti tanto particolari e preziosi? Dove stava andando? Da chi stava scappando?
Partendo dalla scoperta archeologica, e dagli approfondimenti storici dell’epoca antica, Sondra Coizzi, insegnante originaria di Gaiba che negli anni delle campagne di ricerca, gettava il proprio sguardo curioso sugli scavi, tesse le trame del suo romanzo, “La dama di Chiunsano”, Alberto Brigo Editore. Chiama la protagonista Amalia, e colma le lacune storiche ed archeologiche con la fantasia.
“Il periodo storico in cui visse Amalia, è affascinante, caratterizzato da mutamenti veloci, talvolta poco chiari, liquidati in poche pagine nei libri di storia e poco approfonditi – spiega l’autrice -. E’ il periodo in cui i Franchi di Clodoveo occupavano Gallia e Germania, terra dove, al sud, erano presenti gli Alemanni”.
E’ proprio da questo dato oggettivo che Coizzi parte per scrivere la storia della Dama, che “nel proprio corredo funebre portava due gioielli Alemanni: un’armilla al braccio e un ago crinale nei capelli. Gli Alemanni per indole erano poco disposti a sottomettersi a Clodoveo; così chiedono aiuto a Teodorico, l’allora Re d’Italia il cui amore segreto e travagliato era proprio Amalia”.
La Dama, che porta gioielli Alemanni nella propria tomba, “proveniva dalla Germania, stava per raggiungere, a Ravenna, il suo amante, Clodoveo, ma qualcosa, durante il percorso l’ha fermata, o qualcuno l’ha tradita”.
La Dama dimostra di essere stata un personaggio di valore, di prestigio che durante la propria esistenza era temuta, stimata, venerata. E’ stata infatti rinvenuta adagiata nella tomba con grazia e rispetto, mantenendo così la propria dignità, senza essere separata dai propri gioielli.
“La dama di Chiunsano” è un romanzo in cui si intrecciano le vicende storiche dell’epoca, l’amore (immaginato) e gli interessi economici e politici del tempo, in un continuo conflitto tra ragioni di cuore e ragion di stato. Ma il romanzo non parla soltanto di una storia d’amore, odio e violenza. Ci sono riferimenti ai villaggi di origine romana di Ficarolo e Gaiba e alla nascita di Rovigo, “fondata da un ostrogoto in periodo altomedioevale, che attribuisce alla città il proprio nome” precisa Coizzi.
Alla fine del volume è riportato un apparato enciclopedico che indica i nomi usati per indicare sovrani e territori, usati nella narrazione con il nome che portavano al tempo dello svolgimento dei fatti, non quello attuale, che spesso non è lo stesso.
“La dama di Chiunsano è un’eroina moderna, di certo non una donna romantica – conclude l’autrice -. Un personaggio femminile di certo non succube in nome dell’amore, ma capace di scelte drastiche, razionali, di uccidere pur di non essere uccisa. Dalle sventure impara a uscirne vittoriosa, a vedere nella cattiva sorte sempre il bicchiere mezzo pieno”.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “La Dama di Chiunsano”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-dama-di-chiunsano/