A distanza di un anno non si spegne l’eco del memorabile evento che lo scorso 29 giugno 2014 ha coinvolto la comunità di S. Pietro Polesine: “La grande rimpatriata dei San-pietresi nel mondo”.
L’iniziativa promossa via internet, grazie a Face Book, da Bruno Masini (ora residente a Rovigo), Lucia Fioravanti (ora a Bologna) e Leonardo Silvestri del luogo, è nata dal desiderio di ritrovarsi, di fare il punto dopo anni di assenza dal paesello natìo. Davvero sorprendenti e ben oltre le aspettative sono risultati i consensi alla riunione dei Sanpietresi indetta nel giorno della festa patronale.
All’ora convenuta il piccolo parco, caratterizzato dal monumento ai caduti, via via si popolava di Sanpietresi con relative famiglie. I giovanissimi, figli o nipoti, trovavano subito un piacevole modo di trastullarsi salendo sui cavalli messi a disposizione per l’occasione dalla Fattoria Impero. Sembrava una scena d’altri tempi, quando ogni ricorrenza rappresentava per i paesani l’occasione per riempire la piazza sterrata, la chiesa, il teatro, il campo sportivo. Ci si ritrovava tutti, senza distinzione d’età, godendo spontaneamente dei momenti di festa senza che vi fossero particolari attrattive.
E così è stato anche lo scorso 29 giugno.
Tutti insieme, presso la sala civica locale, dove è stata ripercorsa la storia del nostro paese. Una storia in realtà sconosciuta ai più, perché sono partiti in giovane età, quando i pensieri erano rivolti a risolvere problemi più contingenti.
Dopo il saluto di benvenuto del sindaco Massimo Biancardi, Isora Mazzoni e Giuseppe Zenezini, encomiabili volontari impegnati nel riordino del nostro archivio e del museo archeologico, hanno raccontato, attraverso i documenti ritrovati ed esposti in ordine cronologico, le vicende del paese adagiato tra il Tartaro e il Po.
Con le bonifiche dei Signori Bentivoglio nel 1611/18 incomincia una vera e propria fioritura economica e sociale della zona prima acquitrinosa e malsana.
Le proprietà terriere, con tanto di case padronali, sorgono decentrate: nascono così varie corti rurali: l’Aquila, Livellazzo, Motta, Trabucca, Bosco, Marola per citarne alcune. Al di qua e al di là del Cavo Bentivoglio si costruiscono le casupole dei contadini.
Già nel 1676 San Pietro in Valle (poi denominata San Pietro Polesine) conta 720 abitanti. L’oratorio di Marola, dedicato a San Francesco, di proprietà dei Bentivoglio, rappresenta il luogo di culto e di aggregazione domenicale. Ben presto si manifesta però insufficiente per la crescente popolazione e bisognoso di restauro. Nasce pertanto l’esigenza di dare vita ad una propria parrocchia indipendente da Massa Superiore con una propria chiesa, e proprio parroco.
È il conte Pietro Nappi, il maggior possidente della zona, ad assumersi l’onore e l’onere di far costruire l’attuale chiesa, di esercitare tutto il suo potere economico e politico per ottenere la separazione da Massa Superiore con la creazione della parrocchia indipendente di San Pietro in Valle.
La chiesa, su progetto e fabbrica dell’architetto ferrarese Angelo Santini, è costruita tra il 1751/59.
Seguendo i documenti, scopriamo la lenta nascita dei servizi, come una ghiacciaia, la farmacia, il traghetto sul Tartaro, la fiera di bestiame e merci, la pesa pubblica, le locande sanitarie per fronteggiare la persistente pellagra, la casa del Medico, il progetto della linea ferroviaria Legnago-Castelmassa (progetto purtroppo mai realizzato che avrebbe assicurato un sicuro sviluppo al paese!), la posta di cui si conserva ancora il timbro, il teatro, la scuola materna nel 1961.
Si è trattato di un viaggio appassionato, che ha contribuito a rafforzare il senso di appartenenza al paese natale. Ed è stata una vera sorpresa, nel corso del raduno, scoprire che qualcuno ha espresso questo sentimento di attaccamento al paese in versi, come hanno fatto Severino Bortolani e Giuseppe Fioravanti, oppure in prosa come Paolo Lezziero.
Severino ha titolato una sua poesia “IL PO”, sentito come incombente amico-nemico, muto custode di memorie piacevoli o tragiche, oppure indifferente agli eventi della collettività.
L’esigenza di dare nuovi sbocchi, opportunità diverse alla propria esistenza ha indotto tanti a partire, ma il cuore è rimasto qui come testimonia la toccante poesia di Giuseppe Fioravanti “NUEMBAR”, pervasa da un sentimento intenso e pregnante, col cuore rivolto al ritorno al paese natale e pensieri espressi nel dialetto di casa. Forte il desiderio di ritrovare e respirare le atmosfere dei luoghi dell’infanzia e della gioventù. Si rincorrono i ricordi di un passato, che riaffiorano incontrollati ad ogni passo.
Paolo Lezziero di Cinisello Balsamo, ci ha proiettati agli albori della giovinezza, quando giungeva a trascorrere le vacanze presso parenti in questo sperduto paese di gente semplice, curva sul lavoro dei campi, eppur viva e ricca interiormente. Nel suo romanzo “GLI ANNI IN SALITA”, (Ed. La vita felice 2006), trasudano irrefrenabili quegli anni attraverso anche i mirabili ritratti di Renzo e Goste, comuni amici di tanti paesani, così diversi tra loro ma accomunati dalla esuberante curiosità per la vita, dai sogni segreti, dalle molteplici aspirazioni, dalla voglia di andare, di realizzarsi altrove.
Sull’onda di intense emozioni siamo poi approdati al Museo Civico Archeologico di Castelnovo Bariano dove Romana Galli, amorevole collezionista e custode appassionata delle memorie paesane, ha allestito per noi una mostra fotografica dagli anni ‘40 ad oggi in cui ci siamo tuffati.
Ecco i nostar pret, i nostar dutor, le nostre maestre, i cumpagn da scola, le feste ad carnual e in teatar, le scuadre dal balon…
È tutto un rincorrersi di ricordi, ormai come un fiume in piena, di sorrisi, di risate, di occhi lucidi.
Era ormai suonata l’una quando ci siamo avviati verso il campo sportivo a gustare, sotto un padiglione, il risotto, una grigliata di carne e un buon bicchiere di vino serviti dagli attuali ragazzi de “la tana dei birichin”. I dialoghi comunque sono continuati ininterrotti fino ai saluti finali e ad uno spontaneo corale arrivederci al prossimo anno. Soddisfatti per l’ottima riuscita di questa prima rimpatriata.
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Come citare questo articolo
Nora Vignoli. “La grande rimpatriata”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-grande-rimpatriata/