Se pur marginalmente, rispetto ai danni registrati in Emilia-Romagna e Lombardia, anche l’Alto Polesine di Rovigo ha dovuto fare i conti con il sisma del 2012, che ha danneggiato principalmente gli edifici storici, tra i quali, in primis, le Chiese ed i campanili. Tra i centri maggiormente colpiti va annoverato Ficarolo, dove i danni al Complesso parrocchiale di San Antonino Martire, hanno tenuto sotto scacco il centro storico a causa della delimitazione di una “zona rossa” che, fisicamente, ha diviso il comune in due parti.
20-21 Maggio 2012. La cronistoria del complesso lavoro di ripristino deve necessariamente partire dal giorno successivo alla scossa del 20 maggio 2012, allorché, su segnalazione immediata della Direzione Regionale per i Beni Culturali, i Funzionari della Soprintendenza di Verona giunsero in paese per organizzare l’impegnativo intervento di messa in sicurezza della cella e della cuspide della torre campanaria, seriamente lesionate. La collaborazione, d’intesa con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, coordinati dal Nucleo Coordinamento opere Provvisionali di Bologna, si è profusa in una velocissima organizzazione del cantiere, impiantato nell’arco delle 24 ore successive.
La seconda scossa e i lavori di messa in sicurezza
La seconda scossa si è verificata il 29 maggio. Proprio in quella giornata gli uomini del gruppo S.A.F. (Speleo Alpino Fluviale) dei Vigili del Fuoco del Veneto, grazie all’ausilio di un’imponente gru con uno sbraccio fino a cento metri, stavano operando in quota e avevano già rimosso le cinque campane dalla cella campanaria, alleggerendo in maniera precauzionale le strutture dal loro peso di quasi cinquanta tonnellate. La paura per loro è stata immane e solamente la prontezza dell’operatore della gru, che ha avvertito da terra le prime avvisaglie delle onde sismiche in arrivo, li ha prontamente “staccati” dall’edificio evitando così il peggio.
I lavori sono proseguiti per circa un mese, poi l’opera si è spostata sulla Parrocchiale in quanto la sua incidenza edificatoria sulla viabilità primaria del paese ha fatto in modo che l’intervento potesse essere condotto ancora dai Vigili del Fuoco, a salvaguardia della pubblica incolumità degli abitanti. Alla fine di luglio 2012 tutte le opere provvisionali svolgevano il loro compito, potendo in tale modo riaprire parzialmente la viabilità e facendo così respirare il centro rivierasco.
I lavori di consolidamento e restauro
Gli interventi di consolidamento statico, miglioramento sismico e restauro alla Chiesa sono invece partiti dopo l’estate con il primo stralcio funzionale, utilizzando finanziamenti già erogati in precedenza dalla C.E.I. e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di PD e RO per il restauro degli ambienti interni. L’ambito di intervento viene individuato sulle strutture di copertura del Presbiterio e del Catino Absidale, interessate da crolli diffusi dei cornicioni, con l’inevitabile percolamento all’interno delle acque meteoriche nei punti di sfondamento del manto.
Vista la copertura economica, si affronta subito il secondo stralcio funzionale per la sistemazione dell’attigua “Sala dei Confratelli”, al fine di ridare alla comunità cattolica praticante un luogo confortevole dove celebrare la Santa Messa fino a quel momento officiata nel ricreatorio parrocchiale.
Con la Pasqua del 2013 le prime opere sono state concluse, potendo perciò riaprire ulteriormente un altro tratto di viabilità. Lo sblocco successivo dei finanziamenti europei ha accelerato i tempi per il completamento dei progetti complessivi, accantierati entro la fine dell’estate e conclusisi, pena la perdita del contributo, entro il Natale.
Per la Chiesa parrocchiale il 2014 si apre così sotto il miglior auspicio di una sua imminente riapertura definitiva, avendo completato tutti gli interventi necessari e indispensabili al ripristino delle condizioni statiche pre-sisma, migliorate inequivocabilmente nelle strutture di copertura, di facciata e delle volte interne in mattoni di laterizio.
Il mese di marzo è stato decisivo per la definizione dell’ultimo tassello mancante: l’inizio delle opere di restauro interno, reso possibile grazie ad un cospicuo lascito alla Parrocchia da parte dei coniugi ficarolesi Tranquillo e Mariuccia Ravagnani.
Le analisi di laboratorio propedeutiche alla progettazione, effettuate su campioni di intonaco, hanno messo in evidenza quanto già affermato dal Prof. Francesco Amendolagine nel suo compendio “Ultimi intrecci tardo barocchi: architettura e decorazione a stucco forte nel Duomo di Ficarolo”1: una caratterizzazione cromatica degli elementi decorativi parietali e a stucco in aggetto con tonalità “chiare di gusto settecentesco sottostanti alle ridipinture ottocentesche e novecentesche che ne hanno abbassato notevolmente la luminosità diffusa tipica delle chiese tardo barocche”. La progettazione si è perciò trovata ad un bivio essenziale: riportare gli ambienti interni a una vestigia iniziale, concepita e messa in opera dall’Architetto ferrarese Gaetano Barbieri (1711-1797), o avvicinare le decorazioni novecentesche discretamente conservate, per intensità dei colori presenti sulle superfici prive di elementi fitomorfi, ad una concezione di luce tardo barocca.
La conservazione del ciclo pittorico
La logica ha preso il sopravvento sul sentimento di Architetto, facendo impostare il progetto al mero restauro conservativo delle opere pittoriche realizzate dal pittore, decoratore e grafico bolognese Antonio Maria Nardi (1897 – 1973), presente a Ficarolo nel 1940 dove ha lasciato una delle opere più significative della sua ampia produzione polesana in concomitanza dell’episcopato di Mons. Guido Maria Mazzocco vescovo di Adria – Rovigo dal 1934 al 1968.
Seppur, come affermato, le decorazioni si trovassero nell’insieme in un discreto stato di conservazione, nel presbiterio e nel coro si sono riscontrate criticità dovute al sisma, come la perdita di arellato decorato, causa la caduta dall’alto di mattoni dal tetto, o all’incuria del tempo, come l’esfoliazione e lo scoppio dell’intonaco a calce negli strati bassi delle murature, con la conseguente perdita irreversibile delle decorazioni, causa la forte umidità di risalita e la presenza di sali idroscopici in soluzione nelle stesse.
Cinque mesi intensi di lavoro – da parte delle restauratrici e dei pittori della ditta Ghiotti di Trecenta – durante i quali si sono realizzate opere di consolidamento degli strati pittorici interessati da rigonfiamenti per presenza di umidità legata alle infiltrazioni di acqua dal tetto, pulizia, integrazione pittorica e ricostruzione delle decorazioni perdute. Quest’ultimo passaggio è stato possibile, senza peccare di interpretazioni personali, grazie all’uso degli spolveri originali del Nardi conservati in parrocchia, con i quali si è potuta ricostruire perfettamente la decorazione delle paraste del presbiterio assente da molti anni. Una velatura a base di latte di calce, opportunamente pigmentato con terre naturali, ha poi completato il lavoro di restauro di tutte le superfici neutre non interessate da decori, cercando di alleggerire alcune tonalità scure e incongrue presenti, omogeneizzandole alle tonalità predominanti dell’architettura.
Un complesso intervento di restauro, difficile da riassumere in poche e brevi righe, ma sicuramente palpabile ed immediato nella visita della chiesa, che suscita un’intensa emozione e una totale partecipazione sul piano estetico e affettivo.
La conclusione dei lavori e la festa della comunità
Le forme, le dimensioni, le linee curve degli elementi aggettanti, le decorazioni a stucco forte delle statue dei Fratelli Turchi, le pitture del Nardi, i marmi policromi degli altari, le laccature degli elementi lignei, tutti insieme oggi convivono in armonia senza che nessun elemento prevalga esteticamente sull’altro, ma anzi valorizzandosi, elevandosi a vicenda e fortificando quella “impetuosità di concezione barocca” di San Antonino Martire.
Contestualmente all’avanzamento spedito dei lavori sul campanile, iniziati all’inizio dell’estate, sabato 6 settembre 2014 – alla presenza di sua Eccellenza Mons. Vescovo Lucio Soravito De Franceschi e di numerosi Cavalieri e Dame della Sezione del Veneto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che per l’eccezionalità dell’evento hanno ritenuto di partecipare in modo solenne alla cerimonia inaugurale – si è riaperta alla Comunità Altopolesana la Chiesa, chiusa ed inagibile dai giorni del sisma del 2012.
Il 21 dicembre 2014 si è concluso definitivamente, con il suono delle campane a festa, il capitolo sisma per la Comunità religiosa ficarolese. Ma questa è un’altra storia.
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Come citare questo articolo
Massimiliano Furini. “Sant’Antonino di Ficarolo”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/santantonino-di-ficarolo/